
Molte persone, stando ai loro racconti, hanno avuto la vita segnata dai fatti di Roswell, e molte di queste persone sono state in parte dimenticate, messe in disparte rispetto ai vari articoli sensazionalistici e alle innumerevoli rivelazioni, o pseudo tali, che hanno caratterizzato questa vicenda. Due di loro sono Dee Proctor e Vernon Brazel, la terza è George Wilcox, sceriffo di Roswell, la cui vicenda, come vedremo, è particolarmente intrigante. Dee Proctor era quel bambino di circa sette anni che si trovava in compagnia di Mac-Brazel al momento della scoperta dei resti, mentre Vernon viene citato raramente nelle cronache dell’incidente di Roswell, e più precisamente soltanto in un articolo del Roswell Daily Record che ricorda come il ragazzo, nel luglio 1947, avesse appena otto anni e fosse presente al momento del ritrovamento. Non appena compì la maggiore età Vernon lasciò il New Mexico trasferendosi di stato in stato, cambiando addirittura nome, fino a quando, ancora giovane, non si suicidò sparandosi un colpo di pistola alla testa. Vernon in quel periodo aveva un amico, quasi coetaneo, con il quale condivideva gli anni spensierati della gioventù; insieme svolgevano piccole mansioni settimanali e qualche lavoro estivo nel ranch; anche quella estate del 1947 erano impegnati in una di queste attività…l’amico di Vernon si chiamava Dee Proctor.
Quello che oggi sappiamo di Vernon, insieme ad altre notizie sui fatti del ’47 e su quello che accadde ai due piccoli testimoni, lo dobbiamo alle dichiarazioni rilasciate qualche anno fa da Loretta Proctor, matrigna di Dee. Loretta era presente quando portarono a casa alcuni pezzi recuperati dal campo di detriti, e riferendosi a quello recuperato da Mac Brazel lo descrive di colore marrone chiaro, molto leggero, simile al legno di Balsa e di non più di quattro centimetri di lunghezza, liscio come la plastica. Secondo il racconto di Loretta, i due ragazzi si trovavano sul posto quando venne scoperto il campo di detriti, ed erano sempre insieme a Mac Brazel quando quest’ultimo, in un sito a circa due miglia e mezzo di distanza, scoprì qualcos’altro. Dee non rivelò mai quale fosse stata la scoperta; ne fece un breve accenno soltanto nel 1994; in seguito si sottrasse a qualsiasi intervista e morì nel 2006. Nonostante il “silenzio stampa”, Dee accennò qualcosa sia a Loretta che alla sorellastra, raccontando che non soltanto lui e Vernon erano stati testimoni di quanto avvenne a Roswell ma anche altri ragazzi tra i quali i figli di Thomas Edington (proprietario di un ranch poco lontano), una delle figlie di Truman Pierce, altro proprietario di una fattoria poco distante e Sydney Jack Wright. Quest’ultimo, nel 1998, parlò di corpi di piccole dimensioni, con grandi teste e occhi minuscoli.
Loretta Proctor vive adesso con la figlia a Comanche (Texas) e nonostante la veneranda età sembra abbia ancora molto da dire in merito ai fatti accaduti a Roswell. Uno degli scenari che la donna ricorda con grande precisione è quello che descrive il clima di estrema confusione sorto intorno al ranch, insieme all’immagine di Dee con in mano i pezzi raccolti e la sua titubanza nel confidarsi con l’Esercito, nonostante la promessa di quest’ultimo in merito ad una lauta ricompensa da devolvere a chiunque fosse stato in grado di fornire notizie e prove riguardanti il “disco volante”. Il giovane Proctor non si fidava dei militari, e questa sua diffidenza era condivisa da molta altra gente che abitava nella zona; d’altra parte non si era ancora sopita la rabbia per la confisca, avvenuta pochi anni prima, di un tratto di terra proprio nelle vicinanze, il lotto era stato utilizzato per creare un sito da destinare ad una deflagrazione di prova. Dee e Vernon erano quindi presenti nel campo di detriti, la loro presenza può essere registrata ancora prima che arrivassero i militari, e nulla ci porta ad escludere che uno dei due o entrambi raccolsero qualcosa e lo portarono via; d’altra parte considerando la loro giovane età, la forte curiosità che tipicamente caratterizza questo periodo della vita e l’assoluta unicità dell’evento, questa ipotesi diventa altamente probabile.
Vernon rimase profondamente sconvolto, e questo non tanto per la scena che si ritrovò ad osservare, quanto per le conseguenze che ebbe nella sua vita; ebbe molti problemi di adattamento e divenne il bersaglio delle battute dei suoi coetanei, almeno fino a quando non decise di lasciare quel luogo che tanto negativamente stava pesando sulla sua vita. Cambiò spesso cognome; lo ritroviamo registrato come Tannehill o Tunnecliffe, e visse in vari paesi spostandosi di continuo tra il Montana, la California e la Virginia, in ogni caso non ritornò mai più in New Mexico e mise fine ai suoi tormenti suicidandosi in completa solitudine. Questa tragica fuga è documentata da vari documenti appartenenti alle registrazioni militari; Vernon Brazel era presente a bordo della USS Hassayampa e il suo nome risulta nei database civili della California e della Virginia. L’unica cosa che accomunò la vita di Vernon a quella di Dee Proctor fu l’estrema riluttanza nel parlare dei fatti accaduti a Roswell. Dee rifiutò sistematicamente di condividere i suoi ricordi, fuggendo addirittura quando si presentava qualche giornalista o qualche ricercatore; una di queste fughe avvenne proprio in presenza di Loretta, quando, nel 1980, mentre quest’ultima era impegnata in salotto a discutere proprio del crash di Roswell, Dee fuggì utilizzando una porta sul retro.
Questa sua forma di grande riservatezza, quasi a livello maniacale, si acutizzò ancora di più quando cadde preda dell’acool, e il suo istinto di fuga venne sostituito da una reazione di grande collera che scoppiava istantaneamente al solo udire il nome Roswell. Dee Proctor morì a 66 anni in seguito ad un attacco cardiaco, portandosi dietro non pochi segreti, oltre che la risposta ad un quesito che ha sempre solleticato la fantasia dei ricercatori: perché Mac Brazel non dissi mai che si trovavano insieme al momento del ritrovamento? Chiaramente voleva proteggere il ragazzo, ma proteggerlo da cosa? Era soltanto un modo per tenerlo lontano dai riflettori e dalle illazioni della gente, oppure avevano trovato e condiviso qualcosa di particolare? Erano forse stati testimoni di uno scenario completamente differente da quello che venne poi reso dai militari? Questo atteggiamento “protettivo” è stato in seguito portato avanti anche da Loretta; la donna non ha mai risposto direttamente alle domande riguardanti Dee e quello che avrebbe visto o portato via dal sito, in queste occasioni Loretta ha sempre detto di non ricordare esattamente quei particolari, eppure, e per sua stessa ammissione, era a casa quando Dee ritornò dal campo di detriti, così come ha spesso confermato che fu proprio Dee a trovare per primo il sito e avvertire Mac Brazel.
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