Uno scudo artificiale di aerosol per bloccare il global warming

Il Giornale Online
Potrebbe essere uno strumento da affiancare al taglio delle emissioni, comunque necessario. Ma prima è necessaria una cauta e accurata sperimentazione

E' necessario sviluppare ricerche sulla possibile “geo-ingegnerizzazione” del pianeta per poter limitare, all'occorrenza, i rischi di un riscaldamento globale rapido. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori dell'Università di Calgary, dell'Università della California a Davis, del Michigan e della Carnegie Mellon University, che in un articolo pubblicato su “Nature” http://www.nature.com/nature/journal/v463/n7280/full/463426a.html sostengono la necessità della creazione di una collaborazione internazionale che eviti sperimentazioni unilaterali da parte di singole nazioni e identifichi le tecnologia con minor rischio.

“La gestione della radiazione solare che può difenderci dall'impatto di un rapido e drammatico cambiamento climatico. I rischi di non condurre ricerche in proposito superao i rischi del condurle”, ha detto David Keith, primo firmatario dell'articolo.

La gestione della radiazione solare (SRM, solar-radiation management) prevedrebbe il rilascio nell'alta atmosfera di migliaia di tonnellate di particelle di aerosol capaci di riflettere la luce e ridurre quindi l'assorbimento di energia da parte della Terra. In alternativa si potrebbero si potrebbero rilasciare microparticelle di sale marino, in modo da favorire la formazione di basse nubi che anch'esse rifletterebbero la luce solare.

La SRM non dovrebbe sostituirsi alle iniziative per la riduzione dei gas serra, specifica Keith, piuttosto “dobbiamo sviluppare la capacità di una SRM che sia di complemento ai tagli alle emissioni, così da gestire i rischi ambientali e politici connessi”.
Gli autori propongono che i governi varino un programma di ricerca internazionale per valutare rischi e benefici, dotato di un budget che da oggi al 2020 dovrebbe passare da un finanziamento di 10 milioni di dollari a uno di un miliardo di dollari. In parallelo dovrebbero essere stabilite norme internazionali per la gestione della SRM.

Le stime mostrano che la SRM potrebbe contrastare l'aumento delle temperature previste per questo secolo con un costo cento volte inferiore a quello legato al taglio delle emissioni, prosegue Keith. “Ma questo prezzo ridotto aumenta il rischio che singoli gruppi agiscano da soli.”
La SRM raffredderebbe il pianeta rapidamente, contro i decenni che richiesti dal taglio dei gas serra, considerata la loro lenta decomposizione. Con la sua emissione di composti di zolfo in atmosfera, l'eruzione del Pinatubo nel 1991, ricordano i ricercatori, raffreddò il pianeta di 0,5 °C in meno di un anno.

Una SRM comporterebbe comunque dei rischi, proseguono i ricercatori. Sul pianeta potrebbero esserci meno precipitazioni e una minor evaporazione, e i monsoni potrebbero indebolirsi. Alcune aree potrebbero essere più protette dai cambiamenti climatici e di altre, creando “vincitori e vinti” su scala locale.
“Se il mondo si orientasse solo sulla SRM per limitare il riscaldamento globale, questi problemi alla fine porrebbero dei rischi altrettanto gravi delle emissioni non controllate”, avvertono gli studiosi.

Solo dei test sul campo possono permettere di identificare le tecnologie migliori e i potenziali rischi e per questo sarebbe necessario eseguire sperimentazioni accuratamente controllate che prevedano il rilascio di tonnellate – e non di megatonnellate – di aerosol in stratosfera e la formazione di nubi basse.
Se la SRM di mostrasse di essere inefficace o di porre rischi inaccettabili, sapremmo subito che si tratta di una opzione non accettabile, concludono gli autori; ma se fosse efficace, disporremmo di un'ulteriore utile strumento per limitare i danni climatici.

Fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Uno_scudo_artificiale_di_aerosol_per_bloccare_il_global_worming/1341917
Vedi: http://arstechnica.com/science/news/2010/01/copper-complex-found-to-combine-with-carbon-dioxide.ars http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15488650 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17086897?itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum&ordinalpos=12 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16308486?itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum&ordinalpos=18 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16240488?itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_RVDocSum&ordinalpos=20

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Richard