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Wi fi si o no ????

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Pier72Mars
08:31 13 dic 2011
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LE RADIAZIONI DI CELLULARI E WI-FI FANNO AMMALARE: SIAMO TUTTI A RISCHIO
Postato il Lunedì, 12 dicembre @ 21:00:00 CST di supervice

DI CHRISTOPHER KETCHAM
AlterNet
Siamo attualmente esposti alle radio frequenze elettromagnetiche 24 ore al giorno. Benvenuti nel più grande esperimento umano di sempre.

Prendiamo in considerazione questa storia: siamo nel gennaio del 1990 durante la fase iniziale del servizio di telefonia mobile. Una torre cellulare viene costruita a circa 200 metri dalla casa di Alison Rall, a Mansfield in Ohio, dove, con suo marito, ha una fattoria di 160 acri dove producono latticini. La prima cosa che salta all’occhio alla famiglia Rall è che le uova delle anatre delle loro terre non si schiudono. Per quella primavera non nascono anatroccoli.

Nell’autunno del 1990, l’intera mandria di bestiame che pascola nei pressi della torre è ammalata. Gli animali sono esili, gli si vedono le costole, il loro pelo cresce ruvido, si comportano in modo strano – sono agitati e nervosi. Ben presto le mucche abortiscono e così anche le capre. Molti animali dopo la gestazione nascono deformi. Ci sono capre con colli palmati, capre con le zampe anteriori più corte rispetto a quelle posteriori. Un vitello nel grembo materno ha un tumore delle dimensioni di una palla da basket, un altro ha un tumore di quasi un metro di diametro, grande abbastanza da non potergli permettere di passare attraverso il canale uterino. Rall e il veterinario locale, quindi, decidono di incidere la madre aprendola per far si che la creatura esca viva. Il veterinario testimonia l’incubo : “Non ho mai visto nulla di simile in tutta la mia pratica professionale. […] Credo che tutto questo è il risultato della presenza della torre cellulare.”

Nel giro di sei mesi i tre giovani figli dei Rall iniziano a soffrire di strane eruzioni cutanee, con il rigonfiamento di parti arrossate e infiammate. I ragazzini sono colpiti da momenti di iperattività; il bambino più piccolo a volte si mette a girare in tondo, in modo folle e vorticoso. Le ragazze perdono i capelli. La Rall è presto incinta di un quarto figlio, ma non riesce ad aumentare di peso. Suo figlio viene messo alla luce con difetti alla nascita – ossa fragili, problemi neurologici – che non si riconoscono in una sindrome specifica. Gli altri suoi figli, concepiti prima dell’arrivo della torre, erano invece nati sani.

Nel disperato tentativo di capire cosa stia accadendo alla sua famiglia e alla sua fattoria, la Rall contatta l’Agenzia di Protezione Ambientale (Environmental Protection Agency) . Si finisce col parlare con uno scienziato dell’EPA chiamato Carl Blackman, un esperto degli effetti biologici delle radiazioni provenienti dai campi elettromagnetici (CEM)- il tipo di campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF – EMF) con cui funziona tutta la tecnologia wireless, che include non solo le torri cellulari e il telefoni cellulari, ma anche i router wi-fi, i computer compatibili wi-fi, le utility “intelligenti” e persino telefoni di casa senza fili. “Mettendomi nei panni di chi governa, dovrei dirvi che siete perfettamente sicuri”, le dice Blackman. “Vestendo in borghese, devo dirle di prendere in considerazione l’eventualità di andare via.”

L’avvertimento di Blackman semina preoccupazione sulla famiglia. Quando la Rall si mette in contatto con la compagnia di telefonia cellulare che opera sulla torre, le dicono che “non c’è alcuna probabilità” che la torre sia la fonte di tutti i suoi mali. “Siete probabilmente nel posto più sicuro d’America”, le dice il rappresentante della compagnia.

I Rall abbandonarono la fattoria proprio nel giorno di Natale del 1992 e non la rivendettero, non volendo riservare ad altri gli orrori che avevano vissuto. In poche settimane dall’abbandono della loro terra, con l’arrivo in Michigan i ragazzini si rimisero in salute, e così avvenne anche per il bestiame.

Non uno solo della mezza dozzina di scienziati con cui ho parlato ha saputo spiegare cos’era successo nella fattoria Rall. Perché gli animali si ammalavano? Qual era il perché delle eruzioni cutanee e dell’iperattività? Perché sorgevano questi difetti dalla nascita? Se la radiazione della radiofrequenza dalla torre cellulare non ne era la causa, allora qual era il meccanismo? E perché oggi, con milioni di torri cellulari che punteggiano il pianeta e con miliardi di telefoni cellulari accanto a milioni di teste ogni giorno, non siamo tutti ammalati?

Difatti, la grande maggioranza tra noi sembra essere sana. Viviamo tutti ora tra una grande varietà di torri cellulari, e siamo tutti operatori wireless. Più che operatori wireless, siamo pazzi per la tecnologia. Chi è che non tiene al suo fianco in ogni momento apparati elettro-plastici per l’assimilazione delle informazioni?

Il cellulare come tecnologia è stato sviluppato nel 1970, commercializzato a metà degli anni ’80, miniaturizzato negli anni ’90. Quando le prime compagnie di telefonia mobile lo lanciarono nel Regno Unito nel 1985, l’aspettativa era che avrebbero venduto forse 10.000 telefoni.

Le spedizioni dei cellulari in tutto il mondo hanno superato il miliardo nel 2006. A partire dall’ottobre del 2010 ci sono stati 5,2 miliardi di telefoni cellulari operanti sul pianeta. La “penetrazione” - che nel gergo del marketing in molti paesi raggiunge il cento per cento - simboleggia che c’è più di una connessione per persona. Il telefono cellulare nelle sue più disparate manifestazioni – l’iPhone, Android, Blackberry – è stato denominato come il “più prolifico dispositivo di consumo” mai offerto.

Non ho una connessione Internet nella mia casa a Brooklyn, e, come un dinosauro, ho ancora un telefono fisso. Ma se mi posiziono sul tetto di casa, vedo a un centinaio di metri di distanza, collegate ai mattoni dei garage del vicinato, una serie di pannelli di antenne di telefonia cellulare puntate diritte verso di me. Queste forniscono un incredibile livello di ricezione sul mio cellulare. I miei vicini del piano inferiore hanno un contratto per la connessione wireless – meglio conosciuta come Wi-Fi – di cui io usufruisco quando devo discutere con gli editori di riviste. Tutto ciò è molto conveniente. Lo uso. Ne abuso.

Eppure, anche se io ho in un certo modo rinunciato, eccomi qui, su un tetto a Brooklyn, in piedi immerso nelle radiazioni provenienti dai pannelli dei telefoni cellulari del garage accanto. Sono, inoltre, immerso nelle radiazioni del Wi-Fi dei vicini del piano inferiore. Le onde sono ovunque, dalle biblioteche pubbliche ai treni Amtrak, dai ristoranti e bar a piazze pubbliche come Zuccotti Park nel centro di Manhattan, dove gli abitanti di Wall Street “twittano” senza soste.

Oggi viviamo in una normalità satura di wireless che non è mai esistita nella storia della razza umana.

È un qualcosa senza precedenti a causa della complessità delle frequenze modulate che portano le informazioni sempre più complesse che noi trasmettiamo sui nostri cellulari, smartphone e sistemi Wi-Fi. La gran parte degli effetti sugli esseri umani di questi campi elettromagnetici non viene verificata. Il neuroscienziato svedese Olle Johansson, insegnante presso il rinomato Istituto Karolinska a Stoccolma, mi dice che la saturazione di massa nei campi elettromagnetici solleva una questione terribile. L’umanità – dice – ha intrapreso l’equivalente del “più grande esperimento su larga scala mai realizzato. Cosa accade quando, 24 ore al giorno durante tutta la nostra vita, permettiamo a noi stessi e ai nostri figli di irradiare il nostro corpo con nuovi, artificiali, campi elettromagnetici?”

Noi abbiamo qualche risposta. Lo scorso maggio l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC, un ramo dell’OMS), a Lione, in Francia, ha dichiarato che le frequenze elettromagnetiche dei cellulari d’ora in avanti possono essere classificate come “probabilmente cancerogene per l’uomo”. La dichiarazione è basata in parte sui dati di uno studio su tredici paesi, chiamato Interphone, che nel 2008 ha riportato, dopo un decennio di uso del cellulare, il rischio di un tumore al cervello – in particolare sul lato della testa dove si pone il telefono, sale fino al 40% per gli adulti. Alcuni ricercatori israeliani, utilizzando metodi di studio simili a quelli dell’indagine Interphone, hanno scoperto che gli utenti di telefonia più accaniti sono maggiormente esposti alla probabilità di soffrire di tumori maligni delle ghiandole salivari della guancia, mentre uno studio indipendente di altri scienziati in Svezia ha concluso che le persone che hanno iniziato a usare il telefono cellulare prima dei 20 anni hanno la possibilità di sviluppare un tumore al cervello cinque volte di più delle altre. Secondo uno studio pubblicato sull’International Journal of Cancer Prevention (Giornale Internazionale della Prevenzione dal Cancro), per le persone che vivono per più di un decennio nel giro di 350 metri da una torre di telefonia cellulare aumenta di quattro volte la possibilità di contrarre il cancro.

La decisione dell’IARC ha seguito la scia di numerosi avvertimenti, per lo più dalle autorità di regolamentazione europee, sui possibili rischi per la salute provocati dai campi elettromagnetici. Nel settembre del 2007 il comitato di controllo di punta d’Europa, l’European Environment Agency dell’Unione Europea, ha suggerito che l’esposizione di massa non regolamentata degli esseri umani a una diffusa radiazione a radiofrequenza “potrebbe portare ad una crisi sanitaria simile a quelle causate da amianto, fumo e piombo nella benzina”. Nello stesso anno il Ministero dell’Ambiente tedesco ha individuato i pericoli dei campi elettromagnetici RF usati nel Wi-Fi, notando che le persone dovrebbero tenere la loro esposizione al Wi-Fi “al livello più basso possibile” e invece scegliere la “convenzionale connessione via cavo.” Nel 2008 la Francia ha diffuso un allarme nazionale generalizzato per la salute sull’uso eccessivo del cellulare e poi , un anno dopo, ha annunciato un divieto sulla pubblicità di telefoni cellulari per ragazzini sotto i dodici anni.

Nel 2009, in seguito a una riunione tenuta nella città brasiliana di Porto Alegre, più di cinquanta scienziati provenienti da sedici paesi interessati – funzionari della sanità pubblica, biologi, neuro scienziati, medici – hanno firmato quello che è divenuto noto come la Risoluzione di Porto Alegre. I firmatari l’hanno descritto come un “richiamo urgente” per effettuare ulteriori ricerche basate sul “corpo del reato che indica che l’esposizione ai campi elettromagnetici interferisce con la biologia umana di base”.

Le prove sono sempre più numerose. “La radiazione di radiofrequenza ha una serie di effetti biologici che possono essere riscontrati negli animali e nei sistemi cellulari,” afferma David O. Carpenter, direttore dell’Istituto per la Salute e l’Ambiente presso l’Università dello Stato di New York (SUNY). “Non possiamo affermare con certezza che gli effetti negativi si producano sugli umani”, mi dice Carpenter. “Ma le indicazioni ci evidenziano che ci potrebbero essere – e uso le parole “potrebbero essere”- effetti molto gravi sugli esseri umani.” Egli osserva che, nei test di esposizione con cellule umane ed animali, le radiofrequenze elettromagnetiche causano l’attivazione di alcuni geni. “Sappiamo anche che la generazione di campi elettromagnetici RF provoca la generazione dei radicali liberi, aumenta la produzione di quelle che vengono chiamate proteine da shock termico, e altera la regolazione del calcio ionico. Questi sono tutti comuni meccanismi che sono alla base di molti tipi di danni ai tessuti.”

La rottura del doppio filamento nel DNA – una delle cause indiscusse del cancro – è stata segnalata in test simili con le cellule animali. Il neuro-oncologo svedese Leif Salford, presidente del Dipartimento di Neurochirurgia dell’Università di Lund, ha scoperto che, sui topi, le radiazioni del telefono cellulare provocano danni ai neuroni, in particolare a quelle cellule associate con la memoria e l’apprendimento. Il danno si verifica dopo un’esposizione di appena due ore. Salford ha ulteriormente scoperto che i campi elettromagnetici del cellulare tendono a forare la barriera tra il sistema circolatorio e il cervello. Di certo la perforazione della barriera sangue-cervello non è una cosa positiva. Ciò permette alle molecole tossiche del sangue di penetrare nell’ambiente ultra-stabile del cervello. Uno dei possibili risultati, nota Salford, è la demenza.

Altri effetti delle radiofrequenze dei telefoni cellulari sono stati riportati prendendo in considerazione soggetti umani. Presso la Loughborough University in Inghilterra, nel 2008 degli specialisti del sonno hanno riscontrato che dopo trenta minuti di uso del telefono cellulare, i loro soggetti avevano bisogno del doppio del tempo per addormentarsi rispetto al tempo impiegato quando evitavano il cellulare prima di andare a letto. L’elettroencefalogramma ha mostrato un disturbo delle onde cerebrali che regolano il sonno. Nel 2009 alcuni neuroscienziati dell’Università della Tecnologia di Swinburne in Australia hanno scoperto un “power boost” delle onde cerebrali quando i volontari sono stati esposti alle radiofrequenze dei telefoni cellulari. I ricercatori hanno legato i loro telefoni Nokia alle teste dei loro soggetti, poi hanno acceso e spento i cellulari. Telefono acceso: il cervello andava in una modalità di difesa. Telefono spento: il cervello si calmava. Il cervello, come ipotizzava uno dei principali ricercatori, era “concentrato a superare le interferenze elettriche”.

Ma per tutto questo, non c’è consenso scientifico sui rischi dei campi elettromagnetici RF per gli esseri umani.

Le principali organizzazioni di controllo per la salute pubblica, negli Stati Uniti e in tutto il mondo, hanno respinto le preoccupazioni a riguardo. “L’attuale prova,” afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “non conferma l’esistenza di eventuali conseguenze per la salute causate dall’esposizione ai campi elettromagnetici di basso livello”. (L’OMS, quindi, contraddice le conclusioni a cui è giunta una sua unità di ricerca). La US Federal Communications Commission ha fatto dichiarazioni simili. L’American Cancer Society riporta che “la maggior parte degli studi pubblicati finora non hanno ritrovato un legame tra uso del cellulare e formazione dei tumori”. L’organizzazione di lobbying dell’industria di telefonia cellulare, la CTIA – Wireless Association, assicura al pubblico che le radiazioni dei telefoni cellulari sono sicure, citando degli studi – molti dei quali sono finanziati dal settore delle telecomunicazioni – che non mostrano alcun rischio.

Centinaia di meta-revisioni di questi studi pubblicate suggeriscono che l’appoggio finanziario dell’industria tende ad alterarne i risultati. Secondo un sondaggio condotto da Henry Lai, professore di ricerca presso l’Università di Washington, solo il 28% degli studi finanziati dall’industria del wireless ha mostrato un certo tipo di effetto biologico da radiazioni dei telefoni cellulari. Allo stesso tempo, gli studi finanziati indipendentemente producono una serie del tutto diversa di dati: il 67% di questi studi ha mostrato un effetto biologico. L’Iniziativa Wireless Sicuro, di un gruppo di ricerca a Washington DC che da allora ha cessato l’attività, ha analizzato i dati ricavati da centinaia di studi sui rischi del wireless per la salute, disponendoli nei termini di fonte di finanziamento. “I nostri dati dimostrano che il settore della telefonia mobile ha finanziato/influenzato il lavoro ed è sei volte più probabile trovare ‘nessun problema’ che nel lavoro finanziato indipendentemente”, osserva il gruppo: “L’industria dunque ha notevolmente contaminato l’insieme delle prove scientifiche.”

Le prove riguardo i rischi a lungo termine causati dai campi elettromagnetici per la salute pubblica possono essere contraddittorie. Eppure è chiaro che alcune persone si ammalano quando si espongono pesantemente alle nuove radiofrequenze. E non stiamo ad ascoltare i loro reclami.

Prendete in considerazione la storia di Michele Hertz. Quando una società di servizi pubblici locali installò un contatore digitale wireless – meglio conosciuto come contatore “intelligente” – nella sua casa a nord dello stato di New York nell’estate 2009, Hertz ci badò poco. Poi cominciò a sentirsi strana. Era una scultrice esperta, ma non poteva più farlo. “Non riuscivo a concentrarmi, non riuscivo a dormire, non riuscivo nemmeno a terminare le frasi”, mi disse. La Hertz dice di aver provato una “perdita incredibile di memoria” e, all’età di 51 anni, ha temuto di aver preso l’Alzheimer.

Una notte, durante una tempesta di neve nel 2010, in casa sua andò via la corrente, e quando ritornò, nella sua testa esplose un suono squillante, “un acuto terribile”. Persisteva un ronzio nella sua testa. Iniziò a dormire sul pavimento della cucina quell’inverno, dove il frigorifero copriva quel rumore lamentoso. Ci furono altri sintomi: mal di testa, nausea e vertigini, persistenti e tendenti al peggioramento. “A volte mi svegliavo con il cuore che mi pulsava in gola in modo incontrollabile”, mi disse: “Ho pensato che avrei avuto un attacco di cuore. Avevo incubi in cui mi stavano uccidendo.”

Circa un anno dopo l’installazione del contatore wireless, con l’aiuto di un elettricista la Hertz pensò di aver capito quale fosse la fonte del problema: ci doveva essere qualcosa di elettrico in casa. Su intuizione, lei riferì alla società di servizio pubblico, Con Edison di New York, di rimuovere il contatore senza fili. Disse loro: “Morirò se non si installa un contatore analogico.” Nel giro di pochi giorni i sintomi peggiori scomparvero. “La gente mi guarda come se fossi pazza quando racconto tutto ciò”, dice la Hertz.

L’esposizione al contatore ha iper-sensibilizzato la Hertz a tutti i tipi di sorgenti di altri campi elettromagnetici. “I contatori intelligenti mi hanno reso la vita impossibile”, dice. Un telefono cellulare acceso nella stessa stanza le dà ancora il mal di testa. Entrare in una casa col Wi-Fi è qualcosa di intollerabile. Il passaggio davanti a una torre cellulare per strada le fa male. “A volte se la radiazione è molto forte le mie dita si ritorcono”, dice. “Ora posso sentire i cellulari che suonano anche se sono in modalità silenziosa. La vita”, dice, “è drammaticamente cambiata.”

La Hertz ben presto scoprì che c’erano altre persone come lei: vengono denominate “elettrosensibili”. A dire il vero, fanno parte di una tormentata minoranza, spesso non compresa e isolata. Condividono le loro storie su forum online come Smartmeters.org, l’EMF Safety Network e l’Electrosensitive Society. “Alcuni si ammalano a causa dei cellulari, altri a causa dei contatori intelligenti, altri dalle torri cellulari”, afferma la Hertz: “Alcuni non possono più lavorare e hanno dovuto abbandonare le proprie case. Alcuni stanno perdendo la vista, altri non riescono a smettere di tremare, la maggior parte non riesce a dormire.”

Negli ultimi anni ho imparato a conoscere decine di “elettro sensibili”. A Santa Fe, nel New Mexico, ho incontrato una donna che aveva preso l’abitudine di indossare un copricapo di carta stagnola. (Questo funziona davvero – basta avvolgere un cellulare in alcuni fogli di carta stagnola e il segnale verrà annullato). Ho incontrato una ex-maratoneta detentrice di record, una 54enne che aveva vissuto per otto anni nella sua automobile prima di stabilirsi in una casa circondata da montagne che diceva potessero proteggere il luogo dalle frequenze cellulari. Ho incontrato persone che hanno affermato di non voler più vivere a causa delle loro condizioni. Molte delle persone con cui ho parlato erano professionisti affermati, scrittori, produttori televisivi, imprenditori. Ho incontrato uno scienziato dei Laboratori Nazionali di Los Alamos di nome Bill Bruno, il cui datore di lavoro aveva tentato di licenziarlo dopo che aveva richiesto una protezione dai campi elettromagnetici nel laboratorio. Ho incontrato una bibliotecaria locale chiamata Rebecca Azen che ha lasciato il suo lavoro dopo essersi ammalata a causa della nuova installazione della connessione Wi-Fi in biblioteca. Ho incontrato un brillante attivista di nome Arthur Firstenberg, che per molti anni ha pubblicato una newsletter, “No Place to Hide”, ma che ora è senza fissa dimora, che viveva esclusivamente nel retro della sua auto, dormiva nella landa fuori dalla città dove poteva sfuggire ai segnali.

A New York ho avuto modo di conoscere un membro di lunga data dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers (IEEE) che si è definito elettrosensibile. Lo chiamerò Jake, dato che la sua condizione gli provoca imbarazzo e non vuole mettere a repentaglio il suo posto di lavoro e la sua appartenenza alla IEEE (che ha come scopo la diffusione della tecnologia elettrica, inclusi i telefoni cellulari). Jake mi ha raccontato di come un giorno, qualche anno fa, iniziò a star male ogni volta che entrava nella camera da letto del suo appartamento per dormire. Aveva mal di testa, soffriva di stanchezza e nausea, sudorazione notturna, palpitazioni cardiache, vista offuscata, difficoltà respiratorie e sobbalzava a causa di ronzii all’orecchio, tipici sintomi dell’elettro sensibilità. Ha scoperto che il suo vicino di casa nel condominio teneva una connessione Wi-Fi attraverso un trasmettitore, dall’altra parte del muro delle sua camera da letto. Quando Jake chiese al suo vicino di bloccarlo, i suoi sintomi scomparvero.

Il governo svedese riporta che il disturbo noto come ipersensibilità elettromagnetica, o EHS, affligge circa il 3% della popolazione. Uno studio del Dipartimento di Salute della California ha rilevato che, sulla base di alcune autovalutazioni, a ben 770.000 californiani - quindi il 3% della popolazione dello stato - sarebbe attribuibile qualche forma di malattia dovuta ai campi elettromagnetici. Uno studio in Svizzera ha recentemente riscontrato un’incidenza di elettrosensibili pari al 5% di elettrosensibili. In Germania del 6%. Anche l’ex primo ministro della Norvegia, la dottoressa Gro Harlem Brundtland, fino al 2003 direttore generale dell’OMS, ha ammesso di soffrire di mal di testa e di “forti disagi” quando esposta a telefoni cellulari. “La mia ipersensibilità”, ha detto a un giornale norvegese nel 2002, “è andata così oltre che ora reagisco ai telefoni cellulari vicini a me al giro di circa quattro metri”. Ha poi aggiunto nella stessa intervista: “Varie persone sono state nel mio ufficio con i loro cellulari in tasca o in borsa senza sapere se fossero accesi o spenti, abbiamo testato le mie impressioni che ho puntualmente provato quando il telefono era acceso – mai quando era spento.”

Eppure l’OMS – stessa organizzazione in cui la Brundtland ne era una volta il capo – riporta che “non vi è alcuna base scientifica che colleghi i sintomi dell’elettro sensibilità all’esposizione ai campi elettromagnetici”. Le ricerche dell’OMS sono state confermate da uno studio del 2008 presso l’Università di Berna in Svizzera che non ha trovato “alcuna prova che gli individui ipersensibili siano in grado di rilevare la presenza o l’assenza” di frequenze che presumibilmente li fanno ammalare. Uno studio condotto nel 2006 presso l’Unità di Ricerca di Telefonia Mobile al King’s College di Londra è arrivato ad una conclusione simile. “Non c’è alcuna prova che indichi che coloro i quali si autodefiniscano sensibili ai segnali dei telefoni cellulari siano in grado di rilevare questi segnali o che reagiscano con una maggiore gravità dei sintomi”, dice il rapporto. “Dato che una finta esposizione è stata sufficiente a scatenare sintomi gravi in alcuni partecipanti, i fattori psicologici possono giocare un ruolo importante nel portare a questa condizione.” I ricercatori del King’s College nel 2010 hanno concluso che questa era una “malattia clinicamente inspiegabile”.

“I dati scientifici fino ad ora non aiutano gli elettro sensibili”, dice Louis Slesin, redattore ed editore di Microwave News, un sito web e una newsletter che riguarda i potenziali effetti delle radiofrequenze elettromagnetiche. “La concezione di questi studi, tuttavia, è discutibile.” Egli aggiunge: “Francamente, sarei sorpreso se la circostanza non esistesse. Noi siamo esseri elettromagnetici. Non potremmo aver un pensiero nella testa senza i segnali elettromagnetici. I segnali elettrici attraversano sempre il nostro corpo, e l’idea che i campi elettromagnetici esterni non ci possano influenzare non ha senso. Siamo esseri sia biologici che chimici, e sappiamo di poter sviluppare allergie a composti chimici e biologici. Perché non indaghiamo se ci sono anche delle allergie ai campi elettromagnetici? Ogni prodotto chimico non dovrebbe essere testato per i suoi effetti sugli esseri umani? Ebbene, si può dire lo stesso per ogni frequenza delle radiofrequenze.”

Il dottor David Carpenter della SUNY, che ha anche esaminato l’elettrosensibilità, mi dice che “non è del tutto convinto che l’elettrosensibilità sia reale”. Comunque afferma che “ci sono troppe persone che riportano malattie croniche quando sono vicini a dispositivi con campi elettromagnetici, e i loro sintomi vengono alleviati quando vi si allontanano. Come la sensibilità chimica multipla e la Sindrome della Guerra del Golfo, c’è qualcosa anche qui, ma non lo riusciamo ancora a capire del tutto.”

La giornalista scientifica B. Blake Levitt, autrice di “Electromagnetic Fields: A Consumer’s Guide to the Issues”, afferma che gli studi che ha recensito sull’EHS (Electromagnetic Hypersensivity) sono “contraddittori e non definitivi. Emergono difetti nella progettazione sperimentale”. Molti EHS possono semplicemente essere “troppo sensibili”, secondo lei, per poter sopportare l’esposizione ai protocolli di ricerca, probabilmente i risultati sono stati alterati dal fatto che all’inizio si stava analizzando un gruppo diverso, meno sensibile. Levitt ha recentemente stilato alcuni degli studi più incriminanti sugli effetti sulla salute causati dalle torri cellulari in una relazione per la Commissione sulla Sicurezza Elettromagnetica in Italia. “Alcuni gruppi di persone reagiscono negativamente quando si trovano a lavorare nel raggio di 500 metri da una torre cellulare”, mi dice la Levitt. Diversi studi da lei citati hanno trovato un aumento di mal di testa, eruzioni cutanee, tremori, disturbi del sonno, vertigini, problemi di concentrazione e alterazioni della memoria.

“L’EHS può essere uno di quei problemi che non si riesce mai a ben definire – si può solo credere a quello che la gente ci riporta”, dice la Levitt. “E le persone stanno segnalando sintomi del genere in tutto il mondo in questo momento, quando vengono introdotte nuove tecnologie o infrastrutture come le torri cellulari nei quartieri. Non può essere un’allucinazione transculturale di massa. Il sistema immunitario è un raffinato meccanismo di allarme. Sono questi i nostri canarini nella miniera di carbone.”

Il neuroscienziato svedese Olle Johansson è stato uno dei primi ricercatori a prendere sul serio le dichiarazioni di elettrosensibilità. Egli ha scoperto, per esempio, che le persone con l’EHS hanno subito dei cambiamenti nei mastociti della pelle – marcatori di reazione allergica – quando si sono esposti a specifici campi elettromagnetici. Altri studi hanno rivelato che i campi elettromagnetici a radiofrequenza possono aumentare i livelli sierici di istamina, un segno distintivo di una reazione allergica. Johansson ha ipotizzato che l’elettrosensibilità nasce esattamente come nascerebbe qualsiasi altra forma di allergia comune, visto che il sistema immunitario si indebolisce. E proprio come solo alcune persone contraggono allergie ai gatti o al polline o alla polvere, solo alcuni di noi cadono preda dei campi elettromagnetici. Johansson ammette che, tuttavia, la sua ipotesi deve essere ancora dimostrata in studi in laboratorio.

Un pomeriggio di non molto tempo fa un’infermiera di nome Maria Gonzalez, che vive nel Queens a New York, mi mostrò i tralicci delle torri cellulari che irradiano la scuola di sua figlia. I tralicci avevano i soliti pannelli schiacciati impilati insieme dall’aspetto alieno, ornati come con festoni e con fili metallici, in alto sul tetto di fronte alla Public School 122 nell’Astoria. Questi emettevano un eccellente segnale, cinque barre sul mio cellulare. L’operatore che si occupa dei tralicci, la Sprint-Nextel, aveva costruito un muro di mattoni finti per nasconderli alla vista, ma Maria non era pienamente convinta di questa trovata. Era terrorizzata da questi tralicci. Quando, nel 2005, furono costruiti, e poi presto attivati, stava lavorando presso il reparto di terapia intensiva dell’ospedale St. Vincent. Aveva sentito storie bizzarre riguardo i telefoni cellulari dai suoi colleghi del reparto di oncologia. Alcuni dei medici del St. Vincent le avevano riferito che avevano dei dubbi sulla sicurezza dei propri cellulari e dei cercapersone. Ciò fu abbastanza inquietante. Così, sul web, fece delle ricerche su vari studi. Dopo aver letto una relazione pubblicata nel 2002 riguardo ai bambini in Spagna che hanno sviluppato la leucemia poco dopo l’installazione di una torre cellulare vicino alla loro scuola, entrò nel panico.

Quando telefonò alla Sprint-Nextel nell’estate del 2005 per esprimere le sue preoccupazioni, la società si mostrò indisponente. La compagnia le concesse un unico appuntamento quello stesso autunno, con un tecnico della Sprint-Nextel, con un avvocato, e un sedicente “esperto di radiazioni” sotto contratto con la società. “Continuarono dicendo: ‘Siamo certi al 100% che le antenne siano sicure’”, mi raccontò Maria mentre fissavamo i tralicci. “Sicuri al 100%! Si tratta di bambini! Non vorremmo mai far del male a dei bambini”. La donna chiamò anche l’ufficio di Hilary Clinton e tormentò la senatrice una volta a settimana per sei mesi, ma non ottenne alcun risultato. Un anno dopo la Gonzalez citò in giudizio il governo degli Stati Uniti, accusando la Federal Communications Commission di non aver dovutamente valutato i rischi derivanti dalle frequenze dei telefoni cellulari. L’azione legale fu subito accantonata. Il giudice concluse che se i controllori del governo avevano confermato che le radiazioni erano sicure, lo erano davvero. Il messaggio emerso, secondo ciò che dice la Gonzalez, era che lei fosse “pazza […] e che alzando un grande polverone per nulla”.

Io oserei dire, piuttosto, che lei ha applicato un principio di buon senso nella scienza ambientale: il principio di precauzione, che afferma che quando un’azione o una politica – o una tecnologia – non viene provato con certezza che siano sicure, allora si dovrebbe supporre che siano dannose. In una società entusiasta per la magia del wireless digitale, abbiamo messo da parte questo principio. E cerchiamo di respingere, come degli sciocchi, coloro che lo sostengono, le persone come la Gonzalez. Abbiamo accettato senza esitazione di avere punti d’accesso Wi-Fi nelle nostre case, nelle biblioteche, nei caffè e nelle librerie, sistemi d’allarme senza fili, baby monitor wireless, strumenti d’utilità e videogiochi con cui giocheranno i bambini; continueremo a stare accanto ai nostri iPad, iPod e smartphone senza fili. Siamo incantati dall’efficienza e dalla convenienza degli apparati che spettacolarizzano l’informazione, dalle parole e dai suoi che vengono emessi. Siamo, in altre parole, spensierati per il nostro abbraccio diretto alla tecnologia.

A causa della nostra spensieratezza, non abbiamo avuto l’esigenza di conoscere le conseguenze che apporta. Forse questi gadget ci stanno lentamente uccidendo, e noi non lo sappiamo. Forse sono perfettamente sicuri, e noi non lo sappiamo. Forse ci stanno facendo del male in modi che possiamo a malapena capire, e noi non lo sappiamo. Ciò che sappiamo, senz’ombra di dubbio, è che i campi elettromagnetici ci circondano e che vivere nella civiltà moderna implica il non poter sfuggire al loro contatto, sempre e ovunque.





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farfalla5
10:37 13 dic 2011
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Pier ma che si può fare???? Siamo ormai immersi in questa tecnologia...non si scappa....





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Pier72Mars
10:45 13 dic 2011
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Si deve tornare indietro, questa tecnologia ci ucciderà tutti, ormai siamo tutti bombardati da campi magnetici.

Se prendo un analizzatore di spettro e vado in giro, vedo dei picchi ad ogni frequenza, segno che ormai il campo si sta saturando e le potenze in gioco aumentano, un mix letale.





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farfalla5
11:06 13 dic 2011
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Pier72Mars ha scritto ...

Si deve tornare indietro, questa tecnologia ci ucciderà tutti, ormai siamo tutti bombardati da campi magnetici.

Se prendo un analizzatore di spettro e vado in giro, vedo dei picchi ad ogni frequenza, segno che ormai il campo si sta saturando e le potenze in gioco aumentano, un mix letale.

Ok, io uso internet via cavo, abbiamo tutti cellulari, sotto, sopra e accanto ci sono tutte le connessioni wi fi....dimmi se solo io uso il cavo cosa risolvo?





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Pier72Mars
12:00 13 dic 2011
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Lo so, questo ragionamento vale per tutto, raccolta differenziata, riciclo di tutto quello da riciclare, uso di macchine non inquinanti, il fatto che uno non fa differenza, però la presa di coscienza generale parte sempre da pochi e si espande.
IO nel mio piccolo faccio quel che posso, noi ci informiamo e ci comportiamo in base alle nostre coscienze.
Il mondo siamo noi e credo che non sia + il caso di agire perchè fan tutti così.





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farfalla5
12:50 13 dic 2011
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Pier72Mars ha scritto ...

Lo so, questo ragionamento vale per tutto, raccolta differenziata, riciclo di tutto quello da riciclare, uso di macchine non inquinanti, il fatto che uno non fa differenza, però la presa di coscienza generale parte sempre da pochi e si espande.
IO nel mio piccolo faccio quel che posso, noi ci informiamo e ci comportiamo in base alle nostre coscienze.
Il mondo siamo noi e credo che non sia + il caso di agire perchè fan tutti così.

Pier, lo so cosa vuoi dire e naturalmente lo approvo in toto. Solo che purtroppo c'è poco da fare, o meglio dobbiamo sperare che non ci tocchi nessun danno provocato da questa tecnologia. Certo, dobbiamo cercare di informare la gente...e poi sperare.





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Pier72Mars
13:05 04 gen 2012
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Telefoni cellulari e dispositivi wireless. Usare con cautela
Il mondo della scienza è diviso tra quanti segnalano i rischi per la salute connessi all'uso dei dispositivi wireless e coloro che li negano. A complicare il quadro, finanziamenti alla ricerca da parte di produttori e operatori delle telecomunicazioni e conflitti di interesse che compromettono la credibilità dei risultati. Intanto, nell'attesa di risposte, nessuno suggerisce chiare misure precauzionali.

di Angela Lamboglia - 4 Gennaio 2012


Gli effetti delle onde elettromagnetiche sono sotto la lente degli scienziati ormai da diversi anni
Gli effetti delle onde elettromagnetiche sono sotto la lente degli scienziati ormai da diversi anni e una serie di studi ha già sostenuto l'esistenza di un nesso tra lo sviluppo di patologie tumorali e l'uso di telefoni cellulari e cordless.

Tra le più note, la ricerca condotta dallo svedese Lennart Hardell, che ha messo il luce il collegamento tra esposizione prolungata alle radiazioni elettromagnetiche e incremento del rischio di contrazione del glioma, un tumore del cervello, e del neurinoma acustico, che riguarda le funzioni dell'udito e dell'equilibrio.

Il cellulare è un'invenzione relativamente recente, penetrata nelle vite di 5 miliardi di persone ad una velocità straordinaria, in un arco di tempo - appena 30 anni - forse troppo breve per trarre delle valutazioni definitive. Inoltre, agli studi che individuano un rischio nell'uso dei telefoni cellulari, se ne contrappongono altrettanti – ad esempio la ricerca Interphone, coordinata dall'Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) con il coinvolgimento di 13 Paesi - che invece li assolvono da qualsiasi responsabilità.

Insomma, una situazione indecidibile, in cui esperimenti ed esiti opposti lasciano sospeso il giudizio e, insieme ad esso, la possibilità di disporre delle prime misure per limitare - nel caso in cui i rischi fossero reali - i potenziali danni.

O meglio: in attesa di giudizio le aziende delle telecomunicazioni non sono vincolate ad accompagnare i propri prodotti e le relative campagne promozionali con messaggi di allerta, come avviene per le sigarette, ma qualche precauzione iniziano a prenderla, cominciando ad inserire nei libretti delle istruzioni dei cellulari la raccomandazione di tenere il dispositivo ad almeno 1,5 centimetri dall'orecchio.


Il mondo della scienza è diviso tra quanti segnalano i rischi per la salute connessi all'uso dei dispositivi wireless e coloro che li negano
Come mai questa accortezza? Quanti in effetti ne verranno al corrente? E infine, sarà sufficiente? Tutte domande senza risposta, dal momento che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ad oggi non si è pronunciata con una propria valutazione del rischio e si è limitata a sollecitare ulteriori indagini.

A sparigliare le carte, nel maggio di quest'anno, una nuova ricerca della IARC, che questa volta classifica i cellulari come potenzialmente cancerogeni e li colloca nella stessa categoria dei gas di scarico, 2B.

Ancora di più allarmano le prime voci di possibili condizionamenti da parte di compagnie telefoniche e produttori, che sarebbero in grado di sostenere finanziariamente i progetti di ricerca, ma soprattutto di influenzare la continuazione e la pubblicazione di studi che rivelassero evidenze per loro scomode.

Nel novembre scorso il programma Rai Report ha dedicato una puntata a questo tema, raccogliendo le testimonianze di ricercatori quasi privi di fondi perché indisponibili a farsi finanziare dagli operatori della telefonia (come Lennart Hardell) o perché le società non erano più disposte a supportare un'indagine una volta emersi risultati allarmanti (come è accaduto ad Henry Lai dell'Università di Seattle). Fino al caso di un ricercatore governativo, Jerry Phillips, cui è stato intimato di non pubblicare la ricerca, pena la fine della sua carriera, effettivamente interrotta a seguito della divulgazione nel 1998.


Il cellulare è un'invenzione relativamente recente, penetrata nelle vite di 5 miliardi di persone ad una velocità straordinaria
In entrambe le ricerche, di Lai e di Phillips, gli esperimenti mostravano, a seguito dell'esposizione, il fenomeno del dna interrotto, un effetto biologico che può essere all'origine del cancro.

Certo, anche questo in via ipotetica. Gli studi dovrebbero andare avanti per avere risposte, ma la questione è qui chi ha interesse ad avere risposte.

Non le imprese che rischiano una contrazione del loro mercato. Non lo Stato che dalla telefonia ottiene un'importante quota del gettito fiscale. E forse neanche noi consumatori, spesso incapaci di cambiare le nostre abitudini di consumo anche di fronte alla consapevolezza di possibili rischi per la nostra salute.

Se invece ci interessa avere risposte e tutelarci, alcune cose sono alla portata del governo e di tutti noi. Destinare anche una piccola quota dei 4 miliardi incassati con l'assegnazione delle frequenze della banda larga alla ricerca sulla cancerogenicità dei dispositivi wireless. Comunicare, e da parte nostra applicare, tutte quelle misure che possono limitare i rischi - uso degli auricolari, messaggi di testo, telefono fisso in casa e in ufficio. Mettere un limite alla diffusione dei telefonini tra bambini e adolescenti, i più esposti, per la maggior penetrazione delle onde nel cervello, qualora la minaccia fosse reale.





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InneresAuge
02:10 05 gen 2012
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farfalla5 ha scritto ...

Pier72Mars ha scritto ...

Si deve tornare indietro, questa tecnologia ci ucciderà tutti, ormai siamo tutti bombardati da campi magnetici.

Se prendo un analizzatore di spettro e vado in giro, vedo dei picchi ad ogni frequenza, segno che ormai il campo si sta saturando e le potenze in gioco aumentano, un mix letale.

Ok, io uso internet via cavo, abbiamo tutti cellulari, sotto, sopra e accanto ci sono tutte le connessioni wi fi....dimmi se solo io uso il cavo cosa risolvo?


Mannaggia ai cellulari, il Wi-Fi possiamo disabilitarlo... ma i cellulari, e le sue antenne... non possiamo perché purtroppo deve essere una scelta non individuale come nel caso del Wi-Fi, ma collettiva e quindi politica...! e conoscendo l'essere umano finché non sbatte personalmente sul problema, non cambia strada e abitudini
Dobbiamo tornare al cavo!





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Pier72Mars
08:05 05 gen 2012
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Esatto, eliminare ogni forma di possibile inquinamento elettromagnetico, usare stazioni di terra per comunicare solo da un continente all altro, per il resto esiste la fibra ottica che è velocissima e costosa, ma niente in confronto ai costi dei satelliti.





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Pier72Mars
08:03 06 feb 2012
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Chi usa il telefono cellulare è a rischio?
Autori: Angelo Gino Levis1, Nadia Minicuci2, Paolo Ricci3, Valerio Gennaro4, Paolo Crosignani5, Spiridione Garbisa6

1. Dipartimento scienze biomediche, Università di Padova, e CTS/ISDE-Italia
2. CNR, Istituto neuroscienze, Padova, Italia
3. Osservatorio epidemiologico, ASL Provincia Mantova, Italia
4. Dipartimento epidemiologia e prevenzione, IST Genova, Italia
5. UO Epidemiologia ambientale, Fondazione IRCCS Istituto tumori, Milano, Italia
6. Dipartimento scienze biomediche, Università di Padova, Italia

Riassunto:
L’identificazione dei possibili rischi oncogeni correlati all’uso dei telefoni mobili (TM: cellulari analogici e digitali, e cordless) è resa difficile dal fatto che i risultati delle ricerche su questo argomento risultano contraddittori, così come lo sono le notizie riportate dai media e persino i pareri formulati dagli organismi deputati alla tutela della salute pubblica.

Premessa
L’identificazione dei possibili rischi oncogeni correlati all’uso dei telefoni mobili (TM: cellulari analogici e digitali, e cordless) è resa difficile dal fatto che i risultati delle ricerche su questo argomento risultano contraddittori, così come lo sono le notizie riportate dai media e persino i pareri formulati dagli organismi deputati alla tutela della salute pubblica. Tuttavia la definizione preliminare dei requisiti metodologici che devono avere le ricerche epidemiologiche in oggetto consente una valutazione critica obiettiva dei dati della letteratura dalla quale emerge già oggi l’evidenza di un aumento consistente del rischio di tumori alla testa per coloro che hanno utilizzato i TM intensamente e da lungo tempo.
Tali rischi sono stati documentati da Hardell e coll.,1-4confermati da altri 5-7 e più volte ribaditi dagli autori della presente rassegna, anche sulla base di nuovi dati sperimentali.8-12 Al fine di identificare i requisiti metodologici di cui sopra, vanno tenuti presenti alcuni elementi specifici del tema in questione:
1) i tumori alla testa correlabili all’uso dei TM sono piuttosto rari - l’incidenza “storica”, su 100.000 abitanti/anno, è di 10-15 tumori maligni e 3 tumori benigni al cervello, 1 tumore benigno ai nervi cranici e 1-2 tumori alle ghiandole salivari compresa la parotide – ma, in compenso, secondo l’International Communications Union (ITU 2010) gli abbonamenti ai cellulari sono ormai più di 5 miliardi, mentre gli utilizzatori di cordless secondo una stima attendibile sarebbero almeno 2 miliardi. Pertanto, vista l’entità della popolazione esposta, anche un incremento relativamente modesto (20-30%) ma statisticamente significativo (s.s.) del rischio di questi tumori, accertato da studi epidemiologici affidabili, darebbe luogo a un numero rilevante di tumori aggiuntivi, con gravi sofferenze per chi ne è colpito e ingenti spese sociali;
2) i tumori di cui sopra hanno uno sviluppo lento (tempo di latenza: fino a più di 30 anni), mentre i TM sono stati introdotti in alcuni Paesi (Stati Uniti, Paesi scandinavi, Israele) verso la metà degli anni Ottanta e sono entrati comunemente in uso dai primi anni Novanta, cioè da una ventina d’anni. Tuttavia, così come avviene per altri tumori a lunga latenza come sono quelli indotti dal fumo di tabacco, dall’amianto e dalle radiazioni ionizzanti, anche i tumori da uso di TM potrebbero essere in parte diagnosticati già dopo 10-15 anni d’uso o di latenza;
3) le ricerche epidemiologiche sugli utilizzatori di TM riguardano tumori diagnosticati nel periodo 1997-2003 (L. Hardell: solo Svezia) o 2000-2004 (Progetto Interphone: vari Paesi, compresi i Paesi scandinavi e Israele), pertanto alcuni di questi studi includono un congruo numero di soggetti esposti da 10-15 anni;
4) l’emissione elettromagnetica dei TM interessa solo una parte limitata della testa, contigua alla zona sulla quale viene abitualmente usato il TM, pertanto i tumori correlati a tale uso si sviluppano quasi esclusivamente su questo lato (ipsilaterali).
Ciò premesso, i dati presi in esame ai fini di una valutazione imparziale di ogni studio sulla relazione tra esposizione ai TM e tumori alla testa sono:
1) il numero di soggetti selezionati e la loro percentuale di partecipazione allo studio;
2) il numero di soggetti esposti (frequenza, tempo di latenza e durata delle esposizioni);
3) l’inclusione di tutti i soggetti possibilmente esposti;
4) la compatibilità tra durata dell’esposizione o tempo di latenza e tempo di progressione dei tumori esaminati;
5) l’inclusione di tutte le tipologie di tumori possibilmente correlati con l’esposizione ai TM;
6) l’analisi della lateralità del tumore rispetto alla lateralità d’uso abituale dei TM;
7) la distribuzione dei valori di rischio (OR ≠1), la loro significatività statistica e la probabilità che la loro distribuzione sia dovuta o meno al caso;
8) la completezza e la citazione corretta dei dati inclusi nelle metanalisi.

Risultati
Hardell e coll. hanno pubblicato dal 2001 su riviste "peer reviewed" numerosi studi epidemiologici caso-controllo che documentano aumenti s.s. del rischio di tumori alla testa in utilizzatori di TM,1-4 e quattro "pooled analyses" dei loro dati riferiti al periodo 1997-2003: la 1a comprende 905 casi e 2.162 controlli e riguarda tumori maligni al cervello:13 astrocitomi (il principale sottotipo dei gliomi) di elevato o di basso grado di invasività, oligodendrogliomi, gliomi di vario tipo, medulloblastomi, ependimomi e tumori maligni di altro tipo; la 2acomprende 1.255 casi e 2.162 controlli e riguarda tumori benigni al cervello e al nervo acustico:14 meningiomi cerebrali, neuromi acustici, adenomi pituitari e tumori benigni di altro tipo; la 3a e la 4a presentano nuove elaborazioni dei dati, relativi anche alle cause di mortalità tra i casi e controlli.15, 16 Gli incrementi di rischio sono s.s. e consistenti (OR > 2-3) - anche dopo uso di soli cordless - in particolare per gli astrocitomi e per i neuromi acustici. Inoltre:
1) la percentuale di partecipazione allo studio epidemiologico è sempre molto alta (84-91% sia per i casi che per i controlli);
2) la percentuale di esposti (50-80%) è elevata ed è sostanzialmente equivalente per i casi e per i controlli;
3) il numero di casi e di controlli esposti per o da più di 10 anni è considerevole (834 casi e 798 controlli, pari rispettivamente al 16% e al 12% del totale) e, tra questi, > 50% sono i soggetti con tumore ipsilaterale;
4) il tempo di utilizzo dei TM è significativo (8-30 minuti/g da o per ≥ 10 anni);
5) su 1.503 valori di OR 1 più del 90% (1.386) sono > 1, e di questi il 41% (565) sono s.s. (limite inferiore dell’IC95%>1) e la probabilità che una distribuzione così asimmetrica dei valori di OR sia casuale è praticamente nulla.
Inoltre la relazione dose/risposta è ben documentata:
1) il rischio di tumori è prevalente sul lato della testa sul quale viene usato il TM (ipsilaterale) che è quello di gran lunga più irradiato;
2) il trend per l’aumento dell’OR in funzione del tempo di utilizzo è s.s.;
3) il rischio di tumori è maggiore nelle aree rurali, dove la copertura del segnale per l’utilizzo del cellulare è limitata per lo scarso numero di stazioni radio-base e l’emissione compensativa della batteria del cellulare è particolarmente alta (fino a > 80 V/m) rispetto alle aree urbane, dove la copertura è quasi sempre ottimale e l'emissione del cellulare è molto più bassa (< 1 V/m);
4) l'uso di diversi tipi di TM aumenta il rischio di tumori;
5) in chi ha iniziato a usare i TM prima dei 20 anni il rischio di tumori è nettamente maggiore rispetto a chi ha iniziato in età più avanzata.
Hardell e coll. hanno eseguito anche varie metanalisi dei loro dati e di quelli prodotti dall’Interphone (v. sotto), limitatamente però ai casi con almeno 10 anni di latenza o di uso continuato dei TM,17-19 trovando aumenti rilevanti e s.s. del rischio di gliomi e di neuromi ipsilaterali e un aumento ai limiti della significatività dei meningiomi cerebrali; e anche altri,20-24 compresi gli autori della presente rassegna,12 sono giunti alle stesse conclusioni mediante metanalisi condotte con lo stesso criterio.
Particolarmente interessanti a questo proposito sono i dati dell'ultima metanalisi di Hardell che comprende anche dati dell'Interphone:19 mentre dal totale dei dati non risulta alcun aumento del rischio di tumori alla testa negli utilizzatori di TM, se si limita l'analisi ai soli tumori ipsilaterali nei soggetti con più di 10 anni di latenza o d'uso dei TM, si evidenzia un aumento rilevante e s.s. del rischio sia per i gliomi (OR = 1,9) che per i neuromi acustici (OR = 1,6). Se poi si separano i valori di OR provenienti dai due gruppi, risulta che, mentre tra i dati di Hardell c'è sempre una larga prevalenza di valori di OR > 1 (91% sul totale di tumori, 100% sui soli tumori ipsilaterali), in gran parte s.s. (52% e 60% rispettivamente), tra i dati dell'Interphone gli OR relativi ai tumori totali sono in larga prevalenza < 1 (67%), in parte (14%) s.s.; inoltre – solo restringendo l'analisi ai tumori ipsilaterali nei soggetti con più di 10 anni di latenza – anche tra i dati dell'Interphone gli OR risultano quasi esclusivamente > 1 (90%), e il 22% di questi è s.s.
Questi dati confermano che, tra i requisiti che uno studio epidemiologico sull'argomento deve avere, è determinante l'individuazione di soggetti portatori di tumori ipsilaterali e con più di 10 anni di latenza o di esposizione ai TM.
Da segnalare anche il fatto che i risultati della metanalisi di Hardell 2007 17 sono stati già validati dall’Associazione italiana oncologi medici,5 e che numerosi dati sperimentali su cellule coltivate in vitro, su animali e anche sull’uomo, indicativi dei meccanismi d’azione molecolari, cellulari e funzionali delle radiazioni a radiofrequenza emesse dai TM, supportano la plausibilità biologica dell’azione oncogena di tali radiazioni. 6-12, 24
A partire dal 2004 sono stati pubblicati 17 studi caso-controllo del Progetto Interphone varato dalla IARC nel 2000 25-41 sui tumori alla testa (solo gliomi, meningiomi, neuromi acustici e tumori parotidei) in utilizzatori solo di telefoni cellulari (no cordless), oltre a 2 metanalisi 42, 43 e 1 lavoro conclusivo sui gliomi e i meningiomi.44 I risultati di questi studi che coinvolgono 13 Paesi sono commentati e pubblicizzati come privi di evidenze di aumento del rischio di tumori alla testa in utilizzatori di cellulari, ma dall'esame di questi lavori emerge la presenza di fattori confondenti, errori e distorsioni nell'impostazione metodologica e nell'elaborazione dei dati, tutti tendenti a una larga sottostima del rischio. Infatti:
1) la definizione di “uso abituale dei cellulari”, intesa come “almeno una telefonata/settimana per almeno sei mesi”, è inadeguata;
2) su 8.379 casi, solo 4.521 (54%) sono “utilizzatori regolari di telefoni cellulari”;
3) solo 437 casi (5% del totale dei casi) sono “esposti” per o da ≥ 10 anni e solo 200 di questi (2% del totale) sono i casi con tumore ipsilaterale;
4) la % dei casi o dei controlli "esposti" per o da ≥ 10 anni in molti studi è estremamente limitata: 0% in 4 studi, ≤ 10% in 9, non indicata in 1;
5) la partecipazione dei casi o dei controlli allo studio è troppo scarsa: ≤ 50% in 5 studi, ≤ 60% in 4, ≤ 70% in altri 5;
6) la % dei casi o dei controlli “esposti” è troppo scarsa: < 40% in 2 studi, ≤ 50% in 4, ≤ 60% in 10, non indicata in 1;
7) non essendo il protocollo “in cieco”, i controlli utilizzatori di cellulari (“esposti”) sono invogliati a partecipare, mentre i non utilizzatori declinano l’invito: ciò dà luogo a una prevalenza di “controlli esposti” che, da sola, porta a una sottostima del valore di OR che può arrivare a più del 35%;
8) su 1.084 valori di OR ≠ 1, ben 829 (76%) sono <1, e 105 di questi (13%) sono s.s. (limite superiore dell’IC95% <1);
9) i valori di OR < 1 sono addirittura il 100% in 1 lavoro, ≥ 90% in 2 lavori, ≥ 80% in 6, ≥ 70% in 2, ≥ 60% in 4, e la probabilità che questa distribuzione così asimmetrica dei valori di OR sia casuale è < 0,01 in 6 lavori, e praticamente nulla in altri 6 e sul totale dei dati. Anche Lloyd Morgan 2009 45 ha applicato lo stesso test a 11 studi dell'Interphone con 210 OR < 1 (76%) ed ha trovato che la probabilità che ciò sia casuale è di 6x10,20 cioè praticamente nulla;
10) in 3 studi i valori di OR tendono addirittura a diminuire con l’aumentare del tempo di esposizione o di latenza.

Nel primo lavoro "ufficiale" del gruppo di studio Interphone sui gliomi e i meningiomi,44 la prevalenza di valori di OR < 1 è impressionante (90% circa) e più del 30% di questi sono s.s. Inoltre:
1) la partecipazione allo studio dei casi è scarsa (78% per i meningiomi e 64% per i gliomi) e quella dei controlli assolutamente insufficiente (53%);
2) il tempo medio cumulativo dell'uso dei cellulari è limitato: 75 ore per i meningiomi (mediamente 2 ore/mese, cioè 4 min/giorno) e 100 ore per i gliomi (mediamente 2,5 ore/mese, cioè 5 minuti/giorno);
3) il numero di casi con ≥ 10 anni di latenza e di "regolare" uso ipsilaterale dei cellulari è molto limitato: 40 (3% su 1.262 casi) per i meningiomi, e 108 (6,5% su 1.666 casi) per i gliomi. Ciononostante, l'analisi limitata ai soli soggetti con "tempi cumulativi d'uso più elevati" mostra una netta prevalenza di valori di OR > 1: 90% per i meningiomi e 100% per i gliomi, e il 20% di questi ultimi è s.s.
Nonostante tutti questi limiti, i lavori dell’Interphone nei quali è stata esaminata la localizzazione dei tumori ipsilaterali su un numero adeguato di soggetti esposti da o per ≥ 10 anni26, 29, 32, 36, 39 confermano un aumento s.s. del rischio di gliomi, neuromi acustici e tumori parotidei, maggiore rispetto ai tumori totali e ancor più rispetto ai controlaterali - come si verifica nei dati di Hardell - in accordo con l’ipotesi di un effetto oncogeno dei TM prevalente sul lato della testa abitualmente irradiato. E dati di incremento s.s. del rischio anche di tumori totali (gliomi e tumori parotidei) in utilizzatori di cellulari sono presenti in altri lavori dell’Interphone,33, 37, 39 compreso il lavoro conclusivo, per quanto riguarda i gliomi. 44
In conclusione, analizzando con spirito critico i dati dell’Interphone e considerando la sistematica sottostima del rischio che caratterizza il protocollo utilizzato, anche da questi dati emerge con sufficiente chiarezza l'incremento del rischio di tumori alla testa osservabile dopo lunga latenza o uso prolungato dei telefoni cellulari.
Discussione
Il contrasto tra i dati positivi di Hardell e quelli negativi, o comunque presentati come rassicuranti, dell’Interphone è spiegato dagli autori delle metanalisi di 24 studi caso-controllo22 che trovano una correlazione positiva tra uso dei TM e aumento s.s. del rischio di tumori alla testa in 10 “high- quality studies” (7 di Hardell, solo 1 dell’Interphone, 2 di altri gruppi) e invece una correlazione negativa (cioè un effetto apparentemente protettivo dell’uso dei TM) in 14 “low-quality studies” (12 dell’Interphone, 2 di altri gruppi, nessuno di Hardell). I principali elementi utilizzati per la valutazione della “qualità dei lavori” sono i seguenti:
1) protocollo "in cieco" o "non in cieco";
2) assenza o presenza di bias di partecipazione e di selezione dei casi e dei controlli;
3) esposizione congrua o incongrua ai fini di un possibile effetto oncogeno;
4) tempo di esposizione o di latenza sufficiente o insufficiente in rapporto ai tempi di sviluppo e alle possibilità di diagnosi dei tumori esaminati;
5) analisi o mancata analisi della lateralità dei tumori;
6) finanziamenti pubblici o da compagnie telefoniche.
La conclusione degli autori è che «si debbono citare le fonti di finanziamento di questi studi perché è possibile che queste abbiano influenzato i rispettivi protocolli metodologici e i risultati».
I lavori di Hardell sono finanziati solo da enti pubblici, mentre i lavori dell’Interphone sono stati inizialmente co-finanziati dall’Unione europea (3,85 milioni di euro) e per più del 50% dalle compagnie di telefonia mobile (4,2 milioni di euro dal Mobile Manufacturers Forum, dalla Global System for Mobile Communication Association e dalla Canadian Wireless Telecommunication Association). Gli autori dell’Interphone hanno poi ricevuto ulteriori finanziamenti dalle rispettive compagnie nazionali,6-12, 23, 24, 45 cosicché una porzione di gran lunga prevalente dei finanziamenti di tali studi proviene dall’industria di telefonia mobile. Questi fondi aggiuntivi non sono inclusi nel protocollo Interphone che avrebbe dovuto garantire la completa indipendenza scientifica dei ricercatori e, quindi, l’affidabilità dei risultati, anche se vari autori sottolineano che neppure tali fondi aggiuntivi hanno condizionato le loro ricerche. E' comunque un dato di fatto che – scartata l'ipotesi di un effetto protettivo dei cellulari sul rischio di tumori alla testa – l'unica spiegazione dei risultati “negativi” e della larga prevalenza di valori di OR < 1 nei lavori dell’Interphone sta nell'effetto fortemente riduttivo sulla valutazione del rischio di tutti gli errori consentiti dall’adozione di un protocollo “non in cieco” - a tutto vantaggio delle compagnie di telefonia mobile che co-finanziano il progetto - mentre i dati positivi di Hardell sono basati su un protocollo “in cieco” del tutto affidabile.

Conclusioni
Una valutazione del rischio oncogeno dei TM in termini di nuovi casi di tumore è stata tentata da Lloyd Morgan 45 il quale, pur sottostimando al 50% il numero di utilizzatori di cellulari, senza considerare il rischio per gli utilizzatori di cordless e assumendo una latenza di 30 anni per i tumori indotti dai TM, ha calcolato un'incidenza aggiuntiva di 380.000 tumori alla testa entro il 2014 solo negli USA, il che comporterebbe un aumento della spesa sanitaria di 10 miliardi di dollari e la necessità di aumentare il numero di neurochirurghi di almeno 7 volte! Tenuto conto del numero reale di utilizzatori di cellulari (già più di 5 miliardi di contratti entro la fine del 2010) e dei dati di Hardell sull’aumento del rischio di tumori alla testa già dopo 10-15 anni di latenza o d’uso dei TM (anche solo cordless) e del maggiore rischio per chi ha iniziato a usare i TM in giovane età, è chiaro che questa cifra rappresenta solo la punta di un iceberg la cui vera entità potrà essere accertata solo tra 10-20 anni.
Gli incrementi dei rischi oncogeni correlati all'uso dei TM, supportati da una ricca documentazione sulla plausibilità biologica di tale azione cancerogena, giustificano dunque già oggi l'applicazione del principio di minimizzazione a questi tipi di esposizioni. Possibili obiettivi di prevenzione primaria, sostenuti da autorevoli fonti,5-7, 12, 19-21, 23, 24, 45 sono:
1) l'adeguamento dei limiti di esposizione agli obiettivi di qualità "cautelativi" (0,5 V/m anziché 6 V/m, in Italia);
2) la limitazione della diffusione delle tecnologie wireless nelle scuole e nei luoghi molto frequentati (biblioteche, uffici);
3) l'informazione a partire dalle scuole sui rischi da esposizioni a radiofrequenze, accompagnata da misure volontarie di autotutela basate sull'uso cautelativo delle varie tecnologie;
4) la limitazione dell'uso dei cellulari e dei cordless da parte dei minori di 14 anni;
5) campagne di monitoraggio epidemiologico della possibile azione oncogena delle emissioni a radiofrequenza anche nelle esposizioni professionali e residenziali.

Bibliografia
1. Hardell L, Hansson-Mild K, Carlberg M. Further aspects on cellular and cordless telephones and brain tumours. Int J Oncol 2003; 22: 399-407.
2. Hardell L, Carlberg M, Hansson-Mild K. Case-control study on cellular and cordless telephones and the risk for acoustic neuroma or meningioma in patients diagnosed 2000-2003. Neuroepidemiology 2005; 25: 120-8.
3. Hardell L, Carlberg M, Hansson-Mild K. Case-control study of the association between the use of cellular and cordless telephones and malignant brain tumors diagnosed during 2000-2003. Environ Res 2006; 100(2): 232-41; doi: 10.1016/j.envres.2005.04.006.
4. Hardell L, Hansson-Mild K, Carlberg M, Soderqvist F. Tumour risk associated with use of cellular telephones or cordless desktop telephones. World J Surg Oncol 2006; 4: 74; doi: 10.1186/1477-7819-4-74.
5. Calbucci F, Leonardi M, Reni M, Spagnolli F, Tosoni A. Linee guida sulle neoplasie cerebrali. Ass It Oncol Med 2007; p. 10 (www.aiom.it).
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Pier72Mars
09:49 08 feb 2012
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DI CELLULARE SI MUORE
di Riccardo Staglianò - 7 febbraio 2012
Dieci anni di utilizzo sono la soglia di rischio: dopo questo periodo la possibilità di ammalarsi di tumore al cervello raddoppia negli adulti e quintuplica nei giovani. Sinora il nostro Governo ha manifestato un colpevole ottimismo, ma difendersi si può




Non esiste un apparecchio più diffuso del cellulare, ce ne sono 5,2 miliardi di esemplari nel pianeta, letteralmente uno a persona. Ma quella del cellulare è una delle storie più confuse degli ultimi 25 anni: un giorno si sostiene che faccia male, un giorno si dice il contrario e il giorno dopo che può provocare il tumore al cervello. La cosa sorprendente è la scienza produce tesi così diverse, talora opposte, partendo dai medesimi dati. Com'è possibile?
Ricercando su questa materia, mi sono reso conto che anche le riviste scientifiche più autorevoli a volte commettono le stesse imprecisioni che commettono i tabloid: ad esempio, e questo è il caso più diffuso, declamano nel titolo che i cellulari non fanno male, salvo poi chiarire, all'interno dell'articolo, che questo è vero fino a 10 anni di utilizzo, individuati come soglia di rischio. Gli studi più attendibili, infatti, sostengono in maniera abbastanza concorde che i rischi diventano evidenti dopo 10 anni di uso intenso, fissato, in modo abbastanza discutibile, in 27 minuti al giorno. Un utilizzo che dunque oggi facciamo quasi tutti.
Quando gli studi tranquillizzano e dicono non c'è rischio, intendono dire che non c'è rischio fino a 10 anni, ma per tutti quelli che lo usano da un tempo maggiore, quel rischio inizia a vedersi e in molti casi raddoppia rispetto a chi non ne ha fatto uso. I pericoli più gravi sono per i più giovani: quelli che hanno cominciato a usare il cellulare prima dei 20 anni, secondo alcuni studi avrebbero un rischio quintuplicato di sviluppare un tumore al cervello, rispetto alle persone che non l'hanno fatto. Di fronte a questi dati, che ovviamente non sono definitivi e che dunque legittimano il proseguimento delle ricerche, è quantomeno lecito autorizzare un principio di precauzione. D'altronde, è quello che succede da qualche anno in tutta Europa: in Francia addirittura si è arrivati a proibire la pubblicità dei cellulari per gli under 14, oltre che obbligare i rivenditori a vendere i cellulari sempre con un auricolare e ad indicare i livelli di emissioni per i diversi modelli; in Gran Bretagna vigono analoghi consigli di moderazione nell'uso da parte dei bambini; in Israele c'è persino una proposta di legge secondo cui gli operatori dovrebbero mandare ogni giorno un sms che recita: "attenzione, questo apparecchio emette radiazione elettromagnetiche e l'Organizzazione mondiale della sanità ha detto che ciò può provocare un cancro". Praticamente tutto il mondo evoluto, tutti gli Stati si sono attivati, mentre fino ad oggi il governo italiano ha manifestato colpevolmente un certo ottimismo nei confronti di questa materia, con l'Istituto superiore di sanità che tranquillizzava e negava qualsiasi rischio.
Finalmente qualcosa è cambiato quest'estate, quando la Iarc, Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, braccio specializzato dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha incluso le radiazioni dei cellulari tra i possibili cancerogeni. A quel punto, il Ministero della Salute si è svegliato di soprassalto e ha dato incarico al Consiglio Superiore della Sanità, che è l'organo delle massime autorità mediche del nostro Paese, di indagare e di emettere un parere. Parere che è arrivato finalmente a novembre e che invita a una sensibilizzazione nell'uso del cellulare soprattutto per quanto riguarda i bambini, che dovrebbero farne un uso limitato alle situazioni di necessità.
È la prima volta che questo avviene, ci riporta in un alveo europeo più maturo: adesso manca solo che il Ministero faccia la sua parte e traduca in pratica questo Consiglio ragionevole di cautela.
I produttori non vogliono affatto che si discuta dei possibili pericoli, perché temono che questo possa ridurre sensibilmente l'uso. Questa storia è tanto più paradossale, quanto invece sarebbe semplice assumere delle precauzioni: il principio generale è che la distanza è nostra amica, bastano pochissimi centimetri, magari usando il vivavoce o l'auricolare, per disperdere le radiazioni e risolvere il problema alla radice. Perché questo non viene consigliato? Rimane un mistero, se non interpretandolo come un'indisponibilità delle aziende ad ammettere anche il minimo problema in questa vicenda, per paura di spaventare gli utenti.
Credo che su una materia così delicata, ovvero la salute dei cittadini e dei consumatori e tanto più in una sfera così intima e cruciale come il cervello, non si possa avere questa timidezza.





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ALIX
13:24 09 feb 2012
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messaggi: 78
anche sui celluclari non bisogna esagerare io sono un po' fissata e appena entro in casa lo spengo, il fisso ce l' ho col filo.e anche per chiamare i cellualari delgia altri se sono a casa uso il fisso. Soprattutto ho paura per i bambini se già ne soffriamo noi figuarti il loro cervello che è in crescita!!E comunque cara farfalla, sai quante volte mi dicono "ah ma o come si fa a trovarti se non hai ilcellulare!!" Io rispondo sempre che ho il fisso dotato di segreteria telefonica, ma aggiungo detto fra noi che nella maggior parte dei casi, nella vita di tutti i giorni non è che ci serva così tanto. Non credo che tutti quelli che passano la vita al cellualre debbano discutere di urgenti inteventi a cuore aperto!
Piuttosto speriamo di sbagliare e che vivere immersi in questo campo magnetico non faccia male come io invece credo





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farfalla5
15:43 09 feb 2012
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ALIX ha scritto ...

anche sui celluclari non bisogna esagerare io sono un po' fissata e appena entro in casa lo spengo, il fisso ce l' ho col filo.e anche per chiamare i cellualari delgia altri se sono a casa uso il fisso. Soprattutto ho paura per i bambini se già ne soffriamo noi figuarti il loro cervello che è in crescita!!E comunque cara farfalla, sai quante volte mi dicono "ah ma o come si fa a trovarti se non hai ilcellulare!!" Io rispondo sempre che ho il fisso dotato di segreteria telefonica, ma aggiungo detto fra noi che nella maggior parte dei casi, nella vita di tutti i giorni non è che ci serva così tanto. Non credo che tutti quelli che passano la vita al cellualre debbano discutere di urgenti inteventi a cuore aperto!
Piuttosto speriamo di sbagliare e che vivere immersi in questo campo magnetico non faccia male come io invece credo

Ciao Alix, io lo uso davvero poco, la mia casa sembra la centrale elettrica con tutti i fili a giro ma di più non saprei cosa fare





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sephir
00:02 10 feb 2012
Utenti Registrati #162
Registrato il: 14:25 28 dic 2007
messaggi: 1901
disattivato il wireless da qualche mese... sia dal router che dal pc... chi se ne frega della comodità.
il cell si tenta di usarlo meno, è un'abitudine da togliersi...
un girono l'uomo saprà manipolare le energie in modo pulito ancora siamo all'età della pietra. pericolosissimo







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