Buco nero supermassivo espulso dalla galassia

Il Giornale Online
La studentessa Marianne Heida dell'Università di Utrecht ha scoperto quello che sembra un buco nero supermassivo che lascia la sua galassia ad alta velocità. Come parte del team internazionale di astronomi, questa scoperta straordinaria appare su un documento nel Journal Monthly Notices della Royal Astronomical Society. (La galassia studiata da Marianne può essere vista nell'immagine dell'Hubble Space Telescope. Il cerchio bianco marca il centro della galassia e il cerchio rosso marca la posizione del sospetto buco nero fuori posto. Immagine: STScI / NASA). Per il suo progetto finale, Marianne ha lavorato presso lo SRON Netherlands Institute for Space Research e ha usato il Chandra Source Catalog (prodotto tramite l'Osservatorio Chandra a raggi-X in orbita), per confrontare centinaia di migliaia di fonti di raggi-X con le posizioni di milioni di galassie. Normalmente ogni galassia contiene un buco nero supermassivo al centro. Il materiale che cade nei buchi neri si riscalda estremamente nel suo percorso finale e spesso significa che i buchi neri sono forti sorgenti di raggi-X. I raggi-X riescono anche a penetrare le polveri e i gas che oscurano il centro di una galassia, permettendo agli astronomi una visuale chiara della regione attorno al buco nero, dove la fonte luminosa appare come una stella. Osservando una galassia nel Catalogo, Marianne ha notato che il punto di luce era spostato dal centro e però così luminoso che poteva essere associato con un buco nero supermassivo. Il buco nero sembra vicino ad essere espulso dalla sua galassia. Dato che questi oggetti possono avere masse equivalenti a 1 miliardo di Soli, servono condizioni speciali che permettano questo avvenimento.

L'oggetto scoperto da Marianne è probabilmente il risultato della fusione di due buchi neri più piccoli. I modelli al supercomputer suggeriscono che il buco nero più grande risultante venga espulso lontano ad alta velocità, a seconda della direzione e velocità in cui i due buchi neri ruotano prima di collidere. In ogni caso, questo ci permettere di approfondire il modo in cui i buchi neri supermassicci sviluppano al centro delle galassie. La ricerca di Marianne, eseguita sotto la supervisione del ricercatore dello SRON, Peter Jonker, suggerisce che questa scoperta possa essere solo la punta dell'iceberg, che attende ulteriore conferma tramite l'Osservatorio Chandra. Marianne commenta: “abbiamo scoperto moltri altri oggetti in questa strana classe di fonti di raggi-X. Con Chandra dovremmo riuscire a fare misure accurate necessarie per identificarne meglio la natura”. Trovare altri buchi neri simili servirà per comprendere meglio le loro aratteristiche prima della fusione. In futuro potrà persino essere possibile osservare questo processo con il satellite pianificato LISA, uno strumento in grado di misurare le onde gravitazionali emesse dai due buchi neri in collisione. Infine questa informazione permettera agli scienziati di capire se i buchi neri supermassicci nei nuclei delle galassie siano davvero il risultato della fusione di buchi neri più piccoli.

I risultati della ricerca sono stati accettati per la pubblicazione nel journal Monthly Notices della Royal Astronomical Society, col titolo “A bright off-nuclear X-ray source: a type IIn supernova, a bright ULX or a recoiling super-massive black hole in CXO J122518.6+144545″. Gli autori sono: Peter G. Jonker (SRON), Manuel A.P. Torres (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics), Andy C. Fabian (Cambridge), Marianne Heida (Utrecht), Giovanni Miniutti (Centro de Astrobiologia), Dave Pooley (Wisconsin). Prestampa visibile al link: http://arxiv.org/abs/1004.5379

Fonte: http://www.ras.org.uk/news-and-press/157-news2010/1814-supermassive-black-hole-is-thrown-out-of-galaxy

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Richard