Non c´è pace senza risorse naturali

Il Giornale Online

Secondo il rapporto “From Conflict to Peacebuilding – The Role of Natural Resources and the Environment” del Programma Onu per l´ambiente (Unep) «Più del 40% dei conflitti interni sono legati alle risorse naturali. L´ambiente e le risorse naturali devono essere fatti oggetto di un´attenzione crescente nel processo di consolidamento della pace per evitare che i conflitti interni non perdurino o si estendano».

Dai dati del rapporto risulta chiaramente che i conflitti legati alle risorse naturali hanno statisticamente due volte di più la possibilità di riscoppiare nei 5 anni seguenti ad un accordo di pace, però l´ambiente e le risorse naturali non vengono tenuti di conto se non nel 25% degli accordi di pace che regolano conflitti legati chiaramente al possesso o alla penuria di risorse naturali.

Il rapporto, che inaugura una nuova serie di pubblicazioni dell´Unep, è stato redatto dall´Expert advisory group on environment, conflict and peacebuilding fondato dal Programma dell´Onu nel 2008, composto da esperti di tutto il mondo, Ong e istituzioni della ricerca che si occupano di ambiente e conflitti armati. «Un ruolo più importante per l´ambiente nella pianificazione post-conflitto, così come una maggiore capacità di allerta precoce sono richiesi per rispondere ai rischi ambientali e per sfruttare meglio le opportunità – spiega “From Conflict to Peacebuilding” – Questo include una migliore integrazione delle questioni ambientali nelle attività di consolidamento della pace intraprese dal sistema dell´Onu, così come un utilizzo più attento delle risorse naturali per il ristabilimento dell´economia e dei servizi essenziali e per la creazione di mezzi di sussistenza sostenibili nei Paesi in fase di post-conflitto».

Il rapporto esce proprio nel momento in cui nel Medio Oriente è stata decretata l´ennesima fragile pasce nella Striscia di Gaza, e quando la guerra continua a fare strage nel Darfur, nella Repubblica democratica del Congo e in Afghanistan. Leggendo il rapporto ed i suoi 14 “casi di studio”, è impressionante vedere come le risorse naturali siano alla base di conflitti che invece ci vengono presentati come battaglie contro il terrorismo, guerre etnico-religiose, inesplicabili conflitti tribali., ma ancora più impressionante è un anonimo specchietto riepilogativo di 18 recenti guerre civili o conflitti interni e il loro collegamento alle risorse naturali.

Afghanistan (1978 – 2001) pietre preziose, legname, oppio; Angola 1(975 – 2002) (petrolio e diamanti); Cambogia (1978 – 1997) legname, pietre preziose; Colombia (1884 – oggi ) coca, smeraldi, petrolio, oro; Congo (petrolio); Costa d´Avorio (2002 – 2007), diamanti, cacao, cotone; Indonesia – Aceh (1975 – 2006) legname, gas; Indonesia – Papua occidentale (1969 – oggi) rame, oro, legname; Liberia (1989 – 2003) diamanti, ferro, legname, olio di palma, cacao, caffè, gomma, oro; Myanmar (1949 – oggi) legname, stagno, pietre preziose, oppio; Nepal (1996 – 2007) pianta medicinale Yarsa gumba; Papua Nuova Guinea – Bouganville (1989 -1998) rame, oro; Perù (1980 – 1995) coca; Repubblica democratica del Congo (1996-1998, 1998-2003, 2003-2008) stagno, caoltan, rame, , cobalto, diamanti, oro, legname; Senegal – Casamance (1982 – 0ggi) legname, acagiù (mogano anacardio; Sierra Leone (1991 – 2000) diamanti, cacao, caffè; Somalia (1991 – oggi) pesce, carbone; Sudan – Sud Sudan (1983 – 2005) petrolio.

Attraverso una quindicina di diverse valutazioni ambientali post-conflitto, l´Unep ha definito gli effetti (spesso devastanti) delle guerre civili e/o interne sull´ambiente, documentando estesi danni ambientali in tutto il mondo dopo il 1999, ma sottolinea che «le conseguenze indirette sui mezzi di sopravvivenza delle popolazioni vittime dei conflitti ed i danni inflitti alla capacità delle istituzioni governative sono ugualmente dei problemi essenziali».

Il cessate il fuoco, la firma della tregua, spesso non bastano. Le risorse naturali sono come una potente calamita che contribuisce ad attirare i belligeranti e a far riprendere il conflitto, finanziando allo stesso tempo insurrezioni prolungate. Non meno di 18 guerre civili e conflitti “interni” con partecipazione di altri Paesi e di mercenari sono scoppiati o proseguiti dopo il 1990.

«Nella misura in cui cresce la popolazione mondiale e nella misura in cui cresce la domanda – spiega il rapporto Unep – è probabile che i conflitti legati alle risorse naturali si intensifichino nei decenni a venire. Dei nuovi conflitti potrebbero ugualmente essere generati dalle possibili conseguenze dei cambiamenti climatici, per esempio per l´accesso all´acqua e la sicurezza alimentare».

L´ambiente non è solo un “rischio”, rappresenta anche una grande possibilità di consolidare ed estendere la pace. L´Unep cita alcuni punti centrali per legare insieme pace e risorse ambientali: creazione di mezzi di sussistenza sostenibili, dialogo e costruzione della fiducia, buona gestione delle risorse naturali nel ripristino delle attività economiche nella fase post-conflitto. «Offrendo una piattaforma di cooperazione, dei bisogni e degli obiettivi ambientali comuni possono costituire un importante impulso per la pace».

A questo primo rapporto Unep ne farà seguito nel 2010 uno ancora più corposo (finanziato dalla Finlandia) che riguarderà 60 casi di studio sulle buone pratiche riguardanti la gestione delle risorse naturali per il consolidamento della pace. Inoltre Unep, Commissione europea, Programma Onu per lo sviluppo, Programme Onu-Habitat ed i dipartimenti Affari politici, Affari economici e sociali e l´Ufficio sostegno e consolidamento della pace dell´Onu, stanno lavorando insieme alla realizzazione di materiali di “accompagnamento e formazione” per rispondere meglio, direttamente nei luoghi di guerra, ai conflitti legati alle risorse naturali.

Rapporto completo in inglese http://postconflict.unep.ch/publications/pcdmb_policy_01.pdf

Fonte http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=18144


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