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di Umberto De PalmaL’antropologia, normalmente (in molti corsi universitari, almeno in Italia) è divisa o comunque fa riferimento a tre dimensioni fondamentali, costitutive della persona umana. Queste tre dimensioni sono la corporeità, la razionalità e la spiritualità. Nel contesto accademico l’aspetto spirituale è spesso associato alla dimensione emotiva, se non proprio alle emozioni perfettamente intese come moti dell’anima (in realtà, come potremo vedere più avanti , volendo indicare la capacità spirituale per eccellenza sarebbe più corretto far riferimento alla libera capacità di volere, anziché riferirci direttamente alla dimensione emotiva). Mentre, per quanto riguarda la razionalità, essa è fatta equivalere al pensiero, la logica, il calcolo, la comparazione. Invece, la corporeità o fisicità rappresenta l’aspetto materiale così com’è analizzabile e analizzato ad esempio dalla biologia.
CORPO sensazione (estetica)
MENTE pensiero (razionalità)
ANIMA volontà (spiritualità)
Un altro problema importante da tenere presente a proposito delle tre dimensioni fondamentali è il fatto che queste si riferiscono ad un ente che in fin dei conti è unitario, un organismo, una persona. Sorge a questo punto la necessità di comporre le tre dimensioni costitutive in quella che dovrebbe rappresentare la struttura umana, per l’appunto, unitaria. Si potrebbe raffigurare, ad esempio, l’unità della persona umana come un cerchio. Questo è forse il modo migliore. Il problema è che non possiamo aggiungere nient’altro, è quasi una tautologia nel momento in cui, di fatto, non ci dice nulla a proposito del dove o come inizi una dimensione e finisca l’altra. Dunque, dal punto di vista razionale, per quanto riguarda un discorso che possa com-porsi , anziché solo ‘porsi’ (si pensi al cerchio quale raffigurazione assoluta o finale di un’unità contenente di per sé tutte le dimensioni della persona umana ma che nulla dice a proposito di come tale composizione sia strutturata o strutturabile), potremmo pensare ad un triangolo, rappresentando così sia il concetto di unità data dal poligono che quello di composizione a proposito delle tre dimensioni fondamentali quali lati del triangolo stesso.

A proposito di tale visione più lineare o “ragionabile” (triangolo) più che “intuibile” (cerchio), possiamo individuare idealmente il lato della dimensione fisica, il lato della dimensione del pensiero o razionalità, ed il lato della dimensione spirituale. Volendo portare avanti il discorso e, allo stesso tempo, ancorarlo a riferimenti il più possibile solidi, a proposito della natura umana abbiamo quindi un individuo (corpo fisico) capace di intendere (pensiero razionale) e di volere (libero arbitrio o volontà).
Infatti, stando sempre all’antropologia e in particolar modo a quella occidentale, nell’uomo esiste una dimensione capace di pensiero e volontà. I tribunali stessi fondano l’esercizio della giustizia in virtù del fatto che l’essere umano è un soggetto (corpo) imputabile in quanto capace d’intendere e volere, ossia, a parte ciò che intende e che può essere calcolato razionalmente, può agire liberamente (dunque anche ingiustamente/irrazionalmente). In altre parole, l’esistenza della magistratura può essere una via indiretta alla dimostrazione del fatto che , a parte l’esistenza di razionali leggi universali tali che l’acqua evapora a cento gradi e non è colpa di nessuno così come l’essere umano muore per vecchiaia e non è colpa di nessuno, esistono anche fenomeni che possono avvenire per colpa di qualcuno. Questa può essere una sorta di dimostrazione indiretta circa l’esistenza della dimensione spirituale dell’essere umano “dimensione della libera capacità di volere” parallelamente alla capacità di intendere. A questo punto è possibile capire in che senso l’emotività, nonostante possa essere concretamente collocata nella dimensione estetica o “lato corpo” (emozione come percezione attraverso il corpo di ormoni e neurotrasmettitori appartenenti al corpo stesso, emotività come esperienza estetica), l’emotività possa essere associata anche alla dimensione spirituale. Infatti, la capacità di volere (spiritualità) è sia la libertà di porsi attivamente rispetto all’ambiente (ad esempio parlare, proiettare) che la libertà di porsi passivamente e verso qualcosa (ad esempio ascoltare qualcuno, percepire qualcosa).
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