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				<title>ALTRO GIORNALE : News</title>
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				<description>News, cover-up e informazione alternativa.</description>

<language>it-it</language>
				<copyright>Altrogionale.org © Testata giornalistica iscritta al n° 10/12 del Registro della Stampa del Tribunale di NolaLe pubblicità che compaiono sul sito, ad eccezione dei libri, non sono scelte dallo staff e servono ad auto-sostenerci,pertanto ci scusiamo se alcune volte queste non sono del tutto pertinenti.Questo giornale è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons		 con Politica sulla Privacy e Condizioni d'UsoWebsite © All Rights Reserved, Webengineer pasgal - Supporto tecnico e107italia  var _gaq = _gaq || [];<br />  _gaq.push(['_setAccount', 'UA-452094-7']);<br />  _gaq.push(['_trackPageview']);<br /><br />  (function() {<br />    var ga = document.createElement('script'); ga.type = 'text/javascript'; ga.async = true;<br />    ga.src = ('https:' == document.location.protocol ? 'https://ssl' : 'http://www') + '.google-analytics.com/ga.js';<br />    var s = document.getElementsByTagName('script')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);<br />  })();<br /><br /></copyright>
				<managingEditor>pasgal@nospam.com (pasgal)</managingEditor>
				<webMaster>pasgal@nospam.com (pasgal)</webMaster>
				<pubDate>Fri, 24 May 2013 15:49:38 +0200</pubDate>
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					<title>ALTRO GIORNALE : News</title>
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					<description>News, cover-up e informazione alternativa.</description>
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<title>Stonehenge abitata 5.000 anni prima di quanto si pensasse</title>
<link>http://altrogiornale.org/news.php?item.8577.1</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/stonehenge.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/> Lo scavo di un sito ad appena un paio di km da Stonehenge ha fornito la prima prova certa di occupazione continua fin dal 7.500 a.C. Esistevano già prove di presenza umana nel sito – noto come il Campo di Vespasiano – intorno al 7.500 a.C., ma finora non c’erano tracce certe che qualcuno vi avesse vissuto prima del 2.500 a.C. Datando al radiocarbonio i materiali trovati nel sito, gli archeologi hanno identificato un insediamento semi-permanente che venne occupato dal 7.500 al 4.700 a.C., con prove che le persone erano presenti in ogni millennio. Le persone che occuparono il sito sarebbero le stesse che eressero il primo monumento di Stonehenge, i posthole mesolitici, tra il IX e il VII millennio a.C. Invece di essere visto come un sito abbandonato dagli uomini nel Mesolitico e rioccupato nel Neolitico migliaia di anni dopo, Stonehenge dovrebbe essere riconosciuto come un luogo dove la cultura si fuse con un’altra, hanno detto i ricercatori.<br /><br />David Jacques, autore dello studio della Open University, ha identificato l’insediamento dopo aver deciso di cercare le prove intorno a una sorgente d’acqua, che avrebbe verosimilmente attirato gli animali. “Penso che dove si trovano gli animali selvatici, si tende a trovare le persone”, ha detto. “Quello che abbiamo trovato era il più vicino abbeveratoio sicuro per animali e persone, una fonte di acqua fresca per tutto l’anno. È la più vicina a Stonehenge. Penso che sia fondamentale”. Il dottor Josh Pollard, dello Stonehenge Riverside Project, ha aggiunto: “Il team ha trovato la comunità che edificò il primo monumento a Stonehenge. Il significato del lavoro di David sta nel trovare prove sostanziali di insediamenti mesolitici nel paesaggio di Stonehenge, che erano in precedenza largamente carenti, a parte degli enigmatici posthole. [È stato in grado] di dimostrare che vi furono ripetute visite in questa zona dal IX al V millennio a.C.”<br /><br />Fonte: http://ilfattostorico.com/2013/05/03/stonehenge-abitata-5-000-anni-prima-di-quanto-si-pensasse/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/stonehenge.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/> Lo scavo di un sito ad appena un paio di km da Stonehenge ha fornito la prima prova certa di occupazione continua fin dal 7.500 a.C. Esistevano già prove di presenza umana nel sito – noto come il Campo di Vespasiano – intorno al 7.500 a.C., ma finora non c’erano tracce certe che qualcuno vi avesse vissuto prima del 2.500 a.C. Datando al radiocarbonio i materiali trovati nel sito, gli archeologi hanno identificato un insediamento semi-permanente che venne occupato dal 7.500 al 4.700 a.C., con prove che le persone erano presenti in ogni millennio. Le persone che occuparono il sito sarebbero le stesse che eressero il primo monumento di Stonehenge, i posthole mesolitici, tra il IX e il VII millennio a.C. Invece di essere visto come un sito abbandonato dagli uomini nel Mesolitico e rioccupato nel Neolitico migliaia di anni dopo, Stonehenge dovrebbe essere riconosciuto come un luogo dove la cultura si fuse con un’altra, hanno detto i ricercatori.<br /><br />David Jacques, autore dello studio della Open University, ha identificato l’insediamento dopo aver deciso di cercare le prove intorno a una sorgente d’acqua, che avrebbe verosimilmente attirato gli animali. “Penso che dove si trovano gli animali selvatici, si tende a trovare le persone”, ha detto. “Quello che abbiamo trovato era il più vicino abbeveratoio sicuro per animali e persone, una fonte di acqua fresca per tutto l’anno. È la più vicina a Stonehenge. Penso che sia fondamentale”. Il dottor Josh Pollard, dello Stonehenge Riverside Project, ha aggiunto: “Il team ha trovato la comunità che edificò il primo monumento a Stonehenge. Il significato del lavoro di David sta nel trovare prove sostanziali di insediamenti mesolitici nel paesaggio di Stonehenge, che erano in precedenza largamente carenti, a parte degli enigmatici posthole. [È stato in grado] di dimostrare che vi furono ripetute visite in questa zona dal IX al V millennio a.C.”<br /><br />Fonte: http://ilfattostorico.com/2013/05/03/stonehenge-abitata-5-000-anni-prima-di-quanto-si-pensasse/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://altrogiornale.org/news.php?cat.1'>Misteri</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Fri, 24 May 2013 14:35:07 +0200</pubDate>
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<item>
<title>La “conversione” delle cellule della cute che producono insulina: nuova arma contro diabete e tumore del pancreas</title>
<link>http://altrogiornale.org/news.php?item.8576.11</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/dnaw.png"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Uno studio dell’Università degli Studi di Milano in uscita su PNAS scopre un metodo, sicuro e privo di rischi, per trasformare le cellule della cute in cellule che producono insulina, senza alterarne il DNA. Straordinarie le potenzialità nella terapia del diabete e del tumore al pancreas.<br /><br />La prestigiosa rivista PNAS pubblica uno studio dell'Università di Milano che apre nuove prospettive di cura per i vari tipi di diabete e per il tumore del pancreas. La ricerca, finanziata da AIRC, MIUR e Regione Lombardia, è stata coordinata da Tiziana Brevini e Fulvio Gandolfi del Laboratorio di Embriologia Biomedica di UNISTEM, il Centro per la ricerca sulle cellule staminali della Statale di Milano. I ricercatori hanno sperimentato con successo un metodo per cambiare la funzione delle cellule senza alterare la sequenza del loro DNA ma intervenendo nelle modificazioni epigenetiche che presiedono al programma di differenziazione cellulare. Tutte le cellule del nostro organismo possiedono lo stesso DNA, ma si differenziano in più di 200 tipi cellulari diversi per formare i diversi organi e tessuti. Ciò è reso possibile grazie ad un meccanismo di selezione in base al quale alcuni tratti del DNA sono attivati ed altri sono invece silenziati. Ad esempio, in una cellula del cuore sono attive le sequenze di DNA che controllano il conseguimento della corretta morfologia e funzionalità cellulare cardiaca, mentre sono inaccessibili, e quindi represse, quelle tipiche delle cellule di altri tessuti.<br /><br />Il profilo di espressione è dunque regolabile da modificazioni che non toccano la sequenza del DNA ma solo la sua accessibilità, e che vengono definite “epigenetiche”. Sulla base di queste osservazioni è facile intuire che, interagendo con i processi epigenetici di definizione tissutale, si può modificare la specializzazione e il destino di una cellula. I ricercatori del Laboratorio di Embriologia Biomedica dell’Università di Milano hanno utilizzato per il loro studio la 5 aza-citidina, una molecola in grado di rimuovere dal DNA delle cellule differenziate i “blocchi” che ne limitano l’accessibilità. I ricercatori hanno sfruttato questa “finestra di aumentata plasticità” per attivare con successo un programma di differenziamento diverso: hanno azzerato il programma attivo nelle cellule prelevate dalla cute indirizzandole verso il differenziamento pancreatico.<br />E’ stato così possibile “convertire” una cellula della cute in una che produce i diversi ormoni pancreatici, in maniera semplice, sicura e senza ricorrere all’uso di modificazioni geniche e di retrovirus<br /><br />Questa straordinaria conversione si è mantenuta stabile anche dopo trapianto delle cellule in topi diabetici, dove la loro presenza ha assicurato normali livelli di glicemia.<br /><br />Fino ad oggi, gli esperimenti di conversione e riprogrammazione cellulare erano stati realizzati grazie all’utilizzo di vettori retrovirali e/o mediante l’inserzione di segmenti di DNA esogeno, operazioni che implicano modificazioni genetiche, con elevato rischio di possibili trasformazioni tumorali scarsamente controllabili. La nuova metodologia messa a punto dai ricercatori dell’Università di Milano supera tali limiti in quanto non altera il patrimonio genetico della cellula ma, semplicemente, rende il DNA presente più accessibile e plastico. Notevoli sono le possibili implicazioni legate a questo nuovo approccio sperimentale che apre strade alternative e di enorme potenzialità, sia nell’ambito della terapia del diabete, così come nel tumore del pancreas. L’utilizzo delle cellule “convertite” permetterà altresì la messa a punto di screening pre-clinici e test farmacologici che evitano l’impiego di modelli sperimentali animali e forniscono dati direttamente applicabili alla specie umana. Inoltre la facile reperibilità delle cellule dalla cute, permetterà l’allestimento terapie paziente-specifiche.<br /><br />Fonte: http://www.lswn.it/comunicati/stampa/2013/nuova_arma_contro_diabete_e_tumore_del_pancreas<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/dnaw.png"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Uno studio dell’Università degli Studi di Milano in uscita su PNAS scopre un metodo, sicuro e privo di rischi, per trasformare le cellule della cute in cellule che producono insulina, senza alterarne il DNA. Straordinarie le potenzialità nella terapia del diabete e del tumore al pancreas.<br /><br />La prestigiosa rivista PNAS pubblica uno studio dell'Università di Milano che apre nuove prospettive di cura per i vari tipi di diabete e per il tumore del pancreas. La ricerca, finanziata da AIRC, MIUR e Regione Lombardia, è stata coordinata da Tiziana Brevini e Fulvio Gandolfi del Laboratorio di Embriologia Biomedica di UNISTEM, il Centro per la ricerca sulle cellule staminali della Statale di Milano. I ricercatori hanno sperimentato con successo un metodo per cambiare la funzione delle cellule senza alterare la sequenza del loro DNA ma intervenendo nelle modificazioni epigenetiche che presiedono al programma di differenziazione cellulare. Tutte le cellule del nostro organismo possiedono lo stesso DNA, ma si differenziano in più di 200 tipi cellulari diversi per formare i diversi organi e tessuti. Ciò è reso possibile grazie ad un meccanismo di selezione in base al quale alcuni tratti del DNA sono attivati ed altri sono invece silenziati. Ad esempio, in una cellula del cuore sono attive le sequenze di DNA che controllano il conseguimento della corretta morfologia e funzionalità cellulare cardiaca, mentre sono inaccessibili, e quindi represse, quelle tipiche delle cellule di altri tessuti.<br /><br />Il profilo di espressione è dunque regolabile da modificazioni che non toccano la sequenza del DNA ma solo la sua accessibilità, e che vengono definite “epigenetiche”. Sulla base di queste osservazioni è facile intuire che, interagendo con i processi epigenetici di definizione tissutale, si può modificare la specializzazione e il destino di una cellula. I ricercatori del Laboratorio di Embriologia Biomedica dell’Università di Milano hanno utilizzato per il loro studio la 5 aza-citidina, una molecola in grado di rimuovere dal DNA delle cellule differenziate i “blocchi” che ne limitano l’accessibilità. I ricercatori hanno sfruttato questa “finestra di aumentata plasticità” per attivare con successo un programma di differenziamento diverso: hanno azzerato il programma attivo nelle cellule prelevate dalla cute indirizzandole verso il differenziamento pancreatico.<br />E’ stato così possibile “convertire” una cellula della cute in una che produce i diversi ormoni pancreatici, in maniera semplice, sicura e senza ricorrere all’uso di modificazioni geniche e di retrovirus<br /><br />Questa straordinaria conversione si è mantenuta stabile anche dopo trapianto delle cellule in topi diabetici, dove la loro presenza ha assicurato normali livelli di glicemia.<br /><br />Fino ad oggi, gli esperimenti di conversione e riprogrammazione cellulare erano stati realizzati grazie all’utilizzo di vettori retrovirali e/o mediante l’inserzione di segmenti di DNA esogeno, operazioni che implicano modificazioni genetiche, con elevato rischio di possibili trasformazioni tumorali scarsamente controllabili. La nuova metodologia messa a punto dai ricercatori dell’Università di Milano supera tali limiti in quanto non altera il patrimonio genetico della cellula ma, semplicemente, rende il DNA presente più accessibile e plastico. Notevoli sono le possibili implicazioni legate a questo nuovo approccio sperimentale che apre strade alternative e di enorme potenzialità, sia nell’ambito della terapia del diabete, così come nel tumore del pancreas. L’utilizzo delle cellule “convertite” permetterà altresì la messa a punto di screening pre-clinici e test farmacologici che evitano l’impiego di modelli sperimentali animali e forniscono dati direttamente applicabili alla specie umana. Inoltre la facile reperibilità delle cellule dalla cute, permetterà l’allestimento terapie paziente-specifiche.<br /><br />Fonte: http://www.lswn.it/comunicati/stampa/2013/nuova_arma_contro_diabete_e_tumore_del_pancreas<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://altrogiornale.org/news.php?cat.11'>Salute</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Fri, 24 May 2013 12:47:58 +0200</pubDate>
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<item>
<title>Turbolenze solari</title>
<link>http://altrogiornale.org/news.php?item.8575.10</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/campi-magnetici_sole.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Utilizzando simulazioni al computer, un gruppo di ricercatori è riuscito a spiegare perché durante i brillamenti solari le linee magnetiche si spezzino e si ricompongano, contraddicendo un teorema fondamentale della fisica. La spiegazione sta in fenomeni di turbolenza simili a quelli che incontrano gli aerei volando nell'atmosfera terrestre.<br /><br />di Antonio Marro</strong><br /><br />Quando un’eruzione solare sputa particelle cariche fuori dal Sole, si creano campi magnetici che sembrano infrangere una regola fondamentale della fisica. Secondo un importante teorema dei flussi magnetici, il teorema di Alfvén, le linee di forza magnetiche dovrebbero fluire assieme alle particelle e parallelamente ad esse. Invece, nelle eruzioni solari le linee qualche volta si rompono e si ricollegano rapidamente in un modo che da tempo lascia perplessi gli astrofisici. Un gruppo di ricerca interdisciplinare guidato da ricercatori della Johns Hopkins University crede di aver trovato la chiave del mistero. Il colpevole è la turbolenza, più o meno dello stesso tipo delle violente turbolenze che possono sballottare un aereo passeggeri quando è nell’atmosfera terrestre.<br /><br />Il teorema di Alfvén è stato sviluppato 70 anni fa da Hannes Alfvén, che in seguito ha vinto il premio Nobel per la fisica per i suoi lavori. Afferma che le linee di forza magnetiche sono trasportate lungo un fluido in movimento, come dei fili gettati in un fiume, e quindi non si potranno mai “rompere” e ricollegare. Ma gli scienziati hanno scoperto che all’interno di violente eruzioni solari, il principio non sempre è valido. Infatti gli studi di questi brillamenti hanno stabilito che le loro linee di campo magnetico qualche volta si rompono come elastici troppo allungati e si ricollegano in appena 15 minuti, rilasciando grandi quantità di energia che alimentano il flare.<br /><br />Il team ha sviluppato una simulazione al computer per replicare ciò che accade all’interno dei brillamenti solari. ”La nostra risposta è stata molto sorprendente”, ha detto Gregory Eyink, primo autore dello studio su Nature. “Il teorema di Alfvén  non è più vero quando il plasma diventa molto turbolento. La maggior parte dei fisici si aspettava che avrebbe svolto un ruolo ancora più grande, ma nella simulazione appena il plasma è diventato più turbolento il flusso si è rotto completamente. Con grande stupore, abbiamo scoperto che il moto delle linee del campo magnetico diventa del tutto casuale, non voglio dire ‘caotico’, ma piuttosto imprevedibile come la meccanica quantistica. Infatti invece di posizionarsi in maniera ordinata, le linee del campo magnetico si posizionano come un pennacchio di fumo. ”<br /><br />La ricerca potrebbe portare a una migliore comprensione dei brillamenti solari e delle espulsioni di massa coronale, eventi che tra l’altro possono mettere in pericolo gli astronauti, mettere fuori uso i satelliti di comunicazione e anche portare a massicci black-out di reti elettriche sulla Terra.<br /><br />Immagine: <em class='bbcode italic'>In questa immagine, il Solar Dynamics Observatory (SDO) ha catturato un brillamento solare di classe X1.2, con un picco il 15 maggio 2013. Credit: NASA / SDO</em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>(INAF)</strong><br />Fonte: http://www.media.inaf.it/2013/05/23/turbolenze-solari/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/campi-magnetici_sole.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Utilizzando simulazioni al computer, un gruppo di ricercatori è riuscito a spiegare perché durante i brillamenti solari le linee magnetiche si spezzino e si ricompongano, contraddicendo un teorema fondamentale della fisica. La spiegazione sta in fenomeni di turbolenza simili a quelli che incontrano gli aerei volando nell'atmosfera terrestre.<br /><br />di Antonio Marro</strong><br /><br />Quando un’eruzione solare sputa particelle cariche fuori dal Sole, si creano campi magnetici che sembrano infrangere una regola fondamentale della fisica. Secondo un importante teorema dei flussi magnetici, il teorema di Alfvén, le linee di forza magnetiche dovrebbero fluire assieme alle particelle e parallelamente ad esse. Invece, nelle eruzioni solari le linee qualche volta si rompono e si ricollegano rapidamente in un modo che da tempo lascia perplessi gli astrofisici. Un gruppo di ricerca interdisciplinare guidato da ricercatori della Johns Hopkins University crede di aver trovato la chiave del mistero. Il colpevole è la turbolenza, più o meno dello stesso tipo delle violente turbolenze che possono sballottare un aereo passeggeri quando è nell’atmosfera terrestre.<br /><br />Il teorema di Alfvén è stato sviluppato 70 anni fa da Hannes Alfvén, che in seguito ha vinto il premio Nobel per la fisica per i suoi lavori. Afferma che le linee di forza magnetiche sono trasportate lungo un fluido in movimento, come dei fili gettati in un fiume, e quindi non si potranno mai “rompere” e ricollegare. Ma gli scienziati hanno scoperto che all’interno di violente eruzioni solari, il principio non sempre è valido. Infatti gli studi di questi brillamenti hanno stabilito che le loro linee di campo magnetico qualche volta si rompono come elastici troppo allungati e si ricollegano in appena 15 minuti, rilasciando grandi quantità di energia che alimentano il flare.<br /><br />Il team ha sviluppato una simulazione al computer per replicare ciò che accade all’interno dei brillamenti solari. ”La nostra risposta è stata molto sorprendente”, ha detto Gregory Eyink, primo autore dello studio su Nature. “Il teorema di Alfvén  non è più vero quando il plasma diventa molto turbolento. La maggior parte dei fisici si aspettava che avrebbe svolto un ruolo ancora più grande, ma nella simulazione appena il plasma è diventato più turbolento il flusso si è rotto completamente. Con grande stupore, abbiamo scoperto che il moto delle linee del campo magnetico diventa del tutto casuale, non voglio dire ‘caotico’, ma piuttosto imprevedibile come la meccanica quantistica. Infatti invece di posizionarsi in maniera ordinata, le linee del campo magnetico si posizionano come un pennacchio di fumo. ”<br /><br />La ricerca potrebbe portare a una migliore comprensione dei brillamenti solari e delle espulsioni di massa coronale, eventi che tra l’altro possono mettere in pericolo gli astronauti, mettere fuori uso i satelliti di comunicazione e anche portare a massicci black-out di reti elettriche sulla Terra.<br /><br />Immagine: <em class='bbcode italic'>In questa immagine, il Solar Dynamics Observatory (SDO) ha catturato un brillamento solare di classe X1.2, con un picco il 15 maggio 2013. Credit: NASA / SDO</em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>(INAF)</strong><br />Fonte: http://www.media.inaf.it/2013/05/23/turbolenze-solari/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://altrogiornale.org/news.php?cat.10'>Extra Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Fri, 24 May 2013 08:53:01 +0200</pubDate>
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</item>

<item>
<title>HO SCOPERTO UNA VERITA’ TALMENTE MERAVIGLIOSA CHE HO SCELTO DI CREDERVI ANCHE SE NON FOSSE VERA</title>
<link>http://altrogiornale.org/news.php?item.8574.9</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/happiness-within.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'><a class='bbcode' href='http://davideragozzini.blogspot.it/' >di Davide Ragozzini</a></strong><br /><br />Un’amica mi ha chiesto quale fosse questa scoperta e io le ho risposto che sono le cose che sa già, di cui parliamo noi, che se sorridi ti sorridono anche gli altri, che se chiedi aiuto al "cielo", qualcosa o qualcuno sembra rispondere, che la vita è una parentesi in qualcos'altro e che evoluzione è solo amore. A volte ci si può spaventare di fronte a certi argomenti ma dovremmo avere fiducia sopratutto in noi stessi perché essere nell'amore e sopratutto veramente sceglierlo consapevolmente, crea una specie di protezione alla quale puoi far appello ogni volta che hai paura. Tutti quanti, credo, presto avremo molto dalla vita, perché ci stiamo aiutando, siamo uniti. Sembrerebbe che le persone si incontrino per caso ma alla fine si trovano a condividere e si aiutano uno con l’altro, in un modo o nell'altro.<br /><br />È  commovente e credo che stiano per accadere un sacco di cose, forse qualcuna sarà, almeno agli occhi di molti noi, un po' brutta, ma alla fine vedremo che diverremo un unico grande popolo unito. Ecco cos’è la verità che ho scelto di credere, perché ne vale la pena, soprattutto se non ti riconosci e non ti identifichi in questo mondo così come è organizzato e gestito. Immagino che prima di arrivare ad una stabilità armoniosa e pacifica sperimenteremo un po' di subbuglio, forse. Questi schemi stanno cadendo e faranno minimo un po' di rumore e/o solleveranno un bel polverone. Credo che sia inevitabile, ma non dobbiamo avere paura, MAI,  perché è la strada verso un mondo nuovo, è normale un po' di trambusto. Io ho scelto di credere alla seguente verità: chi saprà accogliere questo cambiamento senza paura e anzi, deciderà e oserà di sostenerlo, a questa persona non mancherà il sostentamento. Qualcuno si preoccupa dei suoi figli, ma io credo che i bimbi siano già salvi in partenza, anzi, in un certo senso sono più evoluti di noi, perché si sono incarnati dopo di noi e 99 su 100, quindi, sono più evoluti. Molti di loro sono qui per aiutare, spesso infatti sono loro che ci fanno crescere.<br /><br />Non bisogna preoccuparci mai e anzi potremmo benedire ogni volta che vediamo cadere giù un pezzo di questa società malata. Il disagio che ognuno di noi sperimenterà in questo cambiamento è inversamente proporzionale alla consapevolezza di essere nell'amore, al suo livello evolutivo. Come dicevo poco fa, scegliamo, crediamoci e sentiamoci protetti, noi e i nostri bambini. Scegliamo di credere che non ci succederà niente, perché in fondo cosa abbiamo da perdere a crederlo? In ogni caso assumeremmo un atteggiamento positivo. Proviamo a condividere questa visione o filosofia con gli altri, ma se vediamo che qualcuno soffre, non dobbiamo farci contagiare perché in fondo potrebbe essere davvero una loro scelta. Aiutare non significa condividere il dolore, significa prendersi la responsabilità di condividere un’idea che a noi sembra buona e che pensiamo possa aiutare anche gli altri. Sembra appunto che tutti noi possiamo scegliere l'amore in qualunque momento.<br />Un po' come è capitato allo zio della mia amica: lui era molto ammalato e lei che lo amava tanto ha pensato di condividere con lui il libro sul Dott. Hamer (La medicina sottosopra. E se Hamer avesse ragione?) lei ha fatto l’unica cosa che poteva fare, il libro glielo ha dato, ma lui non ha recepito il messaggio, è sicuramente rimasto ancorato ai suoi vecchi schemi che di fatto lo hanno portato alla morte. Attraverso la nuova medicina, è guarita moltissima gente, molta di più di quello che riesce ad ottenere la medicina classica. Capite, la nostra responsabilità è di divulgare il più possibile, ma poi ognuno fa le sue scelte e nei confronti di chi soffre possiamo solo provare compassione, ma nel contempo dobbiamo saper gioire per noi stessi, perché siamo stati capaci di fare una scelta e molto probabilmente è quella giusta. <br /><br />Potremmo vivere questo momento storico come un'opportunità e non come qualcosa di catastrofico, già anche questo implica una scelta. Abbiamo delle paure che ci sono indotte. Certo, potremmo trovarci nel bel mezzo di un conflitto nucleare e questo, a mio avviso, è lo scenario peggiore. Adesso permettetemi di osare: e allora!!! Vi dico io.  Intanto non è ancora successo e forse si eviterà proprio perché moltissime persone sceglieranno l’amore invece che la paura o peggio ancora il male. Sembra che l’amore sia un’energia contagiosa, quindi sceglierei di crederci, se oltretutto non perdiamo nulla a farlo, potrebbe veramente risollevare le sorti del nostro futuro. Le cose brutte che ci capitano, sono le nostre prove, ci troviamo in situazioni dove dobbiamo trovare la forza per evolvere. <br /><br />In fondo la vita è come una palestra, che ci prepara e ci fa evolvere. L'obbiettivo alla fine è uno solo, cosmico, universale: riunirci nell'amore, è l'unica cosa che esiste, è tutto, è un'energia e quando piano piano attraverso le esperienze, entriamo in contatto con essa, diventiamo più forti, ma più forti nella semplicità, nell'umiltà e nella compassione, anche per i nostri carnefici, che sono i nostri fratelli. Soffrono anche loro e attraverso le loro azioni, in qualche modo evolvono pure loro e a noi ci aiutano nella nostra evoluzione perché ci fanno consapevolezza. Il male alla fine va ringraziato perché è grazie a lui che noi evolviamo. Alla fine non esiste il male, è solo assenza di luce. Bisogna ammettere che non ci accadono solo cose brutte, ma anche cose belle che poi magari all'interno contengono delle piccole prove.<br /><br />Però a volte crediamo che le cose belle non le meritiamo, oppure in qualche modo ne abbiamo una considerazione quasi reverenziale, non so se mi spiego, tanto che alla fine potrebbe essere che le allontaniamo noi stessi. Ma le cose belle, più che un premio, dovremmo considerarle situazioni che abbiamo raggiunto grazie ai nostri progressi evolutivi, situazioni dove possiamo mettere in pratica le cose che abbiamo imparato e dove possiamo ulteriormente aiutare gli altri, magari anche solo con l'esempio. Molte delle cose che ci succedono sono delle opportunità. Essere felici non è un premio o una meta, prima o poi farà parte della nostra esistenza. Ecco in cosa scelgo di credere. Incontrare persone davvero felici può essere traumatico, perché la prima domanda che ci facciamo è: perché io no? Allora partono dei percorsi mentali che dovrebbero portare ad un’espansione della nostra coscienza. <br /><br />Ma non credo che ci venga in mente che se noi non siamo felici, dovrebbe diventare triste o disperata anche la persona felice che abbiamo incontrato. Un atteggiamento simile porta inevitabilmente ad una involuzione. Sarebbe opportuno invece, cogliere l’occasione per farci domande un tantino più profonde sulla nostra situazione. Quindi le cose belle che ci succedono non dobbiamo considerarle un punto di arrivo, una meta, un premio, ma un nuovo punto di partenza, quindi gioirne per quello che sono. Non esistono premi come non esistono punizioni, se ci fate caso, nelle cose brutte cresciamo noi, nelle cose belle abbiamo l'opportunità di aiutare gli altri.<br />Basta essere buoni per essere speciali.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Davide Ragozzini</strong>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/happiness-within.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'><a class='bbcode' href='http://davideragozzini.blogspot.it/' >di Davide Ragozzini</a></strong><br /><br />Un’amica mi ha chiesto quale fosse questa scoperta e io le ho risposto che sono le cose che sa già, di cui parliamo noi, che se sorridi ti sorridono anche gli altri, che se chiedi aiuto al "cielo", qualcosa o qualcuno sembra rispondere, che la vita è una parentesi in qualcos'altro e che evoluzione è solo amore. A volte ci si può spaventare di fronte a certi argomenti ma dovremmo avere fiducia sopratutto in noi stessi perché essere nell'amore e sopratutto veramente sceglierlo consapevolmente, crea una specie di protezione alla quale puoi far appello ogni volta che hai paura. Tutti quanti, credo, presto avremo molto dalla vita, perché ci stiamo aiutando, siamo uniti. Sembrerebbe che le persone si incontrino per caso ma alla fine si trovano a condividere e si aiutano uno con l’altro, in un modo o nell'altro.<br /><br />È  commovente e credo che stiano per accadere un sacco di cose, forse qualcuna sarà, almeno agli occhi di molti noi, un po' brutta, ma alla fine vedremo che diverremo un unico grande popolo unito. Ecco cos’è la verità che ho scelto di credere, perché ne vale la pena, soprattutto se non ti riconosci e non ti identifichi in questo mondo così come è organizzato e gestito. Immagino che prima di arrivare ad una stabilità armoniosa e pacifica sperimenteremo un po' di subbuglio, forse. Questi schemi stanno cadendo e faranno minimo un po' di rumore e/o solleveranno un bel polverone. Credo che sia inevitabile, ma non dobbiamo avere paura, MAI,  perché è la strada verso un mondo nuovo, è normale un po' di trambusto. Io ho scelto di credere alla seguente verità: chi saprà accogliere questo cambiamento senza paura e anzi, deciderà e oserà di sostenerlo, a questa persona non mancherà il sostentamento. Qualcuno si preoccupa dei suoi figli, ma io credo che i bimbi siano già salvi in partenza, anzi, in un certo senso sono più evoluti di noi, perché si sono incarnati dopo di noi e 99 su 100, quindi, sono più evoluti. Molti di loro sono qui per aiutare, spesso infatti sono loro che ci fanno crescere.<br /><br />Non bisogna preoccuparci mai e anzi potremmo benedire ogni volta che vediamo cadere giù un pezzo di questa società malata. Il disagio che ognuno di noi sperimenterà in questo cambiamento è inversamente proporzionale alla consapevolezza di essere nell'amore, al suo livello evolutivo. Come dicevo poco fa, scegliamo, crediamoci e sentiamoci protetti, noi e i nostri bambini. Scegliamo di credere che non ci succederà niente, perché in fondo cosa abbiamo da perdere a crederlo? In ogni caso assumeremmo un atteggiamento positivo. Proviamo a condividere questa visione o filosofia con gli altri, ma se vediamo che qualcuno soffre, non dobbiamo farci contagiare perché in fondo potrebbe essere davvero una loro scelta. Aiutare non significa condividere il dolore, significa prendersi la responsabilità di condividere un’idea che a noi sembra buona e che pensiamo possa aiutare anche gli altri. Sembra appunto che tutti noi possiamo scegliere l'amore in qualunque momento.<br />Un po' come è capitato allo zio della mia amica: lui era molto ammalato e lei che lo amava tanto ha pensato di condividere con lui il libro sul Dott. Hamer (La medicina sottosopra. E se Hamer avesse ragione?) lei ha fatto l’unica cosa che poteva fare, il libro glielo ha dato, ma lui non ha recepito il messaggio, è sicuramente rimasto ancorato ai suoi vecchi schemi che di fatto lo hanno portato alla morte. Attraverso la nuova medicina, è guarita moltissima gente, molta di più di quello che riesce ad ottenere la medicina classica. Capite, la nostra responsabilità è di divulgare il più possibile, ma poi ognuno fa le sue scelte e nei confronti di chi soffre possiamo solo provare compassione, ma nel contempo dobbiamo saper gioire per noi stessi, perché siamo stati capaci di fare una scelta e molto probabilmente è quella giusta. <br /><br />Potremmo vivere questo momento storico come un'opportunità e non come qualcosa di catastrofico, già anche questo implica una scelta. Abbiamo delle paure che ci sono indotte. Certo, potremmo trovarci nel bel mezzo di un conflitto nucleare e questo, a mio avviso, è lo scenario peggiore. Adesso permettetemi di osare: e allora!!! Vi dico io.  Intanto non è ancora successo e forse si eviterà proprio perché moltissime persone sceglieranno l’amore invece che la paura o peggio ancora il male. Sembra che l’amore sia un’energia contagiosa, quindi sceglierei di crederci, se oltretutto non perdiamo nulla a farlo, potrebbe veramente risollevare le sorti del nostro futuro. Le cose brutte che ci capitano, sono le nostre prove, ci troviamo in situazioni dove dobbiamo trovare la forza per evolvere. <br /><br />In fondo la vita è come una palestra, che ci prepara e ci fa evolvere. L'obbiettivo alla fine è uno solo, cosmico, universale: riunirci nell'amore, è l'unica cosa che esiste, è tutto, è un'energia e quando piano piano attraverso le esperienze, entriamo in contatto con essa, diventiamo più forti, ma più forti nella semplicità, nell'umiltà e nella compassione, anche per i nostri carnefici, che sono i nostri fratelli. Soffrono anche loro e attraverso le loro azioni, in qualche modo evolvono pure loro e a noi ci aiutano nella nostra evoluzione perché ci fanno consapevolezza. Il male alla fine va ringraziato perché è grazie a lui che noi evolviamo. Alla fine non esiste il male, è solo assenza di luce. Bisogna ammettere che non ci accadono solo cose brutte, ma anche cose belle che poi magari all'interno contengono delle piccole prove.<br /><br />Però a volte crediamo che le cose belle non le meritiamo, oppure in qualche modo ne abbiamo una considerazione quasi reverenziale, non so se mi spiego, tanto che alla fine potrebbe essere che le allontaniamo noi stessi. Ma le cose belle, più che un premio, dovremmo considerarle situazioni che abbiamo raggiunto grazie ai nostri progressi evolutivi, situazioni dove possiamo mettere in pratica le cose che abbiamo imparato e dove possiamo ulteriormente aiutare gli altri, magari anche solo con l'esempio. Molte delle cose che ci succedono sono delle opportunità. Essere felici non è un premio o una meta, prima o poi farà parte della nostra esistenza. Ecco in cosa scelgo di credere. Incontrare persone davvero felici può essere traumatico, perché la prima domanda che ci facciamo è: perché io no? Allora partono dei percorsi mentali che dovrebbero portare ad un’espansione della nostra coscienza. <br /><br />Ma non credo che ci venga in mente che se noi non siamo felici, dovrebbe diventare triste o disperata anche la persona felice che abbiamo incontrato. Un atteggiamento simile porta inevitabilmente ad una involuzione. Sarebbe opportuno invece, cogliere l’occasione per farci domande un tantino più profonde sulla nostra situazione. Quindi le cose belle che ci succedono non dobbiamo considerarle un punto di arrivo, una meta, un premio, ma un nuovo punto di partenza, quindi gioirne per quello che sono. Non esistono premi come non esistono punizioni, se ci fate caso, nelle cose brutte cresciamo noi, nelle cose belle abbiamo l'opportunità di aiutare gli altri.<br />Basta essere buoni per essere speciali.<br /><br /><strong class='bbcode bold'>Davide Ragozzini</strong>]]></content:encoded>
<category domain='http://altrogiornale.org/news.php?cat.9'>Spirito</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Thu, 23 May 2013 18:04:41 +0200</pubDate>
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<title>Obsolescenza programmata: occorre rivedere il nostro sistema economico?</title>
<link>http://altrogiornale.org/news.php?item.8573.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/recycle_electron.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Alberto</strong><br /><br /><em class='bbcode italic'>“Se possiamo affondare una nave per la cui costruzione abbiamo investito milioni di dollari col solo scopo di aumentare l’esperienza di un artificiere, allora sicuramente possiamo permetterci di distruggere prodotti vecchi ed obsoleti con lo scopo di creare lavoro per milioni di persone e spingere la nazione fuori dalla catastrofe nella quale si trova attualmente”.</em><br /><br />Così si esprimeva l’economista inglese Bernard London nel 1932, in un saggio intitolato “Ending the depression through the planned obsolescence”, in cui proponeva una legge per l’imposizione dell’obsolescenza programmata dei beni, subito dopo la crisi economica del 1929 causata dall’eccessivo squilibrio della produzione di beni rispetto al loro consumo. L’obsolescenza programmata è una politica industriale secondo la quale il ciclo di vita di un prodotto, ossia il periodo di effettivo funzionamento, debba coincidere pressapoco con il periodo di garanzia indicato dal produttore, generalmente due anni. Passato questo periodo, il prodotto è soggetto a facile danneggiamento e la riparazione viene resa deliberatamente difficoltosa, ad esempio per via di pezzi di ricambio impossibili da trovare, oppure troppo costosa rispetto all’acquisto di un nuovo prodotto. L’obsolescenza può essere programmata pure tramite l’introduzione di un bene nuovo sul mercato dopo un periodo di tempo prestabilito, e presentato tramite la pubblicità come un bene tanto alla moda e tanto rivoluzionario da instillare nel consumatore il bisogno di sostituire il proprio con uno nuovo, nonostante fosse magari ancora funzionante.<br /><br />Una politica funzionale ad un mercato che ha bisogno di produrre in continuazione – e quindi consumare risorse – per soddisfare una domanda di novità in continua crescita, che si sposa alla perfezione con la dominante teoria economica neo-liberista, che professa una crescita economica infinita in un mercato infinito in un mondo dalle risorse, purtroppo, non infinite. L’esempio più attuale di questa poco lungimirante politica industriale è ovviamente quello degli odierni smartphone, ma il concetto ha radici ben più antiche. Se le lampadine ad incandescenza ancora oggi vengono garantite non oltre le 1000 ore di vita, è grazie ad un accordo del 1924 di un cartello di aziende produttrici, noto come Cartello Phoebus. Facevano parte di questo cartello aziende europee ed americane, le quali decisero che il limite di 1000 ore era una “ragionevole” prospettiva di vita per le lampadine, con il fine di consentirne una produzione continua. Le aziende che avrebbero prodotto lampadine di qualità superiore con l’obiettivo di garantire una durata maggiore, sarebbero state soggette a penali proporzionali al numero di lampadine prodotte e alla loro durata. Le lampadine dell’epoca raggiungevano senza problemi le 2500 ore, ed alcuni prototipi addirittura le 30000. Per fare un esempio, nella cittadina di Livermore, in California, una lampadina da 4 W installata nella locale caserma dei pompieri è accesa ininterrottamente da 112 anni, con giusto una breve pausa di 23 minuti nel 1976 a causa del trasloco del corpo cittadino dei pompieri in una nuova sede.<br /><br />Da ricordare pure il caso delle industrie chimiche DuPont, che nel 1935 riuscirono a sintetizzare il nylon, utilizzato principalmente per la produzione di calze da donna. Nel momento in cui si resero conto che l’eccessiva durabilità del loro stesso prodotto era dannoso per gli affari, indebolirono deliberatamente la loro stessa formula. Per citare ancora un caso, molto più attuale, nel 2003 la Apple venne citata in giudizio con una class action di un gruppo di consumatori per aver messo in commercio un iPod la cui batteria durava deliberatamente circa 18 mesi e rifiutandosi poi di rendere disponibili in commercio nuove batterie sostitutive, invitando a comprare nuovi iPod. Questa politica industriale ovviamente ha forti ripercussioni economiche, sociali e ambientali: provoca un inutile spreco delle risorse programmato a tavolino, un surplus esponenziale dei rifiuti presenti in discarica, numerosi problemi riguardo la loro gestione e una domanda crescente di materie prime, spesso sempre più difficili da procurarsi, come il caso delle terre rare: minerali rarissimi, fondamentali per la produzione di prodotti tecnologici quali pc, smartphone e tablet. Secondo uno studio tedesco di inizio 2013, nella sola Germania, i consumatori tedeschi risparmierebbero complessivamente 100 miliardi di euro all’anno se non fossero costretti continuamente a comprare prodotti nuovi.<br /><br />E che fine fanno questi oggetti, una volta che diventano obsoleti? Specie nel caso di spazzatura hi-tech, tossica e difficile da smaltire, viene parcheggiata in paesi poveri, specie dell’Africa, dove spesso vengono anche rivenduti come prodotti di seconda mano. Per sostenere poi la produzione continua di beni tecnologici, si pone un ulteriore problema: l’estrazione e l’approvvigionamento delle terre rare. Le terre rare sono 17 elementi i cui principali siti mondiali d’estrazione si trovano in Cina e in alcune zone dell’Africa, specie nel sud. Il paese asiatico produce attualmente circa il 95% della fornitura mondiale delle terre rare: per la fabbricazione dei veicoli ibridi, ad esempio, è necessaria una forte quantità di disprosio, la cui unica fonte nota è quella di Bayan Obo, in territorio cinese. Inoltre le miniere illegali di terre rare non sono infrequenti, specie nella Cina rurale, e sono spesso note per rilasciare sostanze tossiche nelle falde acquifere.<br />Per cercare di superare il monopolio cinese, ci si sta rivolgendo sempre di più verso l’Africa, che si stima potenzialmente ricchissima di giacimenti, su cui molte grandi multinazionali stanno già posando gli occhi. Si può citare il caso del Congo, il cui territorio è ricco di coltan, fondamentale per l’assemblaggio degli smartphone. Il problema, non di poco conto, è che nelle zone del Congo e del vicino Ruanda sono presenti bande criminali molto potenti che controllano militarmente il territorio, e di conseguenza i commerci, non facendosi scrupoli delle popolazioni locali per accaparrarsi queste risorse, consapevoli dell’importanza sempre maggiore che stanno acquisendo.<br /><br />Considerando le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, sta crescendo nel mondo intero un forte movimento indirizzato al riciclo e il riutilizzo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Esemplare è il caso di Taiwan, paese sede di molte aziende all’avanguardia nel campo della tecnologia (Asus e HTC sono aziende taiwanesi, solo per citarne un paio) che attualmente spende 276 milioni di dollari per esportare fuori dai propri confini la propria spazzatura tecnologica. Il paese asiatico ha programmato di essere in grado nei prossimi dieci anni di dotarsi delle strutture necessarie per il riciclo dei propri prodotti elettronici dismessi, per poter poi reinserire le risorse recuperate in un mercato potenzialmente enorme, col quale finanziare poi lo sviluppo delle tecnologie energetiche a basso impatto ambientale, con l’obiettivo finale del proprio affrancamento energetico. Anche l’Unione Europea non ha tardato ad intervenire nella questione e ne ha già regolamentato il ciclo di produzione e riutilizzo di questi prodotti sul territorio europeo: la direttiva al riguardo è la 2002/96/CE, obbligatoria in ogni paese dell’Unione dal luglio 2006.<br /><br />Il 23 marzo scorso, il gruppo verde del parlamento francese (10 seggi su 343) ha presentato una proposta di legge per abolire l’obsolescenza programmata e favorire la riparabilità dei beni rendendo pubbliche le istruzioni per la riparazione e prevedendo fino a 37500 € di multa e due anni di reclusione. Il testo di legge si propone di definire in maniera più larga possibile l’obsolescenza programmata, incorporando al suo interno anche hardware e software. Il discorso potrebbe rientrare in una più generale legge sul consumo in previsione di approvazione dal parlamento francese entro l’estate. Di sicuro questo punto sull’obsolescenza programmata incontrerà forti ostacoli, e il fatto che la massima istituzione pubblica di un paese (e la Francia non è sicuramente un paese di poco conto) si esprima a favore è attualmente pura utopia, ma già il fatto di averci provato è sintomo di una crescita di consapevolezza del consumatore e che comunque, anche a livello governativo, si muove qualcosa.<br /><br />In un mondo sempre più interconnesso e sempre più a rischio dal punto di vista ambientale e sociale, occorre dunque reinterpretare questi processi economici decisamente insostenibili: un minor consumo delle risorse unito ad una generale presa di coscienza individuale riguardo le questioni legate al riciclo, il riutilizzo e le riparazioni; il superamento dell’attuale sistema globale di produzione, indirizzato verso una nuova economia, sostenibile e responsabile, potrebbero regalarci un mondo magari meno ricco, ma sicuramente migliore.<br /><br />Fonte: http://www.e-cology.it/2013/05/03/obsolescenza-programmata-occorre-rivedere-il-nostro-sistema-economico/15595]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/recycle_electron.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>di Alberto</strong><br /><br /><em class='bbcode italic'>“Se possiamo affondare una nave per la cui costruzione abbiamo investito milioni di dollari col solo scopo di aumentare l’esperienza di un artificiere, allora sicuramente possiamo permetterci di distruggere prodotti vecchi ed obsoleti con lo scopo di creare lavoro per milioni di persone e spingere la nazione fuori dalla catastrofe nella quale si trova attualmente”.</em><br /><br />Così si esprimeva l’economista inglese Bernard London nel 1932, in un saggio intitolato “Ending the depression through the planned obsolescence”, in cui proponeva una legge per l’imposizione dell’obsolescenza programmata dei beni, subito dopo la crisi economica del 1929 causata dall’eccessivo squilibrio della produzione di beni rispetto al loro consumo. L’obsolescenza programmata è una politica industriale secondo la quale il ciclo di vita di un prodotto, ossia il periodo di effettivo funzionamento, debba coincidere pressapoco con il periodo di garanzia indicato dal produttore, generalmente due anni. Passato questo periodo, il prodotto è soggetto a facile danneggiamento e la riparazione viene resa deliberatamente difficoltosa, ad esempio per via di pezzi di ricambio impossibili da trovare, oppure troppo costosa rispetto all’acquisto di un nuovo prodotto. L’obsolescenza può essere programmata pure tramite l’introduzione di un bene nuovo sul mercato dopo un periodo di tempo prestabilito, e presentato tramite la pubblicità come un bene tanto alla moda e tanto rivoluzionario da instillare nel consumatore il bisogno di sostituire il proprio con uno nuovo, nonostante fosse magari ancora funzionante.<br /><br />Una politica funzionale ad un mercato che ha bisogno di produrre in continuazione – e quindi consumare risorse – per soddisfare una domanda di novità in continua crescita, che si sposa alla perfezione con la dominante teoria economica neo-liberista, che professa una crescita economica infinita in un mercato infinito in un mondo dalle risorse, purtroppo, non infinite. L’esempio più attuale di questa poco lungimirante politica industriale è ovviamente quello degli odierni smartphone, ma il concetto ha radici ben più antiche. Se le lampadine ad incandescenza ancora oggi vengono garantite non oltre le 1000 ore di vita, è grazie ad un accordo del 1924 di un cartello di aziende produttrici, noto come Cartello Phoebus. Facevano parte di questo cartello aziende europee ed americane, le quali decisero che il limite di 1000 ore era una “ragionevole” prospettiva di vita per le lampadine, con il fine di consentirne una produzione continua. Le aziende che avrebbero prodotto lampadine di qualità superiore con l’obiettivo di garantire una durata maggiore, sarebbero state soggette a penali proporzionali al numero di lampadine prodotte e alla loro durata. Le lampadine dell’epoca raggiungevano senza problemi le 2500 ore, ed alcuni prototipi addirittura le 30000. Per fare un esempio, nella cittadina di Livermore, in California, una lampadina da 4 W installata nella locale caserma dei pompieri è accesa ininterrottamente da 112 anni, con giusto una breve pausa di 23 minuti nel 1976 a causa del trasloco del corpo cittadino dei pompieri in una nuova sede.<br /><br />Da ricordare pure il caso delle industrie chimiche DuPont, che nel 1935 riuscirono a sintetizzare il nylon, utilizzato principalmente per la produzione di calze da donna. Nel momento in cui si resero conto che l’eccessiva durabilità del loro stesso prodotto era dannoso per gli affari, indebolirono deliberatamente la loro stessa formula. Per citare ancora un caso, molto più attuale, nel 2003 la Apple venne citata in giudizio con una class action di un gruppo di consumatori per aver messo in commercio un iPod la cui batteria durava deliberatamente circa 18 mesi e rifiutandosi poi di rendere disponibili in commercio nuove batterie sostitutive, invitando a comprare nuovi iPod. Questa politica industriale ovviamente ha forti ripercussioni economiche, sociali e ambientali: provoca un inutile spreco delle risorse programmato a tavolino, un surplus esponenziale dei rifiuti presenti in discarica, numerosi problemi riguardo la loro gestione e una domanda crescente di materie prime, spesso sempre più difficili da procurarsi, come il caso delle terre rare: minerali rarissimi, fondamentali per la produzione di prodotti tecnologici quali pc, smartphone e tablet. Secondo uno studio tedesco di inizio 2013, nella sola Germania, i consumatori tedeschi risparmierebbero complessivamente 100 miliardi di euro all’anno se non fossero costretti continuamente a comprare prodotti nuovi.<br /><br />E che fine fanno questi oggetti, una volta che diventano obsoleti? Specie nel caso di spazzatura hi-tech, tossica e difficile da smaltire, viene parcheggiata in paesi poveri, specie dell’Africa, dove spesso vengono anche rivenduti come prodotti di seconda mano. Per sostenere poi la produzione continua di beni tecnologici, si pone un ulteriore problema: l’estrazione e l’approvvigionamento delle terre rare. Le terre rare sono 17 elementi i cui principali siti mondiali d’estrazione si trovano in Cina e in alcune zone dell’Africa, specie nel sud. Il paese asiatico produce attualmente circa il 95% della fornitura mondiale delle terre rare: per la fabbricazione dei veicoli ibridi, ad esempio, è necessaria una forte quantità di disprosio, la cui unica fonte nota è quella di Bayan Obo, in territorio cinese. Inoltre le miniere illegali di terre rare non sono infrequenti, specie nella Cina rurale, e sono spesso note per rilasciare sostanze tossiche nelle falde acquifere.<br />Per cercare di superare il monopolio cinese, ci si sta rivolgendo sempre di più verso l’Africa, che si stima potenzialmente ricchissima di giacimenti, su cui molte grandi multinazionali stanno già posando gli occhi. Si può citare il caso del Congo, il cui territorio è ricco di coltan, fondamentale per l’assemblaggio degli smartphone. Il problema, non di poco conto, è che nelle zone del Congo e del vicino Ruanda sono presenti bande criminali molto potenti che controllano militarmente il territorio, e di conseguenza i commerci, non facendosi scrupoli delle popolazioni locali per accaparrarsi queste risorse, consapevoli dell’importanza sempre maggiore che stanno acquisendo.<br /><br />Considerando le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, sta crescendo nel mondo intero un forte movimento indirizzato al riciclo e il riutilizzo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE). Esemplare è il caso di Taiwan, paese sede di molte aziende all’avanguardia nel campo della tecnologia (Asus e HTC sono aziende taiwanesi, solo per citarne un paio) che attualmente spende 276 milioni di dollari per esportare fuori dai propri confini la propria spazzatura tecnologica. Il paese asiatico ha programmato di essere in grado nei prossimi dieci anni di dotarsi delle strutture necessarie per il riciclo dei propri prodotti elettronici dismessi, per poter poi reinserire le risorse recuperate in un mercato potenzialmente enorme, col quale finanziare poi lo sviluppo delle tecnologie energetiche a basso impatto ambientale, con l’obiettivo finale del proprio affrancamento energetico. Anche l’Unione Europea non ha tardato ad intervenire nella questione e ne ha già regolamentato il ciclo di produzione e riutilizzo di questi prodotti sul territorio europeo: la direttiva al riguardo è la 2002/96/CE, obbligatoria in ogni paese dell’Unione dal luglio 2006.<br /><br />Il 23 marzo scorso, il gruppo verde del parlamento francese (10 seggi su 343) ha presentato una proposta di legge per abolire l’obsolescenza programmata e favorire la riparabilità dei beni rendendo pubbliche le istruzioni per la riparazione e prevedendo fino a 37500 € di multa e due anni di reclusione. Il testo di legge si propone di definire in maniera più larga possibile l’obsolescenza programmata, incorporando al suo interno anche hardware e software. Il discorso potrebbe rientrare in una più generale legge sul consumo in previsione di approvazione dal parlamento francese entro l’estate. Di sicuro questo punto sull’obsolescenza programmata incontrerà forti ostacoli, e il fatto che la massima istituzione pubblica di un paese (e la Francia non è sicuramente un paese di poco conto) si esprima a favore è attualmente pura utopia, ma già il fatto di averci provato è sintomo di una crescita di consapevolezza del consumatore e che comunque, anche a livello governativo, si muove qualcosa.<br /><br />In un mondo sempre più interconnesso e sempre più a rischio dal punto di vista ambientale e sociale, occorre dunque reinterpretare questi processi economici decisamente insostenibili: un minor consumo delle risorse unito ad una generale presa di coscienza individuale riguardo le questioni legate al riciclo, il riutilizzo e le riparazioni; il superamento dell’attuale sistema globale di produzione, indirizzato verso una nuova economia, sostenibile e responsabile, potrebbero regalarci un mondo magari meno ricco, ma sicuramente migliore.<br /><br />Fonte: http://www.e-cology.it/2013/05/03/obsolescenza-programmata-occorre-rivedere-il-nostro-sistema-economico/15595]]></content:encoded>
<category domain='http://altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Thu, 23 May 2013 15:45:08 +0200</pubDate>
<guid isPermaLink="true">http://altrogiornale.org/news.php?item.8573.7</guid>
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<item>
<title>Paralisi: arriva un gel per rigenerare i nervi</title>
<link>http://altrogiornale.org/news.php?item.8572.11</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/nervoussystem.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><em class='bbcode italic'><strong class='bbcode bold'>Grazie a delle recenti scoperte, alcuni scienziati sono stati in grado di trovare una cura, anche se sperimentale, per la paralisi: grazie ad un tubicino biodegradabile ed ad un particolare gel, i nervi danneggiati irrimediabilmente sarebbero in grado di rigenerarsi e di permettere alle persone di muovere gli arti paralizzati.</strong></em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Stefania Amato</strong><br /><br />La scienza continua a fare dei grossi passi: in un’Università israeliana, precisamente quella di Tel Aviv (TAU), un gruppo di scienziati è riuscito a trovare un <a class='bbcode' href='http://www.sciencedaily.com/releases/2013/05/130513123339.htm' >rimedio</a>, seppur in via sperimentale, che permetterebbe a coloro che hanno dei problemi di paralisi, di poter guarire e riprendere a muovere la parte del corpo paralizzata. La scoperta è stata mostrata in diverse manifestazioni scientifiche e la buona riuscita degli esperimenti effettuati sulle cavie animali fa ben sperare su un utilizzo del rimedio anche su pazienti umani. Ma su cosa si basa la cura che gli scienziati sono stati in grado di scoprire grazie ai numerosi studi condotti?<br /><br />La cura è suddivisa in due parti, ed ognuna di esse assume un’importanza fondamentale: la prima parte riguarda una sorta di tubicino in materiale biodegradabile che assume la funzione di collettore tra le parti scollegate del nervo danneggiato, permettendo pertanto una nuova comunicazione tra le due estremità del nervo. La seconda parte invece riguarda un gel, denominato GRG (Guiding Regeneration Gel), che verrà posto sulla protesi, se così la si vuole definire, che aiuterà il nervo a rigenerarsi, permettendo quindi al paziente la mobilità degli arti paralizzati. Il gel è costituito da antiossidanti, che proteggono il tubicino, i peptidi creati in laboratorio, come la laminina, che agevolano la rigenerazione del nervo e l’acido ialuronico che evita l’essiccazione del tubicino.<br /><br />Grazie al gel e alla protesi pertanto, il nervo danneggiato dovrebbe pian piano riuscire a ricostruirsi, e grazie appunto alla ricostruzione, permettere ai pazienti con problemi di paralisi di poter utilizzare nuovamente gli arti immobilizzati. Gli scienziati nutrono molta fiducia in questo progetto e, a detta loro, il gel e la protesi del nervo non curerebbero soltanto i nervi danneggiati: gli studiosi infatti sostengono che grazie a questa scoperta, anche alcuni morbi come quello di Parkinson potranno essere curati, ponendo rimedio ai danni della fibra nervosa.<br /><br />Fonte: http://scienze.befan.it/paralisi-arriva-un-gel-per-rigenerare-i-nervi/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/nervoussystem.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><em class='bbcode italic'><strong class='bbcode bold'>Grazie a delle recenti scoperte, alcuni scienziati sono stati in grado di trovare una cura, anche se sperimentale, per la paralisi: grazie ad un tubicino biodegradabile ed ad un particolare gel, i nervi danneggiati irrimediabilmente sarebbero in grado di rigenerarsi e di permettere alle persone di muovere gli arti paralizzati.</strong></em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>di Stefania Amato</strong><br /><br />La scienza continua a fare dei grossi passi: in un’Università israeliana, precisamente quella di Tel Aviv (TAU), un gruppo di scienziati è riuscito a trovare un <a class='bbcode' href='http://www.sciencedaily.com/releases/2013/05/130513123339.htm' >rimedio</a>, seppur in via sperimentale, che permetterebbe a coloro che hanno dei problemi di paralisi, di poter guarire e riprendere a muovere la parte del corpo paralizzata. La scoperta è stata mostrata in diverse manifestazioni scientifiche e la buona riuscita degli esperimenti effettuati sulle cavie animali fa ben sperare su un utilizzo del rimedio anche su pazienti umani. Ma su cosa si basa la cura che gli scienziati sono stati in grado di scoprire grazie ai numerosi studi condotti?<br /><br />La cura è suddivisa in due parti, ed ognuna di esse assume un’importanza fondamentale: la prima parte riguarda una sorta di tubicino in materiale biodegradabile che assume la funzione di collettore tra le parti scollegate del nervo danneggiato, permettendo pertanto una nuova comunicazione tra le due estremità del nervo. La seconda parte invece riguarda un gel, denominato GRG (Guiding Regeneration Gel), che verrà posto sulla protesi, se così la si vuole definire, che aiuterà il nervo a rigenerarsi, permettendo quindi al paziente la mobilità degli arti paralizzati. Il gel è costituito da antiossidanti, che proteggono il tubicino, i peptidi creati in laboratorio, come la laminina, che agevolano la rigenerazione del nervo e l’acido ialuronico che evita l’essiccazione del tubicino.<br /><br />Grazie al gel e alla protesi pertanto, il nervo danneggiato dovrebbe pian piano riuscire a ricostruirsi, e grazie appunto alla ricostruzione, permettere ai pazienti con problemi di paralisi di poter utilizzare nuovamente gli arti immobilizzati. Gli scienziati nutrono molta fiducia in questo progetto e, a detta loro, il gel e la protesi del nervo non curerebbero soltanto i nervi danneggiati: gli studiosi infatti sostengono che grazie a questa scoperta, anche alcuni morbi come quello di Parkinson potranno essere curati, ponendo rimedio ai danni della fibra nervosa.<br /><br />Fonte: http://scienze.befan.it/paralisi-arriva-un-gel-per-rigenerare-i-nervi/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://altrogiornale.org/news.php?cat.11'>Salute</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Thu, 23 May 2013 12:58:52 +0200</pubDate>
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<item>
<title>La scelta di Angelina</title>
<link>http://altrogiornale.org/news.php?item.8571.7</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Cosa c’è dietro la ‘scelta coraggiosa’ della nota attrice hollywoodiana?<br /><br /><strong class='bbcode bold'><em class='bbcode italic'>di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli Usa di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)</em></strong><br /><br />O meglio, cosa significa questa scelta per lei, ma anche – vista la risonanza mediatica – cosa significherà inevitabilmente per migliaia di altre donne? O di uomini, visto che – è notizia di ieri - già qualcuno ha pensato bene di farsi togliere una prostata sana solo per prevenire eventuali insorgenze tumorali. Affronteremo questa analisi su vari piani – economico, scientifico, di comunicazione e spirituale - ma partiamo dall’inizio, o meglio, da un dettaglio non insignificante. Come è noto la Jolie si è sottoposta a doppia mastectomia perché la presenza di un gene difettoso, il BRCA1, a dire dei medici, la predisponeva a sviluppare un tumore al seno.<br /><br />La notizia della scelta di Angelina è ‘strillata’ con tanto di foto a tutta pagina in copertina della nota rivista People, praticamente in contemporanea con l’annuncio ufficiale, nonostante che di regola la rivista venga ‘chiusa’ redazionalmente tre settimane prima di arrivare nelle edicole.<br /><br />Mmmmh, qui c’è qualcosa sotto.<br /><br />Diverse cose.<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina2.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Iniziamo con il suggerimento, un po’ desueto, ma che funziona sempre: follow the money.<br /><br />Ebbene, tutto sarebbe nato – secondo quanto ci è stato raccontato dalla stampa – da un test genetico, il BRACAnalysis, che avrebbe stabilito, nel caso della bella Angelina, una percentuale molto elevata (87%) di possibilità di contrarre un cancro al seno. Il test è stato brevettato dalla Myriad Genetics e ha un costo di circa 4000 dollari. Ma, guarda caso, il prezzo del titolo della Myriad Genetics (MYGN) ha avuto un notevole beneficio dall’outing della Jolie, oltre ad aver registrato incrementi di valore da oltre 50 settimane[1].<br /><br />Ma questo è niente; se la Corte Suprema USA decidesse di approvare la BRACAnalysis, inserendola nel sistema sanitario nazionale, aprirebbe la strada a un business di migliaia di miliardi nei prossimi anni. Dunque azioni che salgono, profitti enormi per gli azionisti della Myriad Genetics, tutto da una decisione dell’attrice.<br /><br />Coincidenza?<br />Guarda caso in ambienti ben informati si parla molto seriamente di far rientrare il test all’interno della famigerata ObamaCare…<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina3.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Insomma un test ‘lanciato’ dall’attrice hollywoodiana, che farebbe leva sul terrore di milioni di donne e che porterebbe a riversare sui contribuenti – già poco entusiasti della riforma di Obama – i costi assicurativi del test. Non dimentichiamo che Angelina Jolie non è semplicemente una notissima attrice, ma anche una rappresentante ufficiale delle Nazioni Unite, dunque il suo appello non è solo privato, personale; è in grado di influenzare occultamente le donne americane trasformando il loro corpo in profitto.<br /><br />Insomma una vera e propria ‘svendita’ della donna, travestita da ‘libera scelta femminile’ per meglio manipolare gli animi.<br /><br />Poi c’è la questione dei geni.<br /><br />Già, perché tutta la vicenda si basa sulla ricerca genetica.<br /><br />La scelta di Angelina dunque di fatto alimenta il mostruoso trend che vede l’industria farmaceutica brevettare geni umani. Il 20% dei nostri geni è attualmente coperto da brevetti e intorno a questo business c’è un vorticoso giro di miliardi. Dunque se la Corte Suprema non appoggiasse questo test sarebbe un segnale gravissimo per tutte le aziende che lavorano su brevetti genetici e su tutti i test per il cancro e per molte altre malattie.<br /><br />Un disastro inaccettabile per Big Pharma.<br /><br />Come scongiurarlo?<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina4.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Con un testimonial d’eccezione, che, facendo leva sulla reazione emozionale di milioni di donne, crei un supporto solido per l’industria farmaceutica che sta intensificando sempre di più i brevetti sui geni umani. Naturalmente la quasi totalità della stampa americana ha suonato la grancassa dell’emozione per la brave choice, per la scelta coraggiosa, tranne pochi giornali, tra i quali il Detroit Free Press[2], che nota come la decisione della star di sottoporsi ad una doppia mastectomia, pubblicizzando abbondantemente questa vicenda, richiami in realtà l'attenzione su una controversia pendente nelle aule di giustizia.<br /><br />I giudici hanno, infatti, poche settimane per decidere se i brevetti della Myriad Genetics sui due geni che possono identificare un aumento del rischio di cancro al seno e alle ovaie siano legali, considerando anche che il monopolio dell’azienda farmaceutica di fatto costringe a sborsare 4000 dollari per il test.<br /><br />Guarda, guarda…<br /><br />Ma c’è ancora dell’altro.<br /><br />Anche la percentuale di rischio che la star indica come molla per la sua decisione di farsi asportare i seni è contraddetta dai fatti. In una ricerca importante[3] a cura di un ente governativo, il National Research Institute, si indicano valori per rischi di cancro al seno associati a geni BRCA1 nettamente inferiori a quelli pubblicizzati dalla Jolie e rilanciati dai media mainstream. Secondo questa ricerca, su 600 donne solo 1 avrà verosimilmente una mutazione BRCA del suo codice genetico e, anche per questa unica donna, il rischio di cancro al seno sarà del 56% e non del 78%, come sostenuto da Angelina Jolie. Considerando che il 13% di donne, anche senza la mutazione genetica, contrae cancro al seno, il rischio - secondo questa ricerca - interessa 43 donne su 100.<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina5.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Abbiamo in definitiva 1 donna su 600 che ha una mutazione del gene BRCA1, e meno della metà che si ammala di cancro a causa di questa mutazione. In altre parole, circa 1 donna su 1200 sarà toccata da questo problema. Senza voler neppure accennare alle cure alternative contro il cancro – cure per la maggior parte proibite qui negli USA - che rischierebbero di erodere il business ipermiliardario di Big Pharma basato su chemio, radio e altre cure rivelatesi spesso inefficaci e dolorose.<br /><br />Come si vede le cose stanno ben diversamente da come sono state ‘strillate’ dalla stampa mainstream di tutto il mondo, diffondendo tra le donne il terrore del ‘brutto male’ e la falsa convinzione che solo togliendosi i seni, o l’utero, o entrambi, ci si possa salvare. Ora, noi da tempo ci siamo resi conto che la paura, il terrore, l’angoscia sono il principale mezzo con cui le masse vengono dominate dalle élite che governano il pianeta. La paura del terrorista, della guerra, della crisi economica, del cancro, rappresentano le modalità sempre maggiormente utilizzate dai media per rilanciare questo disegno mondiale di dominio assoluto sull’umanità.<br /><br />Riflettiamoci bene; non vi sono che rarissimi casi di giornali o televisioni che si fanno delle domande, che non ‘rilanciano’ semplicemente la notizia così come è stata ‘battuta’ dalle agenzie di stampa.<br /><br />Ma veniamo alla paura.<br /><br />Oggi la paura è centrale nel nostro mondo.<br /><br />Dopo gli evidenti esempi di paura instillata nelle masse prima con la war on terror a partire dall’11 settembre 2001 e poi con la crisi economica del 2008 (sette anni dopo) ora, avvicinandoci al compimento del nuovo settennio (2014) sembra si voglia aggiungere un nuovo capitolo a questa azione progressiva di paralisi delle forze della coscienza. <br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina6.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>La paura porta – a livello esteriore - ad accettare qualsiasi perdita di libertà, qualsiasi compromesso pur di ‘cavarsela’, mentre, a livello interiore, conduce a un irrigidimento dell’animo, a un distacco dal mondo ideale-spirituale. Prima devo pensare ‘alla pelle’, poi a tutto il resto. Non a caso – ci insegna l’esoterismo – questa è l’epoca dell’Arcangelo Michele la cui esortazione è quella di superare la paura, del coraggio con cui vivere la vita. Quale miglior modo allora di ostacolare la missione di Michele, se non instillando terrore in schiere umane sempre più vaste?<br /><br />Dopo l’attacco alla sicurezza (terrorismo), l’attacco al benessere (crisi economica) ora abbiamo l’attacco alla salute a partire dal corpo umano, dai geni. Sul piano della genetica sta per iniziare una battaglia che trasformerà enormemente la nostra civiltà nei prossimi decenni. Interessi miliardari e disegni di potere sulla più intima essenza della corporeità umana rappresentano probabilmente il rischio maggiore che l’umanità a breve si troverà ad affrontare.<br /><br />Su questo piano si gioca la stessa possibilità della libertà umana.<br /><br />Per concludere, una breve riflessione sull’aspetto personale, karmico, di una scelta del genere. L’idea di asportare preventivamente un organo sano per paura che si ammali non è solo qualcosa di profondamente errato sul piano esteriore fisico-sensibile, ma è altresì un errore spirituale enorme.<br /><br />Perché?<br /><br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina7.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Se non ci limitiamo alla visione della vita che ci viene trasmessa dal materialismo attuale ci rendiamo presto conto che dal punto di vista spirituale la malattia è una funzione biologica naturale come la vista o la respirazione, che ci indica che c’è qualcosa di sbagliato in noi. Come la febbre ci indica che abbiamo un’infezione, la malattia ci avverte – se siamo in grado di ascoltarla – della disarmonia presente in noi e ci consente di intervenire.<br /><br />La guarigione è una crescita che noi dobbiamo alla malattia.<br /><br />La malattia è anche un elemento karmico di cui dobbiamo tener conto; impedirne - con i soli mezzi esteriori – il manifestarsi non significa liberarsene. Anzi, vuol dire, di regola, farla ripresentare in forme anche peggiori. In ogni caso significa negare l’elemento spirituale presente in noi, riducendo il nostro essere alla sola parte fisico-sensibile.<br /><br />L’essere umano viene così ridotto a meccanismo, a macchina, i cui componenti di base sono i geni. Manipolabili, brevettabili. Non vanno bene? Cambiamoli o, se è troppo tardi, togliamo gli organi a rischio; in fondo lo stesso trapianto di organi a cosa prelude? Alla ricerca dell’immortalità terrestre attraverso la sostituzione progressiva di organi invecchiati. Purtroppo chi guarda alla realtà non solo dal punto di vista materialistico, sa bene che una azione sul nucleo della vita effettuata senza moralità non potrà che rappresentare un disastro di proporzioni inimmaginabili.<br /><br />Questo è allora il messaggio diffuso a milioni di donne dalla ‘scelta coraggiosa’ di Angelina:<em class='bbcode italic'> “cara amica, non v’è nulla di spirituale in te, nulla di sacro; non sei che una macchina. Ascolta chi ne sa più di te; le Corporation che speculano sulla parte più intima della tua corporeità, brevettando i tuoi geni. Scegli allora di contraddire la stessa saggezza del tuo corpo, mutilando, per paura, anche organi sani. Non guardare al destino con fiducia, ma alimenta l'ansia dentro di te; solo paura e angoscia ti potranno salvare”.</em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Una bella scelta, davvero.</strong><br /><br />[1]  http://www.marketwatch.com/story/jolie-gives-star-power-to-stock-2013-05-14<br /><br />[2]  http://www.freep.com/article/20130515/NEWS15/305150038/Angelina-Jolie-Supreme-Court<br /><br />[3]  http://www.genome.gov/10000939<br /><br />Fonte: http://www.liberopensare.com/articoli/item/475-la-scelta-di-angelina]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina1.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Cosa c’è dietro la ‘scelta coraggiosa’ della nota attrice hollywoodiana?<br /><br /><strong class='bbcode bold'><em class='bbcode italic'>di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli Usa di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)</em></strong><br /><br />O meglio, cosa significa questa scelta per lei, ma anche – vista la risonanza mediatica – cosa significherà inevitabilmente per migliaia di altre donne? O di uomini, visto che – è notizia di ieri - già qualcuno ha pensato bene di farsi togliere una prostata sana solo per prevenire eventuali insorgenze tumorali. Affronteremo questa analisi su vari piani – economico, scientifico, di comunicazione e spirituale - ma partiamo dall’inizio, o meglio, da un dettaglio non insignificante. Come è noto la Jolie si è sottoposta a doppia mastectomia perché la presenza di un gene difettoso, il BRCA1, a dire dei medici, la predisponeva a sviluppare un tumore al seno.<br /><br />La notizia della scelta di Angelina è ‘strillata’ con tanto di foto a tutta pagina in copertina della nota rivista People, praticamente in contemporanea con l’annuncio ufficiale, nonostante che di regola la rivista venga ‘chiusa’ redazionalmente tre settimane prima di arrivare nelle edicole.<br /><br />Mmmmh, qui c’è qualcosa sotto.<br /><br />Diverse cose.<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina2.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Iniziamo con il suggerimento, un po’ desueto, ma che funziona sempre: follow the money.<br /><br />Ebbene, tutto sarebbe nato – secondo quanto ci è stato raccontato dalla stampa – da un test genetico, il BRACAnalysis, che avrebbe stabilito, nel caso della bella Angelina, una percentuale molto elevata (87%) di possibilità di contrarre un cancro al seno. Il test è stato brevettato dalla Myriad Genetics e ha un costo di circa 4000 dollari. Ma, guarda caso, il prezzo del titolo della Myriad Genetics (MYGN) ha avuto un notevole beneficio dall’outing della Jolie, oltre ad aver registrato incrementi di valore da oltre 50 settimane[1].<br /><br />Ma questo è niente; se la Corte Suprema USA decidesse di approvare la BRACAnalysis, inserendola nel sistema sanitario nazionale, aprirebbe la strada a un business di migliaia di miliardi nei prossimi anni. Dunque azioni che salgono, profitti enormi per gli azionisti della Myriad Genetics, tutto da una decisione dell’attrice.<br /><br />Coincidenza?<br />Guarda caso in ambienti ben informati si parla molto seriamente di far rientrare il test all’interno della famigerata ObamaCare…<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina3.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Insomma un test ‘lanciato’ dall’attrice hollywoodiana, che farebbe leva sul terrore di milioni di donne e che porterebbe a riversare sui contribuenti – già poco entusiasti della riforma di Obama – i costi assicurativi del test. Non dimentichiamo che Angelina Jolie non è semplicemente una notissima attrice, ma anche una rappresentante ufficiale delle Nazioni Unite, dunque il suo appello non è solo privato, personale; è in grado di influenzare occultamente le donne americane trasformando il loro corpo in profitto.<br /><br />Insomma una vera e propria ‘svendita’ della donna, travestita da ‘libera scelta femminile’ per meglio manipolare gli animi.<br /><br />Poi c’è la questione dei geni.<br /><br />Già, perché tutta la vicenda si basa sulla ricerca genetica.<br /><br />La scelta di Angelina dunque di fatto alimenta il mostruoso trend che vede l’industria farmaceutica brevettare geni umani. Il 20% dei nostri geni è attualmente coperto da brevetti e intorno a questo business c’è un vorticoso giro di miliardi. Dunque se la Corte Suprema non appoggiasse questo test sarebbe un segnale gravissimo per tutte le aziende che lavorano su brevetti genetici e su tutti i test per il cancro e per molte altre malattie.<br /><br />Un disastro inaccettabile per Big Pharma.<br /><br />Come scongiurarlo?<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina4.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>Con un testimonial d’eccezione, che, facendo leva sulla reazione emozionale di milioni di donne, crei un supporto solido per l’industria farmaceutica che sta intensificando sempre di più i brevetti sui geni umani. Naturalmente la quasi totalità della stampa americana ha suonato la grancassa dell’emozione per la brave choice, per la scelta coraggiosa, tranne pochi giornali, tra i quali il Detroit Free Press[2], che nota come la decisione della star di sottoporsi ad una doppia mastectomia, pubblicizzando abbondantemente questa vicenda, richiami in realtà l'attenzione su una controversia pendente nelle aule di giustizia.<br /><br />I giudici hanno, infatti, poche settimane per decidere se i brevetti della Myriad Genetics sui due geni che possono identificare un aumento del rischio di cancro al seno e alle ovaie siano legali, considerando anche che il monopolio dell’azienda farmaceutica di fatto costringe a sborsare 4000 dollari per il test.<br /><br />Guarda, guarda…<br /><br />Ma c’è ancora dell’altro.<br /><br />Anche la percentuale di rischio che la star indica come molla per la sua decisione di farsi asportare i seni è contraddetta dai fatti. In una ricerca importante[3] a cura di un ente governativo, il National Research Institute, si indicano valori per rischi di cancro al seno associati a geni BRCA1 nettamente inferiori a quelli pubblicizzati dalla Jolie e rilanciati dai media mainstream. Secondo questa ricerca, su 600 donne solo 1 avrà verosimilmente una mutazione BRCA del suo codice genetico e, anche per questa unica donna, il rischio di cancro al seno sarà del 56% e non del 78%, come sostenuto da Angelina Jolie. Considerando che il 13% di donne, anche senza la mutazione genetica, contrae cancro al seno, il rischio - secondo questa ricerca - interessa 43 donne su 100.<br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina5.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Abbiamo in definitiva 1 donna su 600 che ha una mutazione del gene BRCA1, e meno della metà che si ammala di cancro a causa di questa mutazione. In altre parole, circa 1 donna su 1200 sarà toccata da questo problema. Senza voler neppure accennare alle cure alternative contro il cancro – cure per la maggior parte proibite qui negli USA - che rischierebbero di erodere il business ipermiliardario di Big Pharma basato su chemio, radio e altre cure rivelatesi spesso inefficaci e dolorose.<br /><br />Come si vede le cose stanno ben diversamente da come sono state ‘strillate’ dalla stampa mainstream di tutto il mondo, diffondendo tra le donne il terrore del ‘brutto male’ e la falsa convinzione che solo togliendosi i seni, o l’utero, o entrambi, ci si possa salvare. Ora, noi da tempo ci siamo resi conto che la paura, il terrore, l’angoscia sono il principale mezzo con cui le masse vengono dominate dalle élite che governano il pianeta. La paura del terrorista, della guerra, della crisi economica, del cancro, rappresentano le modalità sempre maggiormente utilizzate dai media per rilanciare questo disegno mondiale di dominio assoluto sull’umanità.<br /><br />Riflettiamoci bene; non vi sono che rarissimi casi di giornali o televisioni che si fanno delle domande, che non ‘rilanciano’ semplicemente la notizia così come è stata ‘battuta’ dalle agenzie di stampa.<br /><br />Ma veniamo alla paura.<br /><br />Oggi la paura è centrale nel nostro mondo.<br /><br />Dopo gli evidenti esempi di paura instillata nelle masse prima con la war on terror a partire dall’11 settembre 2001 e poi con la crisi economica del 2008 (sette anni dopo) ora, avvicinandoci al compimento del nuovo settennio (2014) sembra si voglia aggiungere un nuovo capitolo a questa azione progressiva di paralisi delle forze della coscienza. <br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina6.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: right" alt="Il Giornale Online"/>La paura porta – a livello esteriore - ad accettare qualsiasi perdita di libertà, qualsiasi compromesso pur di ‘cavarsela’, mentre, a livello interiore, conduce a un irrigidimento dell’animo, a un distacco dal mondo ideale-spirituale. Prima devo pensare ‘alla pelle’, poi a tutto il resto. Non a caso – ci insegna l’esoterismo – questa è l’epoca dell’Arcangelo Michele la cui esortazione è quella di superare la paura, del coraggio con cui vivere la vita. Quale miglior modo allora di ostacolare la missione di Michele, se non instillando terrore in schiere umane sempre più vaste?<br /><br />Dopo l’attacco alla sicurezza (terrorismo), l’attacco al benessere (crisi economica) ora abbiamo l’attacco alla salute a partire dal corpo umano, dai geni. Sul piano della genetica sta per iniziare una battaglia che trasformerà enormemente la nostra civiltà nei prossimi decenni. Interessi miliardari e disegni di potere sulla più intima essenza della corporeità umana rappresentano probabilmente il rischio maggiore che l’umanità a breve si troverà ad affrontare.<br /><br />Su questo piano si gioca la stessa possibilità della libertà umana.<br /><br />Per concludere, una breve riflessione sull’aspetto personale, karmico, di una scelta del genere. L’idea di asportare preventivamente un organo sano per paura che si ammali non è solo qualcosa di profondamente errato sul piano esteriore fisico-sensibile, ma è altresì un errore spirituale enorme.<br /><br />Perché?<br /><br /><img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/angelina7.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/>Se non ci limitiamo alla visione della vita che ci viene trasmessa dal materialismo attuale ci rendiamo presto conto che dal punto di vista spirituale la malattia è una funzione biologica naturale come la vista o la respirazione, che ci indica che c’è qualcosa di sbagliato in noi. Come la febbre ci indica che abbiamo un’infezione, la malattia ci avverte – se siamo in grado di ascoltarla – della disarmonia presente in noi e ci consente di intervenire.<br /><br />La guarigione è una crescita che noi dobbiamo alla malattia.<br /><br />La malattia è anche un elemento karmico di cui dobbiamo tener conto; impedirne - con i soli mezzi esteriori – il manifestarsi non significa liberarsene. Anzi, vuol dire, di regola, farla ripresentare in forme anche peggiori. In ogni caso significa negare l’elemento spirituale presente in noi, riducendo il nostro essere alla sola parte fisico-sensibile.<br /><br />L’essere umano viene così ridotto a meccanismo, a macchina, i cui componenti di base sono i geni. Manipolabili, brevettabili. Non vanno bene? Cambiamoli o, se è troppo tardi, togliamo gli organi a rischio; in fondo lo stesso trapianto di organi a cosa prelude? Alla ricerca dell’immortalità terrestre attraverso la sostituzione progressiva di organi invecchiati. Purtroppo chi guarda alla realtà non solo dal punto di vista materialistico, sa bene che una azione sul nucleo della vita effettuata senza moralità non potrà che rappresentare un disastro di proporzioni inimmaginabili.<br /><br />Questo è allora il messaggio diffuso a milioni di donne dalla ‘scelta coraggiosa’ di Angelina:<em class='bbcode italic'> “cara amica, non v’è nulla di spirituale in te, nulla di sacro; non sei che una macchina. Ascolta chi ne sa più di te; le Corporation che speculano sulla parte più intima della tua corporeità, brevettando i tuoi geni. Scegli allora di contraddire la stessa saggezza del tuo corpo, mutilando, per paura, anche organi sani. Non guardare al destino con fiducia, ma alimenta l'ansia dentro di te; solo paura e angoscia ti potranno salvare”.</em><br /><br /><strong class='bbcode bold'>Una bella scelta, davvero.</strong><br /><br />[1]  http://www.marketwatch.com/story/jolie-gives-star-power-to-stock-2013-05-14<br /><br />[2]  http://www.freep.com/article/20130515/NEWS15/305150038/Angelina-Jolie-Supreme-Court<br /><br />[3]  http://www.genome.gov/10000939<br /><br />Fonte: http://www.liberopensare.com/articoli/item/475-la-scelta-di-angelina]]></content:encoded>
<category domain='http://altrogiornale.org/news.php?cat.7'>Pianeta Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Wed, 22 May 2013 20:05:42 +0200</pubDate>
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<title>Focus sulle onde gravitazionali</title>
<link>http://altrogiornale.org/news.php?item.8570.10</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/einstein_board.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'><a class='bbcode' href='http://astronomicamens.wordpress.com/' >di Corrado Ruscica</a></strong><br /><br />I <a class='bbcode' href='http://astronomicamens.wordpress.com/2013/03/21/planck-reveals-an-almost-perfect-universe/' >risultati </a>di Planck hanno aperto una nuova finestra verso lo studio delle primissime fasi iniziali della storia cosmica. Oggi, uno dei punti chiave per i cosmologi è quello di verificare sperimentalmente se l’inflazione cosmica sia avvenuta o meno. I prossimi dati di Planck, che saranno pubblicati l’anno prossimo, riguarderanno la polarizzazione della radiazione cosmica di fondo e dovrebbero fornirci maggiori indizi per capire ancora più in dettaglio come l’Universo sia passato da una situazione di estrema densità e temperatura fino a raggiungere in una frazione di secondo le dimensioni cosmiche. Nel frattempo, si stanno già programmando tutta una serie di progetti scientifici che hanno lo scopo di rivelare le onde gravitazionali che, finora, sono state previste in via teorica dalla relatività generale.<br /><br />Si tratta di distorsioni del tessuto spaziotemporale e si ritiene che esse siano prodotte quando oggetti super massicci, come ad esempio le stelle di neutroni, collidono. Le onde gravitazionali devono ancora essere rivelate ma il consenso nell’ambito della comunità dei fisici vuole che si tratti di un fenomeno reale. Naturalmente, non possiamo affermare con certezza che esse esistono fino a che non siano state misurate sperimentalmente. Dunque, l’idea è quella di costruire una serie di apparati ultra sensibili, denominati interferometri, che siano distribuiti sul globo. Il loro design a forma di “L” permette di misurare il tempo che impiega un fotone emesso da un laser a propagarsi da una estremità all’altra dell’interferometro quando passa un’onda gravitazionale. Infatti, se un’onda gravitazionale colpisce lo strumento, essa dovrebbe modificarne la lunghezza determinando un aumento o una diminuzione del tempo che il fotone impiega per percorrere la distanza da un estremo all’altro. Lo scopo sarà quello di raccogliere una serie di dati da varie località in modo da studiare la direzione di propagazione delle onde che attraversano gli interferometri e, quindi, capire da dove si sono originate. Al momento, gli attuali rivelatori non sono così sensibili per cui diventa di fondamentale importanza costruire interferometri di nuova generazione. Insomma, si tratterà di una collaborazione internazionale che vedrà impegnati i ricercatori di vari paesi per uno scopo comune. Si prevede, comunque, che i primi apparati entrino in funzione non prima del 2017.<br /><br />Science (abstract): Seeing Gravitational Waves http://www.sciencemag.org/content/340/6132/555<br />Fonte: http://astronomicamens.wordpress.com/2013/05/14/focus-sulle-onde-gravitazionali/<br />]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/einstein_board.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'><a class='bbcode' href='http://astronomicamens.wordpress.com/' >di Corrado Ruscica</a></strong><br /><br />I <a class='bbcode' href='http://astronomicamens.wordpress.com/2013/03/21/planck-reveals-an-almost-perfect-universe/' >risultati </a>di Planck hanno aperto una nuova finestra verso lo studio delle primissime fasi iniziali della storia cosmica. Oggi, uno dei punti chiave per i cosmologi è quello di verificare sperimentalmente se l’inflazione cosmica sia avvenuta o meno. I prossimi dati di Planck, che saranno pubblicati l’anno prossimo, riguarderanno la polarizzazione della radiazione cosmica di fondo e dovrebbero fornirci maggiori indizi per capire ancora più in dettaglio come l’Universo sia passato da una situazione di estrema densità e temperatura fino a raggiungere in una frazione di secondo le dimensioni cosmiche. Nel frattempo, si stanno già programmando tutta una serie di progetti scientifici che hanno lo scopo di rivelare le onde gravitazionali che, finora, sono state previste in via teorica dalla relatività generale.<br /><br />Si tratta di distorsioni del tessuto spaziotemporale e si ritiene che esse siano prodotte quando oggetti super massicci, come ad esempio le stelle di neutroni, collidono. Le onde gravitazionali devono ancora essere rivelate ma il consenso nell’ambito della comunità dei fisici vuole che si tratti di un fenomeno reale. Naturalmente, non possiamo affermare con certezza che esse esistono fino a che non siano state misurate sperimentalmente. Dunque, l’idea è quella di costruire una serie di apparati ultra sensibili, denominati interferometri, che siano distribuiti sul globo. Il loro design a forma di “L” permette di misurare il tempo che impiega un fotone emesso da un laser a propagarsi da una estremità all’altra dell’interferometro quando passa un’onda gravitazionale. Infatti, se un’onda gravitazionale colpisce lo strumento, essa dovrebbe modificarne la lunghezza determinando un aumento o una diminuzione del tempo che il fotone impiega per percorrere la distanza da un estremo all’altro. Lo scopo sarà quello di raccogliere una serie di dati da varie località in modo da studiare la direzione di propagazione delle onde che attraversano gli interferometri e, quindi, capire da dove si sono originate. Al momento, gli attuali rivelatori non sono così sensibili per cui diventa di fondamentale importanza costruire interferometri di nuova generazione. Insomma, si tratterà di una collaborazione internazionale che vedrà impegnati i ricercatori di vari paesi per uno scopo comune. Si prevede, comunque, che i primi apparati entrino in funzione non prima del 2017.<br /><br />Science (abstract): Seeing Gravitational Waves http://www.sciencemag.org/content/340/6132/555<br />Fonte: http://astronomicamens.wordpress.com/2013/05/14/focus-sulle-onde-gravitazionali/<br />]]></content:encoded>
<category domain='http://altrogiornale.org/news.php?cat.10'>Extra Terra</category>
<dc:creator>Richard</dc:creator>
<pubDate>Tue, 21 May 2013 20:04:06 +0200</pubDate>
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<title>Uomo e anima</title>
<link>http://altrogiornale.org/news.php?item.8569.9</link>
<description><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/ghioni.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Chi è veramente l’uomo?</strong><br /><br />È una domanda facile e difficile allo stesso tempo. L’uomo non è un corpo, non è un nome, non è una funzione, ma usa tutto questo come degli strumenti. L’uomo non è un’ideologia, un partito politico, non è un’insieme di nozioni, ma si identifica in una di queste cose, oppure sceglie di non identificarsi in esse. L’uomo vero, nel linguaggio comune, può essere descritto solo per negazioni, cioè puoi dire che cosa non è. Ma per dire che cos’è, lo devi essere.<br /><br />Potrei dire che esiste solo l’Anima. Siamo degli esseri che hanno la possibilità di tornare a Casa, e sottolineo ‘possibilità’. Qui, in questo campo, quello fisico, siamo messi alla prova. Sarebbe in effetti meglio non parlare dell’Anima, perché non ci sono parole che possono descriverla, in quanto i linguaggi sono stati inventati per raccontare le cose che puoi toccare e vedere con i sensi. L’Anima invece, ovvero te stesso, è l’unica cosa che con i sensi non puoi toccare, né vedere.<br /><br />Per percepire quello che tu sei veramente, devi disattivare tutto il resto. Quando l’hai fatto, puoi sentire che cos’è l’Anima, ma puoi solo sentirla: non puoi raccontarla in un libro, e non puoi discuterne, perché sarebbe paradossale. La sua natura, d’altra parte, è un argomento che io considero sacro, e non ritengo possa essere oggetto di chiacchiera. Certo, se tu non pensi di essere qualcosa di spirituale, bensì solo un agglomerato di materia in movimento e in rapido decadimento, e in effetti è ciò che normalmente l’uomo pensa di essere, allora potresti anche avere la presunzione di parlare di qualcosa di assoluto. Ma visto che non è così, se si riesce a percepire questo elemento, si sa anche che non è possibile descriverlo con termini ordinari. Puoi però cercare di farlo percepire a un’altra persona, se lo desidera. Ma bisogna desiderarlo.<br /><br /><br />Il nucleo che qui si chiama Anima è diviso in due: una parte, chiamata Trasparente, si trova in alto, mentre l’altra è quella che giunge su questo piano, prendendo il nome di Corpo Oscuro.Quando cade qui, occupa un corpo, si mette un vestito, per poter interagire con questo piano dell’esistenza, che è un mondo anch’esso Oscuro. Tra le due c’è un collegamento, perché la parte che si trova qui deve trovare la strada per tornare da dove è venuta. L’accezione che si dà alla parola Trasparente, che è un termine oggettivo, è quella di imperturbato e imperturbabile, ed è ciò che dovremmo diventare. La parte Oscura è invece perennemente in guerra, perché combatte per uscire da qui, nonostante il fatto che in questa epoca manchi in generale la speranza che esista qualcosa al di là di ciò che si può toccare con mano. Qualcosa di eterno, di immortale. Quasi tutto, infatti, è disegnato per drogare i sensi, per sovrastimolarli, in modo tale che non si senta il vuoto prodotto dalla mancanza di questa speranza. Mi auguro che tutti trovino la soluzione alla guerra interiore che stanno vivendo. La chiave di questa soluzione è NON COMBATTERE.<br /><br />Quando, e se mai, un nucleo Oscuro avesse l’estrema fortuna di diventare uguale alla sua controparte Trasparente,automaticamente si troverebbe in un Cielo altissimo. Non potrebbe più rimanere qui, perché diventerebbe incompatibile con questo luogo. Se riesci a diventare Trasparente, trasformando la tua Oscurità, hai adempiuto alla ragione per cui sei venuto qui. Si può dire che hai fatto yoga, che vuol dire “unione”, perché ti sei unito, appunto,con l’altra metà di te stesso. Hai raggiunto uno stato di totale pace e realizzazione, che penso sia l’obiettivo che tutti dovrebbero avere.<br /><br /><div style='text-align:right'><a class='bbcode' href='http://www.fabioghioni.net/blog/2013/04/16/uomo-e-anima/' >Fabio Ghioni</a></div><br /><br /><div style='text-align:center'><table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px"><tr><td align="center" valign="top" width="140"><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-nona-emanazione-libro.php?pn=678" title="La Nona Emanazione - Libro" ><img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/_big/l/la-nona-emanazione-libro-1.jpg" width="122" height="160" alt="La Nona Emanazione - Libro" /></a></td><td><div><a target="_blank" class="autore" title="Fabio Ghioni" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_fabio-ghioni.php?pn=678">Fabio Ghioni</a></div><div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-nona-emanazione-libro.php?pn=678" title="La Nona Emanazione - Libro" style="font-weight:bold">La Nona Emanazione - Libro</a></div></td></tr></table></div>]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<img src="http://www.altrogiornale.org/images/newspost_images/ghioni.jpg"style="border: 10px solid #FFFCE6; float: left" alt="Il Giornale Online"/><strong class='bbcode bold'>Chi è veramente l’uomo?</strong><br /><br />È una domanda facile e difficile allo stesso tempo. L’uomo non è un corpo, non è un nome, non è una funzione, ma usa tutto questo come degli strumenti. L’uomo non è un’ideologia, un partito politico, non è un’insieme di nozioni, ma si identifica in una di queste cose, oppure sceglie di non identificarsi in esse. L’uomo vero, nel linguaggio comune, può essere descritto solo per negazioni, cioè puoi dire che cosa non è. Ma per dire che cos’è, lo devi essere.<br /><br />Potrei dire che esiste solo l’Anima. Siamo degli esseri che hanno la possibilità di tornare a Casa, e sottolineo ‘possibilità’. Qui, in questo campo, quello fisico, siamo messi alla prova. Sarebbe in effetti meglio non parlare dell’Anima, perché non ci sono parole che possono descriverla, in quanto i linguaggi sono stati inventati per raccontare le cose che puoi toccare e vedere con i sensi. L’Anima invece, ovvero te stesso, è l’unica cosa che con i sensi non puoi toccare, né vedere.<br /><br />Per percepire quello che tu sei veramente, devi disattivare tutto il resto. Quando l’hai fatto, puoi sentire che cos’è l’Anima, ma puoi solo sentirla: non puoi raccontarla in un libro, e non puoi discuterne, perché sarebbe paradossale. La sua natura, d’altra parte, è un argomento che io considero sacro, e non ritengo possa essere oggetto di chiacchiera. Certo, se tu non pensi di essere qualcosa di spirituale, bensì solo un agglomerato di materia in movimento e in rapido decadimento, e in effetti è ciò che normalmente l’uomo pensa di essere, allora potresti anche avere la presunzione di parlare di qualcosa di assoluto. Ma visto che non è così, se si riesce a percepire questo elemento, si sa anche che non è possibile descriverlo con termini ordinari. Puoi però cercare di farlo percepire a un’altra persona, se lo desidera. Ma bisogna desiderarlo.<br /><br /><br />Il nucleo che qui si chiama Anima è diviso in due: una parte, chiamata Trasparente, si trova in alto, mentre l’altra è quella che giunge su questo piano, prendendo il nome di Corpo Oscuro.Quando cade qui, occupa un corpo, si mette un vestito, per poter interagire con questo piano dell’esistenza, che è un mondo anch’esso Oscuro. Tra le due c’è un collegamento, perché la parte che si trova qui deve trovare la strada per tornare da dove è venuta. L’accezione che si dà alla parola Trasparente, che è un termine oggettivo, è quella di imperturbato e imperturbabile, ed è ciò che dovremmo diventare. La parte Oscura è invece perennemente in guerra, perché combatte per uscire da qui, nonostante il fatto che in questa epoca manchi in generale la speranza che esista qualcosa al di là di ciò che si può toccare con mano. Qualcosa di eterno, di immortale. Quasi tutto, infatti, è disegnato per drogare i sensi, per sovrastimolarli, in modo tale che non si senta il vuoto prodotto dalla mancanza di questa speranza. Mi auguro che tutti trovino la soluzione alla guerra interiore che stanno vivendo. La chiave di questa soluzione è NON COMBATTERE.<br /><br />Quando, e se mai, un nucleo Oscuro avesse l’estrema fortuna di diventare uguale alla sua controparte Trasparente,automaticamente si troverebbe in un Cielo altissimo. Non potrebbe più rimanere qui, perché diventerebbe incompatibile con questo luogo. Se riesci a diventare Trasparente, trasformando la tua Oscurità, hai adempiuto alla ragione per cui sei venuto qui. Si può dire che hai fatto yoga, che vuol dire “unione”, perché ti sei unito, appunto,con l’altra metà di te stesso. Hai raggiunto uno stato di totale pace e realizzazione, che penso sia l’obiettivo che tutti dovrebbero avere.<br /><br /><div style='text-align:right'><a class='bbcode' href='http://www.fabioghioni.net/blog/2013/04/16/uomo-e-anima/' >Fabio Ghioni</a></div><br /><br /><div style='text-align:center'><table cellpadding="3" style="margin-bottom:30px"><tr><td align="center" valign="top" width="140"><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-nona-emanazione-libro.php?pn=678" title="La Nona Emanazione - Libro" ><img style="border:0" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/data/cop/_big/l/la-nona-emanazione-libro-1.jpg" width="122" height="160" alt="La Nona Emanazione - Libro" /></a></td><td><div><a target="_blank" class="autore" title="Fabio Ghioni" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_fabio-ghioni.php?pn=678">Fabio Ghioni</a></div><div><a target="_blank" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-nona-emanazione-libro.php?pn=678" title="La Nona Emanazione - Libro" style="font-weight:bold">La Nona Emanazione - Libro</a></div></td></tr></table></div>]]></content:encoded>
<category domain='http://altrogiornale.org/news.php?cat.9'>Spirito</category>
<dc:creator>pasgal</dc:creator>
<pubDate>Tue, 21 May 2013 17:06:34 +0200</pubDate>
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