Utilizzando simulazioni al computer, un gruppo di ricercatori è riuscito a spiegare perché durante i brillamenti solari le linee magnetiche si spezzino e si ricompongano, contraddicendo un teorema fondamentale della fisica. La spiegazione sta in fenomeni di turbolenza simili a quelli che incontrano gli aerei volando nell'atmosfera terrestre.
di Antonio Marro
Quando un’eruzione solare sputa particelle cariche fuori dal Sole, si creano campi magnetici che sembrano infrangere una regola fondamentale della fisica. Secondo un importante teorema dei flussi magnetici, il teorema di Alfvén, le linee di forza magnetiche dovrebbero fluire assieme alle particelle e parallelamente ad esse. Invece, nelle eruzioni solari le linee qualche volta si rompono e si ricollegano rapidamente in un modo che da tempo lascia perplessi gli astrofisici. Un gruppo di ricerca interdisciplinare guidato da ricercatori della Johns Hopkins University crede di aver trovato la chiave del mistero. Il colpevole è la turbolenza, più o meno dello stesso tipo delle violente turbolenze che possono sballottare un aereo passeggeri quando è nell’atmosfera terrestre.
Il teorema di Alfvén è stato sviluppato 70 anni fa da Hannes Alfvén, che in seguito ha vinto il premio Nobel per la fisica per i suoi lavori. Afferma che le linee di forza magnetiche sono trasportate lungo un fluido in movimento, come dei fili gettati in un fiume, e quindi non si potranno mai “rompere” e ricollegare. Ma gli scienziati hanno scoperto che all’interno di violente eruzioni solari, il principio non sempre è valido. Infatti gli studi di questi brillamenti hanno stabilito che le loro linee di campo magnetico qualche volta si rompono come elastici troppo allungati e si ricollegano in appena 15 minuti, rilasciando grandi quantità di energia che alimentano il flare.
Il team ha sviluppato una simulazione al computer per replicare ciò che accade all’interno dei brillamenti solari. ”La nostra risposta è stata molto sorprendente”, ha detto Gregory Eyink, primo autore dello studio su Nature. “Il teorema di Alfvén non è più vero quando il plasma diventa molto turbolento. La maggior parte dei fisici si aspettava che avrebbe svolto un ruolo ancora più grande, ma nella simulazione appena il plasma è diventato più turbolento il flusso si è rotto completamente. Con grande stupore, abbiamo scoperto che il moto delle linee del campo magnetico diventa del tutto casuale, non voglio dire ‘caotico’, ma piuttosto imprevedibile come la meccanica quantistica. Infatti invece di posizionarsi in maniera ordinata, le linee del campo magnetico si posizionano come un pennacchio di fumo. ”
La ricerca potrebbe portare a una migliore comprensione dei brillamenti solari e delle espulsioni di massa coronale, eventi che tra l’altro possono mettere in pericolo gli astronauti, mettere fuori uso i satelliti di comunicazione e anche portare a massicci black-out di reti elettriche sulla Terra.
Immagine: In questa immagine, il Solar Dynamics Observatory (SDO) ha catturato un brillamento solare di classe X1.2, con un picco il 15 maggio 2013. Credit: NASA / SDO
Un’amica mi ha chiesto quale fosse questa scoperta e io le ho risposto che sono le cose che sa già, di cui parliamo noi, che se sorridi ti sorridono anche gli altri, che se chiedi aiuto al "cielo", qualcosa o qualcuno sembra rispondere, che la vita è una parentesi in qualcos'altro e che evoluzione è solo amore. A volte ci si può spaventare di fronte a certi argomenti ma dovremmo avere fiducia sopratutto in noi stessi perché essere nell'amore e sopratutto veramente sceglierlo consapevolmente, crea una specie di protezione alla quale puoi far appello ogni volta che hai paura. Tutti quanti, credo, presto avremo molto dalla vita, perché ci stiamo aiutando, siamo uniti. Sembrerebbe che le persone si incontrino per caso ma alla fine si trovano a condividere e si aiutano uno con l’altro, in un modo o nell'altro.
È commovente e credo che stiano per accadere un sacco di cose, forse qualcuna sarà, almeno agli occhi di molti noi, un po' brutta, ma alla fine vedremo che diverremo un unico grande popolo unito. Ecco cos’è la verità che ho scelto di credere, perché ne vale la pena, soprattutto se non ti riconosci e non ti identifichi in questo mondo così come è organizzato e gestito. Immagino che prima di arrivare ad una stabilità armoniosa e pacifica sperimenteremo un po' di subbuglio, forse. Questi schemi stanno cadendo e faranno minimo un po' di rumore e/o solleveranno un bel polverone. Credo che sia inevitabile, ma non dobbiamo avere paura, MAI, perché è la strada verso un mondo nuovo, è normale un po' di trambusto. Io ho scelto di credere alla seguente verità: chi saprà accogliere questo cambiamento senza paura e anzi, deciderà e oserà di sostenerlo, a questa persona non mancherà il sostentamento. Qualcuno si preoccupa dei suoi figli, ma io credo che i bimbi siano già salvi in partenza, anzi, in un certo senso sono più evoluti di noi, perché si sono incarnati dopo di noi e 99 su 100, quindi, sono più evoluti. Molti di loro sono qui per aiutare, spesso infatti sono loro che ci fanno crescere.
Non bisogna preoccuparci mai e anzi potremmo benedire ogni volta che vediamo cadere giù un pezzo di questa società malata. Il disagio che ognuno di noi sperimenterà in questo cambiamento è inversamente proporzionale alla consapevolezza di essere nell'amore, al suo livello evolutivo. Come dicevo poco fa, scegliamo, crediamoci e sentiamoci protetti, noi e i nostri bambini. Scegliamo di credere che non ci succederà niente, perché in fondo cosa abbiamo da perdere a crederlo? In ogni caso assumeremmo un atteggiamento positivo. Proviamo a condividere questa visione o filosofia con gli altri, ma se vediamo che qualcuno soffre, non dobbiamo farci contagiare perché in fondo potrebbe essere davvero una loro scelta. Aiutare non significa condividere il dolore, significa prendersi la responsabilità di condividere un’idea che a noi sembra buona e che pensiamo possa aiutare anche gli altri. Sembra appunto che tutti noi possiamo scegliere l'amore in qualunque momento. Leggi tutto ...
Obsolescenza programmata: occorre rivedere il nostro sistema economico?
di Alberto
“Se possiamo affondare una nave per la cui costruzione abbiamo investito milioni di dollari col solo scopo di aumentare l’esperienza di un artificiere, allora sicuramente possiamo permetterci di distruggere prodotti vecchi ed obsoleti con lo scopo di creare lavoro per milioni di persone e spingere la nazione fuori dalla catastrofe nella quale si trova attualmente”.
Così si esprimeva l’economista inglese Bernard London nel 1932, in un saggio intitolato “Ending the depression through the planned obsolescence”, in cui proponeva una legge per l’imposizione dell’obsolescenza programmata dei beni, subito dopo la crisi economica del 1929 causata dall’eccessivo squilibrio della produzione di beni rispetto al loro consumo. L’obsolescenza programmata è una politica industriale secondo la quale il ciclo di vita di un prodotto, ossia il periodo di effettivo funzionamento, debba coincidere pressapoco con il periodo di garanzia indicato dal produttore, generalmente due anni. Passato questo periodo, il prodotto è soggetto a facile danneggiamento e la riparazione viene resa deliberatamente difficoltosa, ad esempio per via di pezzi di ricambio impossibili da trovare, oppure troppo costosa rispetto all’acquisto di un nuovo prodotto. L’obsolescenza può essere programmata pure tramite l’introduzione di un bene nuovo sul mercato dopo un periodo di tempo prestabilito, e presentato tramite la pubblicità come un bene tanto alla moda e tanto rivoluzionario da instillare nel consumatore il bisogno di sostituire il proprio con uno nuovo, nonostante fosse magari ancora funzionante.
Una politica funzionale ad un mercato che ha bisogno di produrre in continuazione – e quindi consumare risorse – per soddisfare una domanda di novità in continua crescita, che si sposa alla perfezione con la dominante teoria economica neo-liberista, che professa una crescita economica infinita in un mercato infinito in un mondo dalle risorse, purtroppo, non infinite. L’esempio più attuale di questa poco lungimirante politica industriale è ovviamente quello degli odierni smartphone, ma il concetto ha radici ben più antiche. Se le lampadine ad incandescenza ancora oggi vengono garantite non oltre le 1000 ore di vita, è grazie ad un accordo del 1924 di un cartello di aziende produttrici, noto come Cartello Phoebus. Facevano parte di questo cartello aziende europee ed americane, le quali decisero che il limite di 1000 ore era una “ragionevole” prospettiva di vita per le lampadine, con il fine di consentirne una produzione continua. Le aziende che avrebbero prodotto lampadine di qualità superiore con l’obiettivo di garantire una durata maggiore, sarebbero state soggette a penali proporzionali al numero di lampadine prodotte e alla loro durata. Le lampadine dell’epoca raggiungevano senza problemi le 2500 ore, ed alcuni prototipi addirittura le 30000. Per fare un esempio, nella cittadina di Livermore, in California, una lampadina da 4 W installata nella locale caserma dei pompieri è accesa ininterrottamente da 112 anni, con giusto una breve pausa di 23 minuti nel 1976 a causa del trasloco del corpo cittadino dei pompieri in una nuova sede.
Da ricordare pure il caso delle industrie chimiche DuPont, che nel 1935 riuscirono a sintetizzare il nylon, utilizzato principalmente per la produzione di calze da donna. Nel momento in cui si resero conto che l’eccessiva durabilità del loro stesso prodotto era dannoso per gli affari, indebolirono deliberatamente la loro stessa formula. Per citare ancora un caso, molto più attuale, nel 2003 la Apple venne citata in giudizio con una class action di un gruppo di consumatori per aver messo in commercio un iPod la cui batteria durava deliberatamente circa 18 mesi e rifiutandosi poi di rendere disponibili in commercio nuove batterie sostitutive, invitando a comprare nuovi iPod. Questa politica industriale ovviamente ha forti ripercussioni economiche, sociali e ambientali: provoca un inutile spreco delle risorse programmato a tavolino, un surplus esponenziale dei rifiuti presenti in discarica, numerosi problemi riguardo la loro gestione e una domanda crescente di materie prime, spesso sempre più difficili da procurarsi, come il caso delle terre rare: minerali rarissimi, fondamentali per la produzione di prodotti tecnologici quali pc, smartphone e tablet. Secondo uno studio tedesco di inizio 2013, nella sola Germania, i consumatori tedeschi risparmierebbero complessivamente 100 miliardi di euro all’anno se non fossero costretti continuamente a comprare prodotti nuovi.
E che fine fanno questi oggetti, una volta che diventano obsoleti? Specie nel caso di spazzatura hi-tech, tossica e difficile da smaltire, viene parcheggiata in paesi poveri, specie dell’Africa, dove spesso vengono anche rivenduti come prodotti di seconda mano. Per sostenere poi la produzione continua di beni tecnologici, si pone un ulteriore problema: l’estrazione e l’approvvigionamento delle terre rare. Le terre rare sono 17 elementi i cui principali siti mondiali d’estrazione si trovano in Cina e in alcune zone dell’Africa, specie nel sud. Il paese asiatico produce attualmente circa il 95% della fornitura mondiale delle terre rare: per la fabbricazione dei veicoli ibridi, ad esempio, è necessaria una forte quantità di disprosio, la cui unica fonte nota è quella di Bayan Obo, in territorio cinese. Inoltre le miniere illegali di terre rare non sono infrequenti, specie nella Cina rurale, e sono spesso note per rilasciare sostanze tossiche nelle falde acquifere. Leggi tutto ...
Grazie a delle recenti scoperte, alcuni scienziati sono stati in grado di trovare una cura, anche se sperimentale, per la paralisi: grazie ad un tubicino biodegradabile ed ad un particolare gel, i nervi danneggiati irrimediabilmente sarebbero in grado di rigenerarsi e di permettere alle persone di muovere gli arti paralizzati.
di Stefania Amato
La scienza continua a fare dei grossi passi: in un’Università israeliana, precisamente quella di Tel Aviv (TAU), un gruppo di scienziati è riuscito a trovare un rimedio, seppur in via sperimentale, che permetterebbe a coloro che hanno dei problemi di paralisi, di poter guarire e riprendere a muovere la parte del corpo paralizzata. La scoperta è stata mostrata in diverse manifestazioni scientifiche e la buona riuscita degli esperimenti effettuati sulle cavie animali fa ben sperare su un utilizzo del rimedio anche su pazienti umani. Ma su cosa si basa la cura che gli scienziati sono stati in grado di scoprire grazie ai numerosi studi condotti?
La cura è suddivisa in due parti, ed ognuna di esse assume un’importanza fondamentale: la prima parte riguarda una sorta di tubicino in materiale biodegradabile che assume la funzione di collettore tra le parti scollegate del nervo danneggiato, permettendo pertanto una nuova comunicazione tra le due estremità del nervo. La seconda parte invece riguarda un gel, denominato GRG (Guiding Regeneration Gel), che verrà posto sulla protesi, se così la si vuole definire, che aiuterà il nervo a rigenerarsi, permettendo quindi al paziente la mobilità degli arti paralizzati. Il gel è costituito da antiossidanti, che proteggono il tubicino, i peptidi creati in laboratorio, come la laminina, che agevolano la rigenerazione del nervo e l’acido ialuronico che evita l’essiccazione del tubicino.
Grazie al gel e alla protesi pertanto, il nervo danneggiato dovrebbe pian piano riuscire a ricostruirsi, e grazie appunto alla ricostruzione, permettere ai pazienti con problemi di paralisi di poter utilizzare nuovamente gli arti immobilizzati. Gli scienziati nutrono molta fiducia in questo progetto e, a detta loro, il gel e la protesi del nervo non curerebbero soltanto i nervi danneggiati: gli studiosi infatti sostengono che grazie a questa scoperta, anche alcuni morbi come quello di Parkinson potranno essere curati, ponendo rimedio ai danni della fibra nervosa.
Cosa c’è dietro la ‘scelta coraggiosa’ della nota attrice hollywoodiana?
di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli Usa di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)
O meglio, cosa significa questa scelta per lei, ma anche – vista la risonanza mediatica – cosa significherà inevitabilmente per migliaia di altre donne? O di uomini, visto che – è notizia di ieri - già qualcuno ha pensato bene di farsi togliere una prostata sana solo per prevenire eventuali insorgenze tumorali. Affronteremo questa analisi su vari piani – economico, scientifico, di comunicazione e spirituale - ma partiamo dall’inizio, o meglio, da un dettaglio non insignificante. Come è noto la Jolie si è sottoposta a doppia mastectomia perché la presenza di un gene difettoso, il BRCA1, a dire dei medici, la predisponeva a sviluppare un tumore al seno.
La notizia della scelta di Angelina è ‘strillata’ con tanto di foto a tutta pagina in copertina della nota rivista People, praticamente in contemporanea con l’annuncio ufficiale, nonostante che di regola la rivista venga ‘chiusa’ redazionalmente tre settimane prima di arrivare nelle edicole.
Mmmmh, qui c’è qualcosa sotto.
Diverse cose. Iniziamo con il suggerimento, un po’ desueto, ma che funziona sempre: follow the money.
Ebbene, tutto sarebbe nato – secondo quanto ci è stato raccontato dalla stampa – da un test genetico, il BRACAnalysis, che avrebbe stabilito, nel caso della bella Angelina, una percentuale molto elevata (87%) di possibilità di contrarre un cancro al seno. Il test è stato brevettato dalla Myriad Genetics e ha un costo di circa 4000 dollari. Ma, guarda caso, il prezzo del titolo della Myriad Genetics (MYGN) ha avuto un notevole beneficio dall’outing della Jolie, oltre ad aver registrato incrementi di valore da oltre 50 settimane[1].
Ma questo è niente; se la Corte Suprema USA decidesse di approvare la BRACAnalysis, inserendola nel sistema sanitario nazionale, aprirebbe la strada a un business di migliaia di miliardi nei prossimi anni. Dunque azioni che salgono, profitti enormi per gli azionisti della Myriad Genetics, tutto da una decisione dell’attrice.