Il Genoma Umano e l'umorismo dell'universo

Il Giornale Online
Il corso della storia umana muta radicalmente quando l’umorismo dell’universo sovverte una credenza che è parte della trama dell’intera società.
Bruce Lipton

C’è una cosa che io chiamo umorismo dell’universo; altri possono chiamarlo scherzo cosmico. Ci sono state occasioni nella vita di tutti noi in cui abbiamo creduto di sapere esattamente quale sarebbe stato il risultato di qualche avvenimento o fatto. Eravamo così convinti di sapere quello che sarebbe successo che avremmo potuto scommettere la fattoria di famiglia più il lavello della cucina sull’esito dell’evento. È in momenti come questi che l’universo ci sorprende compiendo una svolta a sinistra invece che a destra. Mentre nella maggior parte dei casi una tale svolta potrebbe provocare rabbia, delusione o disillusione, io di solito reagisco scrollando la testa con profonda ammirazione nella perversa natura dell’umorismo dell’universo. Proprio quando pensavo di sapere esattamente come sarebbero andate a finire le cose mi trovo senza fiato per la sorpresa. Meravigliato, devo rivedere e riconsiderare le credenze che avevo e che mi hanno portato alla mia errata conclusione. Quando l’umorismo dell’universo colpisce un individuo, riconoscere la propria sorprendente mancanza di consapevolezza può provocare un profondo cambiamento nella propria vita. A livello individuale, ognuno deve riconsiderare le proprie credenze per far posto a delle osservazioni sorprendenti. Invece, il corso della storia umana muta radicalmente quando l’umorismo dell’universo sovverte una credenza che è parte della trama dell’intera società. Considerate come il corso della storia umana sia cambiato quando la credenza che il mondo fosse piatto fu sfidata dalla circumnavigazione del globo.

Nel 1893 l’ordinario di fisica dell’Università di Harvard avvisò i suoi studenti che non c’era più bisogno di ulteriori dottorati di ricerca nel campo della fisica. Affermò con vanto che la scienza aveva stabilito il fatto che l’universo era una macchina materiale, fatta di atomi fisici e indivisibili che obbedivano interamente alle leggi della meccanica newtoniana. Poiché tutte le leggi descrittive della fisica erano conosciute, il futuro della fisica sarebbe stato relegato a compiere misurazioni sempre più accurate. Due anni dopo, il concetto newtoniano di un universo di sola materia fu rovesciato dalla scoperta di particelle subatomiche, raggi-x, e radioattività. Nel giro di dieci anni, i fisici avevano dovuto mettere da parte la loro credenza fondamentale in un universo materiale, poiché si riconosceva che esso era invece fatto di energia la cui meccanica obbediva alle leggi della fisica quantistica. Quel pizzico d’umorismo dell’universo cambiò profondamente il corso della civilizzazione, portandoci dalle macchine a vapore alle navicelle spaziali, dai telegrafi ai computer.

Bene … il giullare cosmico ha colpito ancora!
Com’è successo alcune volte in passato, l’esprimersi dell’umorismo dell’universo rovescia una credenza di base fondamentale sostenuta dalla scienza convenzionale. Lo scherzo è contenuto nei risultati del Progetto sul Genoma Umano. In tutto il trambusto sulla sequenza del codice genetico umano, assorbiti dalla brillante impresa tecnologica, non abbiamo guardato attentamente al vero significato dei risultati. Una delle credenze centrali più importanti e fondamentali della biologia convenzionale è che i tratti e il carattere degli organismi sono controllati dai loro geni. Questa credenza si basa sul concetto della determinazione genetica, il dogma convenzionale che si trova praticamente in ogni libro di testo e in ogni corso di biologia. Come fanno i geni a controllare la vita? Ci si basa sul concetto che i geni sono auto-emergenti, cioè che essi sono capaci di accendersi e spegnersi da soli. I geni che si auto-attivano produrrebbero programmi simili a quelli del computer che controllerebbero la struttura e la funzione dell’organismo. Di conseguenza, la nostra credenza nella determinazione genetica implica che la complessità (livello evolutivo) di un organismo sarebbe proporzionale al numero di geni che esso possiede.

Prima che il Progetto Genoma Umano fosse iniziato, gli scienziati avevano stimato che la complessità umana necessitasse di un genoma superiore ai 100.000 geni. I geni sono principalmente modelli che racchiudono il codice della struttura chimica delle proteine, le “parti” molecolari che compongono la cellula. Si credeva che ci fosse un gene per codificare ognuna delle 70.000 o 90.000 proteine che compongono il nostro corpo. Oltre ai geni che codificano le proteine, la cellula contiene geni che determinano il carattere di un organismo controllando l’attività di altri geni. I geni che programmano il funzionamento di altri geni si chiamano geni regolatori. I geni regolatori codificano informazioni sui complessi modelli fisici che realizzano anatomie specifiche, le quali rappresentano le strutture che distinguono ogni tipo di cellula (cellule muscolari da cellule ossee, per esempio) o di organismo (una scimmia da un essere umano). Inoltre, un sottogruppo di geni regolatori è associato al controllo di specifici modelli comportamentali. I geni regolatori orchestrano l’attività di un numeroso gruppo di geni le cui azioni contribuiscono collettivamente all’espressione di tratti quali la consapevolezza, l’emozione e l’intelligenza. Era stato stimato che ci fossero più di 30.000 geni regolatori nel genoma umano.

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Considerando il numero minimo di geni necessari per formare un essere umano, per cominciare occorrerebbero oltre 70.000 geni, ovvero uno per ognuna delle oltre 70.000 proteine che si trovano in un corpo umano. Poi includeremo il numero di geni regolatori che necessitano per provvedere alla complessità di modelli espressi nella nostra anatomia, fisiologia e comportamento. Arrotondiamo il numero di geni umani a 100.000 tondi includendo un numero minimo di 30.000 geni regolatori. Pronti per lo scherzo cosmico? I risultati del Progetto Genoma rivelano che ci sono solo circa 34.000 geni nel genoma umano. Due terzi degli attesi geni non esistono! Come possiamo rendere conto della complessità di un essere umano geneticamente controllato quando non ci sono geni sufficienti nemmeno per codificare le proteine? Più umiliante per il dogma della nostra credenza nella determinazione genetica è che non c’è molta differenza nel numero totale di geni trovati negli esseri umani e quelli trovati negli organismi primitivi che popolano il pianeta. Recentemente i biologi hanno completato la mappatura del genoma di due dei più studiati modelli animali nella ricerca genetica, la mosca della frutta e un microscopico verme (Caenorhabditis elegans).
Il primitivo verme caenorhabditis serve perfettamente come modello per studiare il ruolo dei geni nello sviluppo e nel comportamento. Quest’organismo primitivo dalla crescita e riproduzione rapide, ha un corpo precisamente modellato che comprende esattamente 1029 cellule ed un cervello semplice, di circa 200 ordinate cellule. Presenta un singolare repertorio di comportamenti e, più importante, si presta alla sperimentazione genetica. Il genoma del caenorhabditis è composto di oltre 18.000 geni. Il corpo umano con più di 50 trilioni di cellule ha un genoma con solo 15.000 geni in più di un misero e microscopico verme senza spina dorsale. Appare ovvio che la complessità degli organismi non è riflessa nella complessità dei suoi geni. Ad esempio, si è recentemente scoperto che il genoma della mosca della frutta consiste di 13.000 geni. L’occhio della mosca della frutta è composto da più cellule di quelle che si trovano nell’intero verme caenorhabditis. Profondamente più complessa nella struttura e nel comportamento del microscopico verme, la mosca della frutta ha 5.000 geni in meno!

Il Progetto Genoma Umano è stato uno sforzo complessivamente dedicato a decifrare il codice genetico umano. Si pensava che il completo modello genetico umano avrebbe dato tutte le necessarie informazioni alla scienza per curare tutte le malattie dell’umanità. Si credeva inoltre che la consapevolezza del meccanismo del codice genetico umano avrebbe permesso agli scienziati di creare un Mozart o un altro Einstein. Il fallimento dei risultati del genoma a conformarsi alle nostre aspettative rivela che le nostre aspettative di come funziona la biologia sono basate chiaramente su ipotesi o informazioni errate. La nostra credenza nel concetto di determinismo genetico è fondamentalmente errata! Non possiamo in vero affermare che il carattere delle nostre vite è la conseguenza della nostra programmazione genetica. I risultati del genoma ci portano a riconsiderare la domanda: da dove acquisiamo la nostra complessità biologica? In un commento sui sorprendenti risultati dello studio sul genoma umano, David Baltimore, uno dei genetisti più importanti, vincitore del Premio Nobel, affrontò la questione della complessità:

«A meno che il genoma umano non contenga parecchi geni che risultino opachi ai nostri computer, è chiaro che non dobbiamo la nostra indubitabile maggior complessità rispetto ai vermi e alle piante a un maggior numero di geni. Capire cosa ci dà questa complessità – il nostro enorme repertorio comportamentale, abilità a produrre azioni consce, notevole coordinazione fisica, variazioni precisamente modulate in risposta ai cambiamenti dell’ambiente esterno, l’apprendimento, la memoria … ho bisogno di continuare? – rimane una sfida per il futuro». (Nature 409:816, 2001).

Gli scienziati hanno continuamente sostenuto che i nostri destini biologici sono scritti nei nostri geni. Davanti a quella credenza, l’universo ci prende in giro con uno scherzo cosmico: il controllo della nostra vita non è nei geni. Certamente la conseguenza più interessante dei risultati del progetto è che noi ora dobbiamo affrontare la “sfida del futuro” cui alludeva Baltimore. Che cosa controlla la nostra biologia, se non i nostri geni? Negli anni scorsi, l’enfasi della scienza e della stampa sul potere dei geni ha oscurato il brillante lavoro di molti biologi che rivela una comprensione radicalmente diversa dell’espressione organismica. Sul margine estremo della scienza cellulare sta emergendo il riconoscimento che l’ambiente e, più specificatamente, la nostra percezione dell’ambiente controlla direttamente il nostro comportamento e l’attività dei geni. Sono stati recentemente identificati i meccanismi molecolari per cui gli animali, dalle singole cellule sino agli esseri umani, rispondono agli stimoli dell’ambiente ed attivano le risposte fisiologiche ed i comportamenti appropriati. Le cellule utilizzano questi meccanismi per adattare dinamicamente la loro struttura e funzione per adeguarsi alle richieste dell’ambiente in continuo mutamento. Il processo di adattamento è mediato dalla membrana cellulare (la pelle della cellula), che equivale al cervello della cellula. Le membrane cellulari riconoscono i segnali dell’ambiente attraverso proteine-recettori. I recettori riconoscono segnali sia fisici (ad es. sostanze chimiche, ioni) che energetici (ad es. forze elettromagnetiche e scalari).

I segnali dell’ambiente attivano le proteine-recettori, facendole agganciare a proteine reagenti. Le proteine reagenti sono “interruttori” che controllano il comportamento della cellula. Proteine recettori e reagenti danno alla cellula la consapevolezza attraverso la sensazione fisica. In senso stretto, questi complessi proteici della membrana rappresentano unità molecolari di percezione. Queste molecole di percezione della membrana controllano anche la trascrizione dei geni (l’accendersi o spegnersi dei programmi genetici) e sono state recentemente associate a mutazioni di adattamento (alterazioni genetiche che riscrivono il codice del DNA in risposta allo stress). La membrana cellulare è l’omologo (equivalente) strutturale e funzionale di un chip del computer, mentre il nucleo rappresenta un leggi-e-scrivi hard disc caricato con programmi genetici. L’evoluzione degli organismi, risultante da un sempre maggior numero di unità percettive della membrana, potrebbe essere riprodotta usando la geometria frattale. I modelli frattali ripetuti permettono un controllo incrociato di struttura e funzione fra tre livelli di organizzazione biologica: la cellula, l’organismo multicellulare, e l’evoluzione sociale. Attraverso la matematica frattale possiamo ottenere una preziosa conoscenza del passato e del futuro dell’evoluzione.

L’ambiente, attraverso l’atto della percezione, controlla il comportamento, l’attività genetica, e persino la riscrittura del codice genetico. Le cellule imparano (si evolvono) creando nuove proteine percettive in risposta alle nuove esperienze ambientali. Le percezioni apprese, specialmente quelle derivate da esperienze indirette (ad es. genitori, coetanei, educazione accademica), potrebbero essere basate su informazioni scorrette o errata interpretazione. Poiché potrebbero essere o non essere vere, le percezioni sono in realtà…credenze! La nostra nuova conoscenza scientifica sta ritornando all’antica consapevolezza del potere della credenza. Le credenze sono indubbiamente potenti – siano esse vere o false. Mentre abbiamo sempre sentito del potere del pensiero positivo, il problema è che il pensiero negativo è altrettanto potente, ma nella direzione “opposta”. I problemi che s’incontrano con la salute nel corso della nostra vita sono generalmente connessi alle errate percezioni acquisite nelle nostre esperienze conoscitive. La meravigliosa parte della storia è che le percezioni possono essere reimparate. Possiamo rimodellare le nostre vite nel riaddestrare la nostra consapevolezza. Questa è un riflesso della saggezza senza tempo che c’è stata tramandata ed è ora riconosciuta nella biologia cellulare. Una comprensione dei nuovi meccanismi che descrivono il controllo cellulare causerà uno spostamento profondo nelle credenze biologiche quanto la rivoluzione quantistica ne ha causato nella fisica. La forza del nuovo emergente modello biologico è che unisce le filosofie di base della medicina convenzionale, della medicina complementare e della guarigione spirituale.

Fonte: http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/genoma-umano-e-umorismo-universo.php

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Richard