Electro wormhole

Il Giornale Online

di: Alessio Mannucci

Il team di matematici che ha creato il modello alla base del “mantello dell'invisibilità” annunciato nell'ottobre del 2006 – in grado di sfruttare le proprietà rifrangenti di un metamateriale – ha mostrato come la stessa tecnologia possa essere usata per generare un “wormhole elettromagnetico””.

Nello studio, pubblicato su Physical Review Letters, Allan Greenleaf, professore di Matematica alla University of Rochester, insieme ai suoi collaboratori, presenta la possibilità di costruire una sorta di tunnel invisibile tra due punti nello spazio.

Un “wormhole” è un ipotetico cunicolo spazio-temporale, detto anche “Ponte di Einstein-Rosen”, una sorta di scorciatoia spazio-temporale che collegherebbe un punto dell'universo a un altro e che permetterebbe di viaggiare tra di essi più velocemente di quanto impiegherebbe la luce a percorrere la distanza attraverso lo spazio normale. “Se il materiale verrà modificato secondo le nostre specifiche, sarà possibile far viaggiare un oggetto invisibile tra le due estremità di un tubo”, dice Greenleaf.

Un cilindro di rame, rivestito di uno specialissimo rivestimento “metamateriale”, irradiato con microonde elettromagnetiche, improvvisamente diventa invisibile: invece di far rimbalzare le onde elettromagnetiche, come avviene nella norma, le devia. David Smith, professore di Ingegneria Elettrica e Informatica alla Duke University, ha creato il microdispositivo che, magicamente, sfrutta le propretà di un metamateriale per il momento rimasto top secret.

Ma con l'attuale tecnologia si possono creare oggetti invisibili solo alle radiazioni delle microonde. La teoria matematica di Greenleaf e colleghi consentirebbe invece di estendere l' “effetto wormhole”, mediante una geometria più elaborata, a tutte le frequenze delle onde elettromagnetiche.

Se il metamateriale con il quale verrà rivestito il tubo riuscirà effettivamente a deviare tutte le lunghezze d'onda della luce visibile, in futuro potrà essere usato per display televisivi tridimensionali: sembrerà come di vedere migliaia di pixels fluttuare in aria.

Data articolo: ottobre 2007
Fonte: SpaceDaily

Istituzioni scientifiche citate nell'articolo:

Duke University
University of Rochester

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E-mail: Alessio Mannucci

Fonte: http://www.ecplanet.com/canale/scienza-1/fisica-20/1/0/34550/it/ecplanet.rxdf

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