Come risponderebbero gli umani al Primo Contatto da un Mondo Alieno?

di Nancy Atkinson

Secondo la tradizione di Star Trek, mancherebbero 51 anni al primo incontro degli umani con una specie aliena. Nel film “Star Trek: First Contact”, il 5 aprile 2063, i Vulcaniani fanno visita alla Terra, mentre si riprendono da un periodo di guerra. Accadrà veramente un tale evento di portata storica e planetaria? Se usate la logica come Spock e la sua specie, la scienza punta verso l'inevitabilità del primo contatto. Questo secondo il giornalista Marc Kaufman, scrittore di scienza per il Washington Post e autore del libro “First Contact: Scientific Breakthroughs in the Hunt for life Beyond Earth.” Marc scrive che dal punto di vista dell'umanità, il primo contatto sarebbe “precursore di una nuova frontiera in un cosmo drammaticamente cambiato”. Quali sono alcuni degli argomenti contro la probabilità di un primo contatto e quali le implicazioni?

“Un argomento contro il primo contatto viene da quelli che dicono che non c'è altra vita nell'Universo”, dice Kaufman, parlando al telefono con Universe Today, “e con questo c'è il paradosso di Fermi, che dice che se ci fosse così tanta vita la fuori, perchè non ci ha fatto visita? Questo è stato prima postulato negli anni '50 e con tutto quello che abbiamo appreso da allora, sembra piuttosto presuntuoso e Terra-centrico dire nessuno è venuto sulla Terra, quindi non c'è vita la fuori”.
Kaufman sostiene che l'Universo è così vasto, il numero degli esopianeti è così grande e aumentano quelli in zone abitabili quasi giornalmente e noi ora sappiamo che tutti i mattoni della vita stanno nello spazio, quindi è contro logica pensare che non ci sia vita la fuori.
Altro argomento contro il primo contatto afferma che ci possa essere vita microbica nell'Universo, ma non intelligente. “Qui entra in gioco ulteriormente il paradosso di Fermi”, dice Kaufman. “Certamente è vero, per quanto ne sappiamo, che non abbiamo ricevuto contatto da vita intelligente. Però se guardiamo da quanto tempo siamo una civiltà tecnologicamente avanzata, sono passati solo pochi secoli. Nella vastità del tempo, è un periodo brevissimo, proprio nulla.” Nell'immensità del tempo cosmologico, Kaufman dice, è piuttosto probabile che la vita microbica sia emersa e si sia evoluta miliardi di anni fa su un altro mondo e noi non ci siamo trovati in coincidenza, dato che le civiltà vanno e vengono.”

Tutti gli ingredienti ci sono e a meno che non vogliamo dire che la Terra sia nata per creazione divina o solo per un set di circostante incredibili questo è l'unico luogo nell'Universo che ospita la vita, questo è enormemente implausibile”, dice Kaufman. Quindi l'argomento migliore e più logico è che la vita esiste fuori dalla Terra e in certi casi include quella che considereremmo intelligenza. “Se avete vita microbica e miliardi di pianeti in zone abitabili, la logica dice che parte di essa avanzerà come noi. Non c'è ragione per dire che l'evoluzione sia esclusiva della Terra. Sembra piuttosto da 14° o 15° secolo dire che solo sulla Terra si sia evoluta vita intelligente”. La nostra continua conoscenza scientifica e, in particolare, le recenti scoperte in corso di così tanti esopianeti, è stata una vera rivoluzione nella nostra comprensione del cosmo, ha detto Kaufman e una forte spinta alla logica dell'esistenza di vita altrove. “E' stato ipotizzato per decenni, se non secoli, che esistessero altri pianeti la fuori”, ha detto. “Ora che scopriamo pianeti quasi ogni giorno, dalla prospettiva scientifica, questo ci mostra che se la scienza punta in una certa direzione, dobbiamo solo attendere che tecnologia e conoscenza verifichino tale ipotesi”.

Kaufman dice che come la scoperta di esopianeti, l'astrobiologia sarà facilmente la prossima area della scienza che porterà alla luce nuove scoperte. “Gli scienziati quasi all'unanimità, credono che ci sia vita la fuori, ma che non abbiamo ancora la tecnologia per scoprirla”, ha detto. “Persino con i recenti tagli alla NASA per le missioni planetarie e persino se la NASA non potrà inviare molte missioni, esiste un largo movimento nei campus dei college e degli istituti, dal lavoro sulla vita sintetica, a studi in cosmologia e astrochimica, tutte cose che avanzano, perchè si percepisce realmente che qualcosa sia a portata. Quest'area della scienza sta per fiorire”.
Quindi se domani apparisse un'astronave, come risponderemmo?

“Ad un livello, spererei che ci sia molta meraviglia e il riconoscimento della vastità dell'Universo. Però immagino anche che ci sarebbe molta chiusura in difensiva”, ha detto Kaufman, riferendosi ad alcuni, come Stephen Hawking, che dicono che non dovremmo inviare messaggi nello spazio esterno, perchè se una civiltà più avanzata arrivasse sulla Terra, il risultato per i meno sviluppati, noi, sarebbe facilmente negativo. Però Kaufman spera che i Terrestri accettino una visita.
“Guardate al continuo fascino di Roswell o degli UFO”, ha detto. “Nella storia gli umani hanno guardato i cieli e pensato di aver conosciuto qualcosa “la fuori”, che siano angeli o dei o astronavi. Esiste, io penso, un desiderio umano profondo del sapere di non essere soli e questa sarebbe una parte importante della risposta”.

Fonte: http://www.universetoday.com/94456/how-would-humans-respond-to-first-contact-from-an-alien-world/
Vedi: http://www.examiner.com/exopolitics-in-honolulu/pentagon-plans-for-alien-invasion-exist-according-to-military-professor

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Richard

La mia natura mi spinge a rispondere, fin dall'infanzia, a tante domande che la vita ci mette sotto gli occhi, una "complicazione" che ritengo missione fondamentale ed essenziale per realizzarci come singoli e come umanità su questo granello di polvere nell'Universo. Amo praticare lo sport e giocare ai videogames, magari con birra e patatine.